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Quando Paolo VI, il 24 ottobre del 1964, consacrò la chiesa del monastero di Montecassino, ricostruita secondo gli antichi piani, dichiarando solennemente san Benedetto patrono dell'intera Europa, attribuì al santo di Norcia alcuni titoli onorifici. Lo chiamò Pacis Nuntius, messaggero di pace; Unitatis effector, operatore di unità; Civilis Cultus Magister, maestro di cultura e civilizzazione; Religionis Christianae Praeco, araldo della fede cristiana; Monasticae vitae in occidente auctor, fondatore del monachesimo occidentale; Patronus totius Europae, patrono di tutta l'Europa. Fu san Benedetto a mettere insieme l'uomo goto e quello romano, il vandalo e quello visigoto... Insieme, davanti all'unico Dio; insieme, dietro all'unica mensa.


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L’Ufficio diocesano per le Comunicazioni Sociali, in occasione dell’anno dedicato a San Giuseppe Patrono della Chiesa universale indetto da Papa Francesco lo scorso 8 dicembre 2020, cura e propone alcune iniziative pastorali e editoriali in sinergia con i media della diocesi, il periodico La Voce delle Marche, e la Vicaria di Fermo, dal titolo “Nel nome del padre: speciale Anno di San Giuseppe”, anche attraverso un apposito link nel sito dell’Arcidiocesi che fungerà da ‘contenitore’ virtuale di tali iniziative.


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L'anno 2021 sarà l' “Anno Giuseppino”. L'anno per cui e in cui papa Francesco propone come modello san Giuseppe, il padre putativo di Gesù. Con questa iniziativa, il Pontefice intende sottolineare e rilanciare con forza il ruolo fondamentale della paternità (oggi tanto eclissatosi e pure tanto ricercato, basti vedere l'impegno preso, da qualche tempo, dai migliori psicanalisti italiani ed europei) e della famiglia anch'essa con profonde crepe. Contemporaneamente, Bergoglio vuole mandare un messaggio sul senso del lavoro, sulla sua qualità, sulla pazienza e sull'onestà, prsentando proprio l'immagine del falegname di Nazareth.