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Abram Terz, al secolo Andrej Donatovič Sinjavskij, scriveva che nel segno della croce il popolo russo univa il cielo alla terra. Questa frase m'è tornata in mente quando don Alberto Forconi ha chiesto di segnarsi ai partecipanti all'iniziativa Tempo del Creato. Non solo di segnarsi, ma di inginocchiarsi e di toccare madre terra. Micro e macro cosmo che s'abbracciano. È domenica 12 settembre. L'appuntamento è davanti alla chiesa dell'abbadia di Fiastra. Le linee cistercenti del tempio sono semplici. Vennero monaci architetti dalla Francia per realizzarla. Oggi i cistercensi non ci sono più. Ma il luogo respira ancora serenità e rispetto della natura. L'arcidiocesi di Fermo e la diocesi di Macerata lo hanno scelto perché incarna bene i concetti espressi da papa Francesco nella Laudato si'.


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Un tempo gli adolescenti celavano in camera un diario con tanto di poesie all'interno. Oggi, la comunicazione istantanea in rete ne ha decretato la fine. Ma non in tutti. C'è ancora chi, riflettendo sul presente e sul futuro, e ponendosi le domande ultime sul senso della vita, alla fine, verga su carta componimenti e versi. La rivincita dello scritto sull'alea di internet. Sarà costui un futuro grande scrittore o poeta? Chissà! Staremo a vedere. Intanto, portiamo in superficie i talenti potenziali. Scopriamoli. Incoraggiamoli. Accendiamo qualche riflettore su di loro.


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Ci siamo! Tutto pronto per il quarto Campus promosso e gestito dall'Associazione Diabetici del Comprensorio fermano. Il Campus aprirà domani (venerdì 24) per concludersi domenica 26. La località scelta è l'agriturismo Borgo Umbro di Costacciaro in Umbria, che guarda il Monte Cucco, nell'area tra Val di Ranco e Pian delle Macinare. Un gioiello naturalistico. I partecipanti saranno una ventina, di età compresa tra i 20 e i 60 anni, affetti da diabete mellito di tipo 1, in terapia con microinfusori e multiniettiva. Il team che li assisterà sarà di dieci persone: medici del Centro diabetologico dell'ospedale Murri Fermo, tra cui la responsabile dottoressa Paola Pantanetti, la dottoressa Sandra Di Marco, la nutrizionista Sonia Bolognesi e il consulente scientifico dr Paolo Foglini. Quindi, infermieri e accompagnatori nelle escursioni.


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Terza corsia autostradale! Necessita assolutamente! La circolazione nella parte Sud delle Marche è diventato un problema molto serio. Se ne sta discutendo al Tavolo tecnico tra Ministero delle infrastruttutre, Società Autostrade e Regione Marche. La Giunta Acquaroli ha spinto molto. La prima riunione è stata presieduta dall’assessore regionale Francesco Baldelli. Il prossimo incontro è previsto per il 10 ottobre. Intanto, si sta creando dibattito intorno all'arretramento della A 14 da Porto Sant'Elpidio sino al Tronto, con caselli a Campiglione, e successivamente nelle intervallive di Aso e Tesino?


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È stato l'unico pittore a dipingere due palii: quello del 2020 non assegnato, causa pandemia, ma donato alla Cattedrale di Fermo, e quello del 2021 vinto dalla contrada Molini Girola. Lui è Massimiliano Berdini, 50 anni. Incredibile personaggio. Multiforme. Multicurioso. Se lo chiamo artista, si schernisce. E allora? La definizione giusta sarebbe «orafo per sopravvivere e pittore per vivere». La riporto come me l'ha pronunciata.


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Terra, alimenti, gastronomia. E poi tradizione, rito, festa. Ci ritrovo tutto nella tesi di laurea di Diana Farina. Lei è giovane, monterubbianese, ha studiato a Macerata dove si è laureata in Conservazione e gestione dei Beni culturali. Il suo lavoro porta come titolo: I dolci della festa nel Piceno. Ricerca antropologica tra la valle del fiume Ete vivo e dell'Aso. Come evidenzia il titolo, la sua è stata una ricerca antropologica condotta sul campo. Che significa aver visitato, ascoltato, visto, provato e anche gustato i dolci della nostra tradizione.


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Encomio alle Pubbliche assistenze; lode agli oratori; plauso ai centri di aggregazione... E potremmo continuare a lungo. Nell'era in cui tutto si liquefà, e non solo per motivi climatici, ci sono luoghi educativi, istruttivi, amicali, specie per giovani, dove si ricreano rapporti e vincoli, e s'impara ad affrontare la vita in modo nuovo. Nuove comunità, insomma. Ecco, allora, che non possiamo sottacere la grande opera svolta dalle Contrade della Cavalcata dell'Assunta di Fermo. Dieci contrade (sei storiche, quattro foranee), attive, piene di fermento, con sedi che sono come case di famiglia. Merito dei rispettivi direttivi e dei priori. Passione, abnegazione (parola dimenticata!), senso civico.


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Ci siamo: a Torre di Palme, MArCHESTORIE inizia venerdì prossimo. Un Festival che guarda ai piccoli e alle loro storie di qualità. Lo spiega bene l'assessore regionale alla cultura. Giorgia Latini ha ritenuto «che anche la cultura potesse essere un elemento di contrasto delle difficoltà» delle aree minori e interne. Per cui «abbiamo programmato un intervento che coinvolgesse i piccoli centri (in questa prima edizione siamo riusciti a farlo con 56 Comuni) in un calendario di eventi, spettacoli, rievocazioni, mostre… un unico format in grado però di tradurre concretamente l’identità e le peculiarità dei diversi luoghi».


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L'esistenza è costellata di incontri. E piacevoli scoperte. Come quella di Sandra Torquati, artista: pittrice e scultrice. Autodidatta. Mentre varco la porta del torrione di Massa Fermana, sono attratto da alcuni quadri esposti in un incavo delle mura: una grotta occlusa sotto la piazza. Mi viene incontro la professoressa Bianca Cruciani, donna d'ingegno e creatività. M'invita a visitare la mostra di una sua amica. E scopro così la Torquati. Scopro e apprezzo. C'è un non so che di molto profondo nelle sue opere, un richiamo al trascendente, che colpisce e interroga. Che lascia libera la mente di spaziare. Con cui fare i conti.


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All'inizio fu nonno Silvestro. Cominciò lui ai primi del Novecento quello che oggi è conosciuto come il Frantoio Abbruzzetti, alla periferia di Monterubbiano, in via Lago. Abitazione sopra, laboratorio sotto. Casa e bottega. Ne parlo con Loriana Abbruzzetti, presidente dell'associazione Pandolea-Donne dell'olio, e attivissima nel frantoio di famiglia. Tra qualche giorno parte la campagna oliaria. «Ogni anno la campagna inizia prima. – spiega – Per il nuovo clima, l'oliva matura sempre più in anticipo». In queste ore ci si prepara ad accogliere i numerosi clienti che verranno da ogni parte delle Marche sud. Si lavora per conto terzi e per la produzione propria di extravergine.


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Leggo e rileggo il profeta Pier Paolo Pasolini. Nella mia visita a Massa Fermana mi accompagna una sua frase: «Occorre difendere gli antichi viottoli, occorre difendere il passato senza nome, popolare, perché la grandezza dell'Italia era la congiunzione tra la cultura alta e la cultura popolare». Nel piccolo paese del cappello è andata in scena MArCHESTORIE. Sindaco Caraceni e collaboratori hanno pensato bene di ripescare e proporre al pubblico una pagina della propria storia castellana: quella dei Brunforte. Pagina quasi dimenticata se non per la presenza del torrione d'ingresso che porta il nome della potente famiglia.


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Nell'editoriale del 25 agosto, il direttore Brambilla auspicava il «recupero del valore del ruolo dei partiti» dove a prevalere non siano le ideologie ma le idee. Se n'è parlato a Rimini al recente Meeting per l'amicizia fra i popoli. I segretari, senza azzannarsi, hanno dato le loro risposte. Ma in periferia? Marco Marinangeli è consigliere regionale della Lega. Gli ideali? «La qualità della vita e il buon vivere dei cittadini ci sta particolarmente a cuore, così come la pacifica convivenza». E il partito? «La Lega è molto strutturata a Nord, ora ci struttureremo meglio anche nel Centro e nel Sud con coordinamenti locali, e con la possibilità di connessione e comunicazione rapida tra la base e i consiglieri regionali, parlamentari, ministri».


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Cerreto è sempre richiamo forte e attraente. Sabato 28 agosto il minuscolo castello ha sommato la suggestione del luogo all'interesse per il Sommo Poeta. 700 anni dalla morte dell'Alighieri: occasione non per mode ma per andare al fondo di chi l'animo umano lo aveva compreso bene Il Cammino di Dante, il Cammino di un uomo, questo è il titolo della proposta venuta dal Comune di Montegiorgio, dall'Archeoclub locale e dall'Associazione Rivivi Cerreto. Ed è stato un cammino vero, fisico: dall'edicola votiva prossima alla strada Provinciale sino alla restaurata Piazzetta delle erbe, alla sommità del borgo. Una quarantina i partecipanti. Giovani e adulti che vanno insieme, è già un primo successo.



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Non conosco personalmente l'artista Pierluigi Savini. Lo incrocio per strada. Mi ha sempre attratto il suo quadro su Lutero, lo fissavo con interesse quando le conferenze stampa si tenevano al primo piano del Palazzo comunale di Fermo. Il ribelle monaco agostiniano sembrava staccarsi dalla parete e venire incontro a chi gli stava di fronte. Come uno strappare dalle certezze tradizionali e intraprendere strade nuove.


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Non ci sarà miele italiano sufficiente per le richieste dei consumatori. Il crollo è verticale. 25 per cento in meno, attesta la Coldiretti. La produzione sarà sotto i 15 milioni di chili. Le Marche non brillano, anzi. La Regione pensa ad un provvedimento, una sorta di stato di calamità del settore. Sergio Corridoni, apicultore di Montefortino, in pieno Parco nazionale dei Sibillini, la definisce «situazione drammatica». Avverte un calo dell'80-85 per cento della propria produzione. Il suo marchio: L'Oro degli Eremiti è conosciuto in tutto il mondo. E i clienti chiedono lumi.


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Domenica 29 agosto. Cortile Bazzani, Porto San Giorgio. Un Coro, un Concerto, un Gruppo di giovani. Dirige Carmela (Sandra) Moschella. L'insegnante (di matematica e fisica, virtuosa del pianoforte) lo fa da quindici anni. Iniziò chiamando a raccolta gli studenti del Liceo scientifico Calzecchi Onesti di Fermo. Qualche altro si aggiunse per strada. Musiche classiche e moderne. Voglia di stare insieme, di proporre qualcosa di bello. Poi, la pandemia, con l'impossibilità di ritrovarsi a scuola e di partecipare alle prove. Non solo: anche la difficoltà di sostituire gli studenti del quinto anno in uscita con i nuovi iscritti. Il destino del coro sembrava segnato.


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«...dobbiamo contribuire alla salvaguardia e alla vitalità del nostro patrimonio storico, misurando le sue trasformazioni con interventi che non ne alterino la qualità». È quel che pensa Antonello Alici, Responsabile dell’unità di ricerca “L’architettura nelle Marche dal 1945 ad oggi” dell'Università Politecnica delle Marche. E questo vale anche per il patrimonio contemporaneo, non del tutto compreso.


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Oggi, lunedì 2 agosto, festa di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola, più conosciuta come Perdono d'Assisi. Perché? Perché proprio alla Porziuncola san Francesco «ebbe la divina ispirazione di chiedere al papa l’indulgenza che fu poi detta, appunto, “della Porziuncola o Grande Perdono”». E proprio domani, si sarebbe dovuto snodare un pellegrinaggio originale sulle tracce di chi scrisse di san Francesco, di chi scrisse cioè gli Actus beati Francisci et sociorum eius, «il testo latino – si legge nella Treccani - che fu la base del volgarizzamento noto come Fioretti di san Francesco». L'autore fu frate Ugolino Boniscambi, da Santa Maria in Georgio, cioè Montegiorgio


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Tre grandi passioni: gli animali, specie gli insetti; la musica, specie il jazz; la fotografia, che abbraccia ogni ambito. E tanti riconoscimenti, uno, per sottolinearne il valore, dal National Geograpich, edizione italiana ma anche statunitense. Lui è Marco Raccichini, fermano, 43 anni, coda di cavallo, barbetta con qualche striatura di bianco. Marco ha appena concluso una mostra fotografica, Visioni di Artista, a Porto San Giorgio, promossa dalla Società Operaia Garibaldi. Ha raccontato il Brasile. E lo ha fatto attraverso la samba, la natura, il calcio.


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Amici milanesi in vacanza a Porto San Giorgio chiedono un libro con ricette locali. Tra mano mi viene Una madia nel cuore di Ivana Rongoni Catalini. Un volume del 2005 edito da Andrea Livi. Glielo porgo. Iniziano a sfogliarlo. Sono interessati soprattutto al nostro pane. Ne hanno mangiato di «ottimo» in questi giorni. «A Milano non è semplice trovarne di buono» ammettono. Scorrono le pagine, soffermandosi sul capitolo del Sapore antico, sapore di grano. Li colpisce la sacralità di questo cibo e del lavoro che c'è dietro o, che c'era, dietro.


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17 e 18 luglio, pomeriggio. Il tempo ha fatto temere pioggia. E pure piazza Roma a Montottone è stata ugualmente frequentata. Soprattutto dai bambini. E proprio a loro si voleva parlare. Ad alcune grate, sullo sfondo delle mura, era stata appesa una serie di foto. Proponevano il territorio circostante colto in alcuni suoi aspetti: spazi verdi senza cura, sporco lasciato ai margini delle strade, plastica non rimossa dopo gli sfalci di prima estate, comportamento incivile di chi abbandona immondizia ovunque. Reportage di come la comunità a volte si relaziona all'ambiente che abita. E di come occorrerebbe invece che lo viva.


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Stavolta, forse, qualcosa sta cambiando. Spira aria nuova, culturalmente diversa. Non più la colonizzazione portata da personaggi piovuti da Roma o Milano, che l'altro ieri vedevamo in televisione e ascoltavamo in radio, e ieri partecipavano a tutti i festival dei territori. Cosa c'era di nuovo di quanto già sentito? Cosa di ancor più arricchente? Stavolta, i vertici della Regione hanno puntato al contrario: far parlare le Terre, estrarne il midollo, la linfa che ancora scorre nelle vene delle comunità locali. Prima che inaridisca! Genius Loci? A me piace definirlo così, nelle sue molteplicità. Che sono ricchezza, armonia e non intreccio difficoltoso da comunicare.


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Sono circa le 19 di un venerdì estivo molto piacevole. Con un gruppetto di amici lombardi gusto il mare dagli scogli tra Marina Palmense e Marina di Altidona. Un altro mondo: più selvaggio, più solitario, più vero! Passano i gabbiani a volo radente, e quasi ci sfiorano, impavidi. Scherzando, chiedo il nome del mare di fronte. Certo: Adriatico è la risposta. Ma anche Mare nostrum, per i Romani, aggiungo, e Golfo di Venezia, per la Serenissima Repubblica, ed anche pianura liquida circondata dai monti, secondo la definizione di Fernand Braudel, o, infine, mare di scambi, come scrive il prof. Marco Moroni.


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Marta Andrenacci, fermana, appare più giovane della sua età già giovane (32 anni). A Padova ha studiato Psicologia, laureandosi in Psicologia clinica dinamica. Da quando era piccola, spiccato è apparso subito il suo senso d'altruismo. Ora che è entrata da alcuni anni nel mondo del lavoro la sua opera lo conferma. E la sua opera riguarda soprattutto i giovani. Da tre anni coordina il servizio civile presso la Caritas diocesana di Fermo. Scrive progetti a partire dai bisogni del territorio, e accompagna i ragazzi nell'anno di servizio. Ragazzi, dice, che non sono braccia di cui approfittare, ma persone da far crescere, da cui tirar fuori i talenti, da accompagnare in questa umana avventura. I progetti che redige riguardano l'avvio negli oratori, nelle realtà che ospitano anziani soli, nel supporto alle diverse caritas parrocchiali.


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Un cielo profondamente azzurro, un ramo con un frutto di pesca e, al centro, un marchio con coccarda tricolore che recita Eccellenze Italiane 2021, marchio anticontraffazione ID 16037. Un riconoscimento importante per l'azienda agricola Miccio del quarantenne Roberto Miccio. Un riconoscimento non previsto, arrivato inaspettato, che premia l'impegno del giovane ed anche quello di suo padre Marcello. È stato babbo Marcello ad iniziare la produzione di frutta ed ortaggi, in contrada Svarchi ad Altidona bassa, nel 1960. Roberto è subentrato nel 2016. Forze tradizionali e forze giovani che si sono sommate passandosi il testimone. Senza dimenticare l'apporto fattivo del vero volano aziendale, che è mamma Maria Rita, una vergara come si deve.


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Una vecchia casa di campagna ristrutturata, tra Ponzano e Monte Giberto. Una stalla adibita a cucinone. Un gruppo di amici. Una quindicina tra architetti, ingegneri, professori universitari, docenti di scuola superiore, artigiani, imprenditori. Si ritrovano di tanto in tanto. Si scambiano idee, propongono e fanno letture. Venerdì sera era il Fermano sotto osservazione: la crisi irreversibile delle calzature, la fuga dei giovani cervelli, una difficoltà a trovare strade alternative. E poi turismo, enogastronomia, e borghi diventati un mantra.


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Vivere coi terremoti / Living with Earthquakes è il motto del progetto di ricerca e della summer school promossi dal Dipartimento di ingegneria civile, edile e di architettura (DICEA – Dipartimento universitario di eccellenza 2018-2022) della Università Politecnica delle Marche in collaborazione con University of Cambridge e condotti con un ampio partenariato internazionale. L'area di indagine è caduta sulla provincia di Fermo per «la sua varietà di piccoli e medi centri collinari, che offrono un interessante campo di indagine e sperimentazione a partire dalla valutazione del grado di danno al tessuto urbano e al patrimonio architettonico e artistico».



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Padre Sergio Lorenzini ha 44 anni, laureato in filosofia a Macerata, dal 2019 è Provinciale dei Cappuccini, la cui sede è a Fermo, ama il trekking ed ora lo scopriamo anche scrittore. A settembre uscirà nelle librerie il suo romanzo storico Lo spirito dei Cappuccini. Fra Sergio ha raccontato la storia dell'Ordine, i problemi per il riconoscimento, le controversie, le fratture, ma anche la letizia, la pax, l'amore per la natura, la povertà, i luoghi dove le comunità francescane hanno operato. Il romanzo ha un obiettivo: quello di accompagnare quanti a metà settembre si metteranno in marcia da Fossombrone sino ad Ascoli Piceno. Non la consueta guida tecnica, dunque, ma qualcosa di molto più emozionante.


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La soddisfazione maggiore? Il «panino». Non uno qualunque: il Paccapork, invece, entrato nel menù di un importante bistrot sangiorgese. Unione di finocchio marino e di carne di maiale. «Una maialata da gustare morso dopo morso». Bea è Beatrice Santarelli, 35 anni, studi turistici al Tarantelli di Sant'Elpidio a Mare e dal 2011 impegnata nelle Ricette di Bea. La nostra, che abita a Porto San Giorgio e lavora al Verde Mare di Marina palmense, è figlia di cotanta madre e nipote di cotante nonne. Nel senso che quanto ha imparato ai fornelli lo deve alle sue donne oggi scomparse, meno che nonna Sandra. La mamma Roberta, era cuoca sopraffina, con esperienze multiple; la nonna Licia, cuoca lo era per necessità, e per passione: ogni fine settimana riuniva a casa l'ampia famiglia passando giorni a preparare i piatti migliori. Nonna Sandra ha ancora da insegnare.


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Un cielo stellato, una serie di onde del mare che si rincorrono, e una scritta accattivante: Degustazione dei Poeti, al profumo di mare. La locandina incuriosisce. Così, approfondiamo, iniziando dai Poeti che altro non sono che il nomignolo dato ai Di Ruscio, vignaioli di Campofilone da oltre 60 anni. Soprannome conquistato a pieno titolo. Il capostipite Dante, dopo aver lavorato un'intera giornata nelle vigne di proprietà (oggi l'uva viene ritirata dai conferitori del territorio dopo controlli dell'enotecnico di fiducia), saliva in paese per fare una cosa in cui eccelleva: raccontava storie e leggende, ne faceva rima. Era cantastorie. Poeta a modo suo. Per cui, la definizione di Poeti è rimasta. E i vini prodotti dalla casa Di Ruscio alla poesia si rifanno. Quasi un brand. Come Il Rosso del Poeta, Poesia, La Musa e via producendo. 110 mila bottiglie l'anno, con un aumento del 20%.


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Una sequenza di foto su facebook e instagram: una pineta, qualche raggio di sole che penetra i rami bassi, e come frutti pendenti, una serie di borse dai colori più diversi: arancio, rosso, rosa. Più che borse sono sacche: ampie, capienti. E allegre. Lei è Milena Pagliuca, l'ideatrice, dal sorriso cordiale, simpatico come le sue creazioni. Quando la chiamo – ed è mattina presto - è già al lavoro nel suo piccolo laboratorio casalingo di Campiglione di Fermo. Una stanza piena di stoffe, tele, lane, gomitoli, macchine per maglieria.


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Prosegue da parte del Centro Studi Romolo Murri di Gualdo e dell’editore Andrea Livi di Fermo la pubblicazione degli inediti dell’illustre sacerdote fermano nato a Monte S. Pietrangeli nel 1870  e morto a Roma nel1944. Dopo “La Chiesa e i tempi”, volume apparso nel 2016, viene ora dato alle stampe il “De regimine ecclesiae”, nell’edizione critica approntata dal prof. Paolo Petruzzi docente di Storia della Chiesa presso l’Istituto Teologico Marchigiano, che ha curato anche un’ampia Introduzione.


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«Nell'altra vita sono stato un cantastorie. Un bardo in quella precedente. Raccoglievo l'eco dei millenni e ne facevo leggenda. Fummo Umbri e Piceni. Capaci agricoltori e allevatori. Di cavalli, di bovini, di maiali. Fummo l'ultimo popolo italico che difese la sua libertà contro le aquile romane. Poi le aquile ci perdonarono e volammo con esse. Secoli più tardi arrivarono i monaci. E il lavoro non fu più maledizione. E la preghiera scandì la giornata di ognuno. E le campane parlarono il nostro linguaggio...». È iniziata così, domenica l'altra, con questo racconto la camminata verso i vulcanelli, la terra che gorgoglia qui, a Monteleone di Fermo, più che altrove. Palpita, ed è a suo modo il respiro della natura. E respiro è il termine 2021 del Festival Parole della Montagna che da Smerillo, quest'anno, ha abbracciato anche Monteleone. Appuntamento mai scontato.


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E se Montegranaro non fosse solo calzature, fabbriche, frenesia? E se Montegranaro fosse anche la terra dei poeti? Azzardato scriverlo? Ma no! Le prove ci sono. Eccole. Michele Bordoni, classe 1993, e Emanuele Franceschetti, classe 1990. Entrambi veregrensi ed entrambi premiati, nello stesso periodo, con importanti riconoscimenti.