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La tragica ritirata di Russia nel diario di Ugo Pesci. E ora un libro: Solo il cielo stellato ci è rimasto.

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di Adolfo Leoni

fermo@vivere.it


Fermo. Sabato 8 giugno, pomeriggio. Mai vista la sala lettura della Biblioteca comunale così gremita. Le sedie non sono bastate. C'è un libro da presentare. Parla della tragica ritirata di Russia. È un diario che un nonno: Ugo Pesci, fermano, capitano mitragliere aggregato agli Alpini, anni '42/'43, regalò a suo nipote Lorenzo. E che Lorenzo, felice di quel dono ma anche conscio di una responsabilità civile, ha sistemato e fatto pubblicare con il titolo di Solo il cielo stellato ci è rimasto. Presenti, non solo amanti della storia, anche tanti amici e parenti, corsi a sapere di più e ricordare di più.

I capelli bianchi sono maggioranza, ma non mancano i più giovani: i bisnipoti di Ugo e i loro compagni. I Pesci andavano celebri per le grandi adunate natalizie nel salone della casa davanti al Santuario della Madonna del Pianto.

L'ing. Lorenzo Pesci sembra timido, parla con tono pacato, evoca l'apocalisse bianca: il freddo, il gelo, i congelamenti, la fame, i morti. I morti! Tanti! Troppi! I tedeschi che fanno i superiori anche con gli alleati italiani. I nostri a piedi, i teutonici sui carri, le slitte, i camion. E poi, i tradimenti. Lorenzo non lo dice in questi termini. Ugo non lo scrive direttamente. Ma lo si evince dai fatti. Uno in specie: quei magazzini nelle retrovie stipati di armi, di abbigliamento pesante, di ogni ben di Dio, che non arriveranno mai in prima linea, che mai saranno consegnati a quanti stanno diventando statue di ghiaccio. Crudele la ritirata con i sovietici che incalzano proprio in quei territori dove oggi si combatte un'altra guerra: i confini tra Ucraina e Russia. La storia sembra non insegnare alcunché. Il capitano Ugo incoraggia, sprona, spinge. Ha a cuore i suoi ragazzi. Vorrebbe che nessuno rimanesse indietro... che morisse. L'isba, la piccola casa russa, è un sogno. Quando diventa realtà è già occupata da altri. Poi, il miraggio diventa concretezza. Ecco le seconde linee italiane. Sono quasi salvi. È quasi salvo. Sente un parlare conosciuto: è un altro fermano. Un'armonica a bocca concede qualche minuto di distrazione tra la neve e le bombe. E anche nella sala della Biblioteca si riprende fiato, anzi, si canta insieme, spontaneamente. Perché due bisnipoti di Ugo: flauto lei, chitarra lui, propongono brani musicali degli anni '40, tra cui Maramao perché sei morto. Poi, si riprende con una sorpresa. A distanza di anni e di chilometri, il nipote di Ugo ritrova il nipote di Filippo Angiolillo, ottimo sergente proprio in Russia, stessa compagnia. Il nipote si chiama Luca Matteo ed è venuto da Milano per sintetizzare la storia del suo avo Filippo di cui Ugo lasciò un encomio scritto.

L'incontro, moderato dalla giornalista Marisa Colibazzi, è stato introdotto dall'assessore Lanzidei e dalla direttrice della Biblioteca Maria Chiara Leonori, entrambe hanno sottolineato l'importanza della parola scritta e della rete di biblioteche fermane: quella Civica, quella degli Archivi storici, quella del Seminario, del Conservatorio, dell'Istituto per il Movimento di Liberazione.

Brevi interventi sono stati quelli di Ettore Fedeli, presidente dell'Università Popolare, che ha parlato dell'opportunità del raccontarsi e dello scrivere, e del rappresentante dell'Istituto Storico del Movimento di Liberazione, che ha inquadrato la vicenda dell'invasione della Russia, i piani di sterminio di Adolf Hitler, le responsabilità, anche se minori, degli italiani.

Sullo sfondo, ikdealmente, si materializzano altri racconti: Centomila gavette di ghiaccio di Giulio Bedeschi, Sergente nella neve di Mario Rigoni Stern, e il capolavoro Il cavallo rosso, più conosciuto all'estero che in Italia, di Eugenio Corti.

Come sempre, e stavolta più di sempre, da apprezzare le proposte e l'organizzazione curate dallo staff della Biblioteca Spezioli, motore culturale della città di Fermo.





Questo è un articolo pubblicato il 10-06-2024 alle 11:50 sul giornale del 11 giugno 2024 - 368 letture


adolfo leoni




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