x

SEI IN > VIVERE FERMO > ATTUALITA'
articolo

Sant’Elpidio a Mare: con la sua nuova graphic novel Giulia Ciarapica porta l’horror a Casette d’Ete

3' di lettura
408

da Silvia Cotechini


Dopo un’attività intensa tra Torino e Roma, Giulia Ciarapica torna a casa. L’autrice ha scelto Casette d’Ete come sfondo per la sua ultima opera “Come se non fossimo stati”, graphic novel edita da Round Robin. La presentazione di ieri, 24 maggio, si è svolta al Centro Giovanile Casette d’Ete nell’ambito di “TrasformAzioni” a cura di Era Futura. A dialogare con l’autrice la professoressa Patrizia Baglioni.

Giulia è impegnatissima: tra le tante attività, insegna critica letteraria alla scuola Passaggi, collabora con le Scuderie del Quirinale seguendo il gruppo di lettura “Il filo nascosto” e dall’anno scorso interviene come critica letteraria nel programma di Gigi Marzullo su Rai1 “Mille e un libro”. È sempre in giro per l’Italia per partecipare a fiere ed eventi (l’ultimo il Salone del Libro di Torino, di cui abbiamo parlato qui) ma l’unico posto dove dorme bene è casa sua, a Casette d’Ete. «L’atmosfera del paese mi genera tranquillità – spiega – ma non solo perché è silenzioso e accogliente, penso sia dovuto a quella “magia” che fa capo a storie come quella di “Come se non fossimo mai stati”». La magia è alla base del suo nuovo racconto che è stato arricchito dai suggestivi disegni dell’illustratrice Michela Di Cecio.

Il suo ultimo lavoro è quindi un thriller con un finale horror che si regge in equilibrio tra fantasia e verità. Leila è la protagonista di una di una storia di paese che è stata tramandata di generazione in generazione – e che infatti Giulia ha conosciuto dai racconti di sua nonna – non esiste una vera fonte storica ma è stata ripetuta così tante volte da non aver più bisogno di certificazioni.

Storia vera o non vera, il lettore, spostando gli occhi da una vignetta all’altra, si trova totalmente immerso in un racconto incantevole che non lo risparmia però da alcuni temi scomodi che spingono alla riflessione. Uno su tutti: l’essere madre. Leila vuole liberarsi dalla mentalità della sua epoca (siamo nel 1929) che vede la donna solo come madre, perché vorrebbe decidere liberamente se avere dei figli o no. L’autrice ne approfitta per riportare questo argomento nella contemporaneità, esprimendo durante la presentazione il suo pensiero sul ruolo della madre e sul legame con i figli: «Tra madre e figlio c’è una fusione totale. Essere madre significa dare la vita e prendersi cura di quella persona finché non morirà. Dire che fare un figlio è un “impegno” è riduttivo, soprattutto se lo Stato non ti aiuta». Nella relazione madre-figlia, che il lettore ritrova nella storia di Leila e nel rapporto con sua madre, gioca un ruolo importante anche il dolore: «Ai miei occhi la madre è colei che si prende tutti i dolori del figlio». E di dolori Leila ne patisce molti nel corso del fumetto, perché è vittima di pregiudizi e calunnie che nascono delle “voci di paese”. In questo caso i cittadini muovono un’accusa gravissima: Leila avrebbe ucciso il suo bambino appena nato. Questa diffamazione la tormenta soprattutto di notte, causando alla protagonista spaventosi incubi e paralisi del sonno.

L’unico che sembra non credere alle voci è Antonio, il ragazzo di cui si innamora. Insieme ad Antonio, Leila compirà un viaggio che porta dritto al finale horror, un escamotage per far liberare la protagonista di tutte le catene e per definire sé stessa nel bene e nel male, affermando finalmente: «Io esisto e sono questo».

Di sicuro Giulia Ciarapica sa fare due cose: incuriosire i suoi lettori che non possono fare a meno di immergersi nei suoi libri e mandare proprio a loro dei messaggi chiari e diretti. Da Leila a Giulia il passo è breve: «Mi sento di poter far tutto perché sono una donna. La mia è una “tigna storica”: con tutto quello che mi porto dietro perché sono una donna, voglio fare tutto proprio perché sono una donna!».


È attivo il servizio di notizie in tempo reale tramite Whatsapp e Telegram di Vivere Fermo.
Per Whatsapp iscriversi al canale https://vivere.me/waVivereFermo oppure aggiungere il numero 351.8341319 alla propria rubrica ed inviare allo stesso numero un messaggio.
Per Telegram cercare il canale @vivere_fermo o cliccare su t.me/vivere_fermo.


Questo è un articolo pubblicato il 25-05-2024 alle 14:31 sul giornale del 26 maggio 2024 - 408 letture






qrcode