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comunicato stampa

Fermo: all’Isola che non c’è si discute di autismo. La psicologa Colombi: "Si può intervenire nei primissimi mesi dei bambini per garantire loro un’esistenza piena"

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di Redazione Vivere Fermo

fermo@vivere.it


È cominciato 20 anni fa il progetto per l’autismo dell’Isola che non c’è, un viaggio iniziato in un tempo in cui non c'erano all'orizzonte strutture organizzate e specializzate nell'intervento di soggetti con disturbi del neurosviluppo.

"Oggi abbiamo 172 bambini in carico, spiega il presidente della cooperativa, Sandro Ferri, siamo un punto di riferimento in tutta Italia, sia per il nostro centro diurno che per il nostro centro residenziale. Crediamo che l'approccio per la cura dell'autismo debba prevedere un intervento precoce: abbiamo bisogno di sostegno per far capire che non si può perdere tempo, che un modello che parte con la diagnosi a 4 o 5 anni, o piuttosto a 6 o 7 anni, non è più sostenibile". Se n’è parlato nella sede dell’Isola che non c'è, in Via Don Cipriani, 8 Fermo, in occasione di un incontro di formazione avanzato ESDM tenuto da Costanza Colombi, una delle massime esperte mondiali di autismo. Psicologa clinica e dello sviluppo, è specializzata nella diagnosi e nel trattamento dell’autismo nella prima infanzia. Dopo la laurea in psicologia all’Università di Parma, ha svolto il dottorato di ricerca presso il Mind Institute all’Università della California in Sacramento, a fianco di Sally Rogers. Ha quindi vissuto e lavorato a lungo in Michigan con Cathy Lord come Assistant Professor nel Dipartimento di Psichiatria dell’Università di Ann Arbor. A novembre 2019 ha ricevuto il primo Premio “Autismo senza confini” per le ricerche da lei compiute in merito alla diagnosi, l’intervento e lo sviluppo socio-comunicativo dell’autismo nelle primissime fasi di vita. "Io parto dalla letteratura, ha spiegato la psicologa, uno studio del 2022 di Michael Lombardo mostra un dato con centinaia di casi che dimostrano come, se si inizia l’intervento prima dei 2 anni, la precocità è correlata all’esito. In sostanza, prima si inizia e più si ottiene. Intervenendo nel primo anno di vita si può davvero parlare di prevenzione. A tal proposito ho pubblicato uno studio: seguo una quindicina di bambini in età precoce che hanno dimostrato che si possono modificare i segni nucleari se inizi l'intervento prima dei 12 mesi in linea con quella che è la letteratura scientifica". La dottoressa Colombi spiega che uno dei segnali da cogliere è la fissità del contatto oculare: "i segni li sappiamo riconoscere già prestissimo, non serve una diagnosi che richiede mesi, non possiamo perdere la plasticità, se ci sono i segnali il bambino va trattato". Costanza Colombi porta avanti anche in Italia il modello americano Denver, basato sulla conoscenza delle tappe di sviluppo, con l'ausilio di modelli specifici che permettono di rendere individuale ogni intervento. Conclude: " l’obiettivo è dare un supporto precoce che garantisca più strumenti possibili ai bambini trattati, al fine di garantire la vita migliore possibile. Ad oggi il progetto è vincente: il successo dei bimbi trattati è del 90%". Questo corso di altissimo livello permetterà agli operatori dell'Isola che non c'è (psicologhe, logopediste, neuropsicomotriciste, educatori professionali) di diventare trainer ESDM e di portare avanti un modello di intervento all'avanguardia.


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Questo è un comunicato stampa pubblicato il 17-05-2024 alle 18:30 sul giornale del 20 maggio 2024 - 274 letture


Redazione VivereFermo




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