x

SEI IN > VIVERE FERMO > CRONACA
articolo

Sauro Cecchi: l’architetto dei sogni. Ieri l’apertura della sua mostra a Civitanova Marche alta

2' di lettura
290

di Adolfo Leoni

fermo@vivere.it


La firma sui quadri è: Sauro da F. Dove quella F probabilmente vuol dire Falerone, per cui possiamo leggere Sauro da Falerone. Sauro è Cecchi, pittore, restauratore, sceneggiatore e altro ancora. Faleronense doc, eclettico, con la voglia di vivere, imparare e di sorprendere. 40 anni di arte. 40 anni che ha voluto celebrare con una mostra eccellente in un luogo eccellente: l'ex chiesa di Sant'Agostino a Civitanova Marche alta. Domenica scorsa, l'inaugurazione con un pubblico inaspettato per consistenza. La critica Marta Lock lo ha presentato dopo i saluti del sindaco di Civitanova Marche Fabrizio Ciarapica e del consigliere regionale Pierpaolo Borroni. Ad aprire i lavori, dando anche la parola al responsabile Fineco, ha pensato Sandro Bartolacci, scultore di vaglia e docente al Liceo artistico di Fermo. Sin qui la cronaca.

Ma l'uomo, l'artista? Sauro sin da piccolo ha respirato pittura. Lo ha fatto grazie ai maestri locali: Giovanni Concettoni, Donato De Robertis, Adelio Marini, Massimo Mezzanotte, Piero Antonelli. Di alcuni ha frequentato le botteghe guardando i cavalletti e i quadri che prendevano forma gradualmente. Così il fuoco s'è acceso. E Sauro ha iniziato il suo percorso. Tre i momenti della sua investigazione pittorica: il paesaggismo, il costruttivismo astratto e il neoplasticismo. Tre passioni, tre sentieri da percorrere. Li ha chiamati 3 G.

Nelle sue opere non si vedono personaggi. Perché i personaggi li si immagina nelle case che spiccano tra le colline: sono seduti ai tavoli e magari discutono, sono intorno al camino e magari pregano, sono davanti alla tv e magari...

Poi, quelle fabbriche fumanti, quegli edifici grigi quasi da futurismo marinettiano. Infine, gli ultimi suoi lavori dove i luoghi sono pieni di scarti: la civiltà che consuma e spreca. «Non è un messaggio ecologista – precisa – ma un atteggiamento che invita a riflettere sull'uso delle cose».

Vibra l'artista quando gli scocca la scintilla creativa? «Sì, vibra – risponde - come se fosse preda di una forza superiore».

Qualche anno fa, Cecchi lanciò un invito ai suoi colleghi pittori e scultori, ai poeti, agli scrittori, ai musicisti, ai filosofi e agli storici. Un invito a trovarsi insieme, a dialogare. Buttando nel cestino gli individualismi. Cercando invece il confronto che fa crescere. La mostra è stata dedicata alla memoria dell'archeologo e cantautore Roberto Scocco.

Un augurio è arrivato al pittore con le parole di un poeta polacco Cyprian Norwid che scrisse: «La bellezza è per entusiasmare / il lavoro è per risorgere».



Questo è un articolo pubblicato il 22-04-2024 alle 09:14 sul giornale del 23 aprile 2024 - 290 letture


adolfo leoni




qrcode