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Porto Sant'Elpidio in piazza per la pace: “cancelliamo la parola guerra e sostituiamola con mediazione”

3' di lettura
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di Marina Mannucci
fermo@vivere.it

 


Il coordinamento delle venti associazioni che fanno parte di Nativa ha dato vita alla manifestazione “Cessate il fuoco!”, oggi in Piazza Garibaldi a Porto Sant'Elpidio.

Gli interventi sono stati intervallati dalla musica di Roberto Vespasiani che ha introdotto con la canzone “Il disertore” di Boris Vian.


“Sono cinquant'anni che vivo a Porto Sant'Elpidio e quella di oggi è la più bella piazza che io abbia mai visto, perché una piazza di pace rende bella tutta la città”. A parlare è Rosa Saltarin, coordinatrice di Nativa, collettivo di associazioni che si occupano di immigrazione, di donne, di guerra, che è la tragedia più grande del pianeta. Saltarin manda anche un messaggio all'amministrazione comunale: “sarebbe più bella la città se dal Comune si esponesse lo striscione dedicato alla pace, così che tutti i cittadini passando per l'Adriatica possano riconoscersi”.

Segue l'intervento di Filippo Berdini della Protezione Civile: “sono quarant'anni che a Porto Sant'Elpidio siamo vicini a tutte le iniziative di solidarietà a prescindere da orientamento politico e religioso, perché siamo convinti che convivere insieme sia possibile”.

La giornata si svolge nel segno del dialogo aperto e interreligioso, al quale contribuiscono i rappresentanti di ogni religione presente sul territorio, che siano cattolici, buddhisti, musulmani, islamici, evangelici. Toccante l'intervento delle donne non italofone della “Scuola delle mamme”, che guidate dalla docente Pina Cipolletta esprimono un commovente pensiero di pace rivolto a tutti i presenti e in particolare alla comunità Sikh del territorio.

“Da insegnante ho sempre educato alla pace – dice Ombretta Morgante del Tavolo della legalità – perché lavorare per la pace è questione di intelligenza”.

Non va dimenticato che a soffrire della guerra sono le vittime innocenti e in particolare i bambini, come asserisce Catia Barbaresi della CGIL, ricordando che dall'inizio del conflitto (genocidio) sono migliaia i bambini rimasti uccisi o orfani ed è una situazione intollerabile.

“Rimanere in silenzio è ugualmente una colpa – dice Rosanna Vittori parlando per l'associazione Il Samaritano – e non dobbiamo pensare di non avere alcun potere decisionale. Noi abbiamo il potere di parlare con le istituzioni e dire che se non fanno ciò per cui esistono, non li vogliamo”.

A parlare del ruolo dell'Unione Europea è invece Alessandro Fulimeni del Comitato 5 luglio: “l'UE è stata costituita per garantire pace e mediazione, e oggi che va incontro alle elezioni dobbiamo ricordare questo principio che purtroppo, negli ultimi anni, pare aver dimenticato e anzi chiude entrambi gli occhi di fronte a tragedie che potrebbero essere evitate con la mediazione”. Fa da eco Anna Morrone del Movimento Federalista Europeo, sostenendo che un'Europa che dialoga non può essere quella sovranista, e che la “diplomazia deve essere la parola su cui puntare”.

Ognuno, nel proprio spazio, può fare qualcosa per dire un forte no alla guerra in Palestina e a tutte le guerre in corso nel mondo, prendendo esempio da chi boicotta l'invio di armi, da chi aiuta nei salvataggi in mare o anche da chi, silenziosamente e quotidianamente, tende una mano agli altri. Di certo il più grande potere che possiede il popolo è quello di scegliere i propri politici, impegnandosi a non incoraggiare partiti politici che abbiano nel loro programma la militarizzazione e l'incitamento all'odio. Potrebbe essere questo il più grande atto da fare perché “la guerra non deve andare più di moda”.


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Questo è un articolo pubblicato il 21-04-2024 alle 19:10 sul giornale del 22 aprile 2024 - 528 letture






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