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Porto San Giorgio: Gioele Dix omaggia il teatro-canzone di Gaber [commento]

2' di lettura
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di Marina Mannucci
fermo@vivere.it

 


“I borghesi son tutti dei porci” è così che inizia “Per fortuna che c'era il Gaber”, lo show di Gioele Dix messo in piedi assieme ai maestri Silvano Belfiore (pianoforte) e Savino Cesario (chitarra). Promosso da AMAT Marche, lo spettacolo chiude la stagione di prosa in abbonamento del teatro di Porto San Giorgio.

Gaber era uno da seguire, un faro per chi voleva all'epoca cambiare il mondo”. Gioele Dix racconta dell'ultimo trentennio del Novecento, un tempo che sembra così lontano da quello di oggi sotto vari aspetti, un tempo in cui Gaber si faceva spazio fuori dal mainstream di Canzonissima per parlare con quel suo modo ironico e raffinato.

Senza mitizzare quegli anni l'attore parla al pubblico dell'atmosfera del tempo: “negli anni Settanta eravamo immersi nella realtà e non rifugiati nei nostri egoismi”. Racconta di un sentimento collettivo che Gaber interpretava magnificamente attraverso le sue canzoni, ovvero quella voglia giovanile di far parte di qualcosa di grande come la rivoluzione.

“Ci credevamo in quella rivoluzione” commenta l'attore, “erano gli anni in cui i riferimenti si incarnavano in Lenin e nella rivoluzione russa”. Ne è manifesto il monologo inedito Ottobre, delicatamente interpretato da Gioele Dix.

Grazie alla Fondazione Gaber, rimestando tra i cassetti privati del Signor G., si sono trovati testi inediti del duo intellettuale composto da Gaber e Luporini, dei quali si compone l'intero spettacolo.

Una delle canzoni, alcune addirittura mai musicate, è Cani sciolti, interpretata solo una volta dal vivo nel 1974 e trasportata in questo show con entusiasmo e voglia di condividere. Il testo esprime il duplice sentimento dell'uomo di essere sia animale sociale che solitario, in un dualismo che assume, appunto, sembianze animali. “Gaber incarnava perfettamente questa sensazione, questa lotta tra la partecipazione pubblica e il pensiero individuale”.

Si può stare ore seduti ad ascoltare Gioele Dix e i suoi musicisti interpretare il teatro-canzone di Gaber, le canzoni-manifesto e le canzoni poetiche, le canzoni di indignazione sociale e la sua ricerca sconfortante di una verità, il tutto in un congruo mix di serietà e ironia che stimola cuore e mente. La prova dell'ottima riuscita dello spettacolo è l'incessante applauso e la ripetuta richiesta di bis, richieste da parte del pubblico che hanno prolungato uno spettacolo di cui, ad oggi, si sente l'urgenza politica.



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Questo è un articolo pubblicato il 17-04-2024 alle 13:34 sul giornale del 18 aprile 2024 - 172 letture






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