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Porto Sant'Elpidio: “Ifigenia in Aulide” chiude la stagione teatrale con qualche perplessità [commento]

2' di lettura
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di Marina Mannucci
fermo@vivere.it

 


Si conclude la stagione teatrale del Teatro delle Api di Porto Sant'Elpidio con “Ifigenia in Aulide”, uno spettacolo dalla buona narrazione ma dalla regia difficile.

Si apre una scenografia rigorosa, in cui teli rossi e neri si stagliano in verticale da soffitto al palco, anticipando uno spettacolo scandito dalla rigidità e dalla durezza proprie di un'imponente guerra.

Tratto dalla tragedia di Euripide, l'argomento è incentrato sulla guerra degli achei e sul ritorno di Elena da Menelao al prezzo del sacrificio di Ifigenia.

Ifigenia, figlia di Agamennone, viene chiamata da suo padre ad Aulide per un presunto matrimonio con Achille, non sapendo di andare, invece, a immolarsi alla dea Artemide. Una serie di inganni, ripensamenti sul da farsi e sotterfugi si susseguono nell'intreccio della narrazione, che termina con il sacrificio estremo.

In uno scenario anni Quaranta, di cui perfetti sono i costumi militari, si narra di un tempo ancora più antico, quello dei miti greci, della guerra di Troia e di un esercito maestoso che vanta il condottiero più grande della Grecia, Achille.

Sul palco gli attori dell'associazione Ho un'idea in una nuova forma, quella della neonata compagnia Geografie Teatrali, si cimentano in una narrazione articolata. I simultanei cambio scena, i dialoghi e i monologhi sovrapposti alle canzoni, gli incastri di situazioni differenti, per quanto tecnicamente ben eseguiti, hanno appesantito l'intera rappresentazione, confondendone e a tratti ostacolandone il fluido sviluppo. L'impressione è che l'intento di raccontare la guerra più grandiosa dell'epica greca, paragonandola sommariamente alla Seconda Guerra Mondiale, superi l'atto scenico puro, trasformando lo spettacolo in una complicata narrazione.

Buona qualità delle musiche, perfettamente eseguite da Fabio Capponi e dall'ispirata Elena Cupidio, che contemporaneamente al magistrale monologo di Simona Ripari, ha regalato una coinvolgente interpretazione di Lili Marlene: tra musiche, interpretazioni ben fatte e rigida atmosfera fascista, il sacrificio di Ifigenia è stato sottolineato con efficacia.

L'indubbio talento e le buone competenze degli attori sembrano però puniti da una regia che per quasi tutto lo spettacolo li costringe, relegandoli in uno spazio troppo ristretto per un'adeguata crescita del personaggio, nonché scandito da silenzi inutilmente dilatati, nei quali i dialoghi affievoliscono perdendo d'intensità. A soffrirne è l'emotività, schiacciata da scelte registiche faticose da assimilare.




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Questo è un articolo pubblicato il 15-04-2024 alle 11:19 sul giornale del 16 aprile 2024 - 476 letture






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