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Il violoncello di Maria Giovanna Bonaiuti. E la vita “bella” che tutti vorremmo

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di Adolfo Leoni

fermo@vivere.it


Che storia è mai questa? E che sorta di romanzo è mai questo? L'uomo è fatto di domande e, talvolta, i libri rispondono. Perché i libri non si leggono: sono essi a leggerci dentro. A estrarre quello che abbiamo rinserrato nell'animo, magari paurosi di renderlo evidente. Essi portano in superficie ricordi, sensazioni, desideri. Portano in superficie la vita che vorremmo e vogliamo. Come nelle sue numerose poesie, così anche nei suoi romanzi, la fermana Maria Giovanna Bonaiuti scava all'interno di sé scavando all'interno di noi.

Il suo romanzo: L'incantesimo del violoncello, edito dalle Edizioni Lettarie Il Tricheco, è delicato e pregevole. La storia si sviluppa a cavallo tra le due guerre mondiali. Tempi difficili! Tempi violenti! Ma, forse, quando la barbarie torna ad intristire le terre e l'umanità, certe donne, certi uomini, certe famiglie ritrovano che il senso del vivere è tendersi una mano, andare gli uni verso gli altri. Amarsi! Maria Giovanna ripristina questo sentimento, che non è giustapposto a nulla. È il primo sentimento, al contrario, da cui prende luce ogni altro aspetto della vita. La musica ne è il filo rosso. La musica evoca, dischiude l'anima, fa respirare a polmoni pieni. Quella della Bonaiuti è una lunga poesia in prosa. Dolce e viva. Ed anche nostalgia per luoghi, volti, azioni. Per una vita buona.

Nella prefazione, Fabrizio Lello scrive: «La narrazione, pur incastonata nel duro periodo tra le due Grandi Guerre, risulta in molti tratti onirica, grazie alla Poesia di cui è capace l’Autrice, e fa emergere la forza propria di una società incentrata sulle persone, sull’aiuto e sui buoni sentimenti. Una società che, ahimè, al giorno d’oggi sembra essersi smarrita, avendo preferito, piuttosto, di parametrizzarsi sulle “cose”».

Ma non tutto è finito, scomparso, ineluttabilmente consegnato al passato, sembra dire l'autrice. Una strada ancora è possibile. La copertina lo sintetizza al meglio. Ed io vorrei vederci questo: un paesaggio morbido che sale ai monti; una statua greca all'angolo dell'arco, che irraggia cultura ricca di valori; un violoncello adagiato su una sedia, che, pizzicato, potrebbe già proporre il Bach della Suite in sol maggiore; e uno scialle accanto allo strumento, che può dirci di una donna ritta in piedi a guardare il mondo che vorrebbe.

La scrittrice presenterà la sua ultima opera sabato 6 aprile all'hotel Astoria (ore 17).






Questo è un articolo pubblicato il 02-04-2024 alle 09:54 sul giornale del 03 aprile 2024 - 60 letture


adolfo leoni




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