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Ortezzano. Un cammino fra bellezza e bontà

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di Adolfo Leoni

fermo@vivere.it


Un puzzle! Un puzzle di momenti belli e buoni. Domenica 24 marzo: è la ricorrenza delle Palme: ingresso di Gesù a Gerusalemme. La piccola chiesa dei Carmelitani, a Ortezzano, è zeppa di fedeli che hanno già compiuto una piccola processione. Alla gente del luogo s'è unito un gruppo di amici del Club di Papillon. Il Club ha scelto questo centro per un Pranzo in Compagnia presso l'azienda Puzielli che produce salami, ciabuscoli e altro ben di Dio. Il ricavato andrà a sostenere l'Associazione Pro Terra Sancta in Libano, e più esattamente i coraggiosi giovani micro-imprenditori di quella nazione che, un tempo considerata la Svizzera del Medio Oriente, oggi è quasi alla fame.

Come nella tradizione del Papillon guidato da Pio Mattioli, l'evento inizia con un cammino in paese.

A far da efficace guida c'è lo stesso sindaco: Carla Piermarini, insegnante al Liceo Artistico di Porto San Giorgio. Donna competente e appassionata! S'inizia dalla piazza dove l'asfalto è stato eliminato e la pavimentazione ora è gradevole. Sul lato lungo, una serie di panchine bianche consentono il riposo e lo stimolo del cervello: su ogni seduta campeggia una frase di autore celebre. Amicitia quae desinere potest vera nunquam fuit. «L'amicizia che può finire non è mai stata una vera amicizia», scriveva san Girolamo, che tra l'altro è il protettore di Ortezzano. Protettore ed anche traduttore. E qui, sia il latino della frase che il personaggio che l'ha scritta, ci rimandano ad un altro personaggio che di latino s'intendeva: Giuseppe Carboni. Chi non ha sudato sulle carte del suo vocabolario? Carboni era di Ortezzano e nell'ex chiesa di San Giuseppe riposano le sue spoglie.

Il drappello si sposta verso la torre medievale. Cinque i lati, con alla sommità i merli imperiali: quelli ghibellini. Il sindaco racconta la storia del suo comune, legato ai Piceni, ai Romani, ai Farfensi, Castello minore di Fermo, e via via avvicinandosi all'età contemporanea. 740 abitanti circa, e un altro merito: due nascite recenti che hanno battuto l'infertilità precedente. Ecco, il tempio di San Girolamo in restauro, con un fregio su parete esterna importante.

Diversi i palazzetti storici acquisiti dal Comune. Quello della famiglia Carboni diverrà museo. Da un balcone accanto ad uno noto ristorante si domina la valle dell'Aso. Dirimpettaia è Rocca Montevarmine. In giro in giro, sulle colline, i piccoli centri di Monte Rinaldo, Monte Vidon Combatte, Petritoli fanno una corona a metà.

Nell'intreccio di vicoli suggestivi, di tanto in tanto si aprono degli archi. Uno di questi introduce all'antico Ospitale. Il palazzo del comune è ricco di volumi appartenuti anche a Carboni e documenti di pregio tenuti in una teca.

Ora si va a messa con tanto di chierichetti (non è più scontato) sull'altare insieme all'officiante.

Penultima tappa: l'Azienda Puzielli. Tavolo monacale: ci si siede e ci si guarda in faccia.

Scorre il video con Paolo Massobrio, fondatore del Papillon, che racconta l'opera benefica del Club. Si presentano i produttori: Cantina di Paglia-Di Ruscio di Offida, Caseificio Il Faro di Porto Sant'Elpidio, Pamelini formaggi di Ascoli Piceno, Martarelli Formaggi di Camerata Picena, La Golosa di Montelparo, Biccirè Focaccia di Altidona, e ovviamente Puzielli. I produttori raccontano le loro “opere”, e il gruppo gusta i loro prodotti.

Quasi al termine del pranzo, salta fuori un testo su Giuda. La tesi è che il traditore non tradì per soldi ma per la mancata rivoluzione politica di Gesù.

Non è finita. Dopo una crostata paradisiaca, ultima tappa: la vecchia chiesa di San Giuseppe, oggi auditorium, e la tomba del latinista.

Un puzzle, appunto. Di bello e di buono.











Questo è un articolo pubblicato il 25-03-2024 alle 20:20 sul giornale del 26 marzo 2024 - 46 letture


adolfo leoni




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