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Urge un nuovo modello di democrazia: la deliberativa. Le indicazioni di Zamagni e Marcatili ad un convegno di Porto San Giorgio

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di Adolfo Leoni

fermo@vivere.it


Tra qualche giorno, il prof. Maurizio Temperini aprirà il computer e scriverà, insieme ai suoi dell'Associazione Giorgio La Pira fondata a Porto San Giorgio, una lettera al Presidente della Regione Francesco Acquaroli, ai suoi assessori e ai consiglieri. Chiederà loro di approntare una legge per i Forum deliberativi. Una legge che valga per la Regione, le Province e i Comuni. Di che si tratta? Di un nuovo modello emergente in molte parti del mondo ma ancora quasi del tutto ignorato in Italia: democrazia deliberativa attraverso forum deliberativi. Un'idea già vagheggiata da Giorgio La Pira, il sindaco santo di Firenze,

Forum deliberativo significa che i cittadini, nei diversi ambiti del vivere civile, si metteranno insieme al di là di parti e partiti, studieranno, rifletteranno, dibatteranno e proporranno alle istituzioni quanto avvertono come soluzione di problemi riguardanti le proprie città: dalla riqualificazione dei quartieri al bisogno di nuovi parchi, dalla necessità di nuovi presidi sanitari alla realizzazione di opere stradali e via “partecipando”.

L'invito a Temperini e ai componenti del La Pira è arrivata direttamente giovedì scorso, nel corso di un importante convegno svoltosi a Porto San Giorgio al Teatro don Bosco, dal prof. Stefano Zamagni.

Zamagni non è un docente qualsiasi: è il massimo teorico dell'Economia civile, già professore universitario e Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze sociali. Ed è uno studioso che non le manda a dire. Davanti ad un folto pubblico di adulti che riprendono interesse per la politica, il prof. ha esordito chiarendo che oggi è «indilazionabile» una nuova forma di democrazia. L'attuale, quella partecipativa, sta saltando se non addirittura è saltata. Basti pensare, come aveva già fatto rilevare in apertura Temperini, che i votanti sono al 50%, e forse anche meno. «Il modello elitistico/competitivo, ispirato da Max Weber e Joseph Schumpeter, – ha rimarcato Zamagni – ispirato al mercato e quindi al marketing come metodo di propaganda politica, non funziona più. Il modello è superato». Zamagni cita Jurgen Habermas per l'ultimissimo libro che tratta esattamente di questo decadente scenario.

Perché il sistema non funziona più? Perché i cittadini si sentono impotenti, i loro voti appaiono inincidenti, i loro bisogni non compresi. Ergo, sprofonda la partecipazione alle urne.

Che fare? Una nuova democrazia: quella deliberativa, dove i cittadini sono chiamati in prima persona ad elaborare proposte concrete da inviare alle istituzioni. Occorre, ha detto Zamagni, un neo-rinascimento.

Un sistema che i politici attuali però gradiscono poco, in quanto si sentono, erroneamente però, privati di potere, perdenti di controllo sulle persone. Erroneamente, ha rimarcato il prof.

E pure, laddove i forum deliberativi, che sono il braccio della democrazia deliberativa, sono entrati in funzione si è vista fiorire una nuova stagione di partecipazione popolare e di efficacia nelle proposte.

Un caso? Rimini, ha detto il docente. Un Forum ha deciso il da farsi riguardo al Piano strategico della città: primo obiettivo la messa in sicurezza dei due fiumi riminesi. 700 persone si sono impegnate e la proposta scaturita dal loro impegno è stata presentata all'amministrazione comunale dallo stesso vescovo della città. Il consiglio ha approvato, la macchina si è messa in moto e i lavori sono stati effettuati. Così Rimini si è salvata dall'alluvione che ha toccato invece alcuni paesi vicini.

Zamagni ha parlato inoltre di sussidiarietà circolare, di co-programmazione e della necessità di protocolli attuativi laddove i Forum sono già realtà.

A Zamagni ha fatto seguito l'economista Marco Marcatili di Nomisma, che ha esordito ponendo una domanda: le sette crisi che l'Italia ha avuto negli ultimi 20 anni sono solo colpa dell'economia o appalesano un deficit di democrazia?

Marcatili ha chiarito che la democrazia deliberativa non annulla quella partecipativa, ma la potenzia, offrendole un strumento in più, più efficace e coinvolgente. Purché i cittadini però siano ben informati, abbiano pieno accesso alle informazioni; purché ci sia dialogo reale con luoghi protetti per svilupparlo; purché ci sia una eguaglianza effettiva dove tutte le diversità abbiano possibilità di dialogo; purché, infine, l'esito delle deliberazioni dei Forum venga preso in debita considerazione. Ma come far crescere una maggiore coscienza civile, un alto senso civico?

Occorre, ha sottolineato Marcatili, un'educazione alla partecipazione deliberativa che venga svolta e proposta in ogni ansa del vivere civile: dalla fabbrica alla scuola, dal quartiere all'associazionismo.

Molte le domande che i presenti hanno rivolto ai relatori.

Il convegno, la cui matrice è apparsa subito chiara, è caduto nel bel mezzo di un dibattito sulla urgenza di un nuovo impegno civile e politico dei cattolici, che l'ex ministro Beppe Fioroni, già Pd, ha contribuito ad alimentare con la sua domanda: dove troveranno casa i moderati cattolici e non, dopo le scelte massimaliste di Elly Schlein?

Si apre un nuovo e interessante scenario.


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Questo è un articolo pubblicato il 24-03-2024 alle 11:30 sul giornale del 24 marzo 2024 - 92 letture


adolfo leoni




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