x

SEI IN > VIVERE FERMO > CULTURA
articolo

Il buio e la luce nelle poesie di Luigi Finucci

2' di lettura
198

di Adolfo Leoni

fermo@vivere.it


Il libro è piccolo: una ottantina di pagine. La copertina è nera. Sulla destra, a far da angolo, in prima e quarta uno spicchio di giallo. Luigi Finucci torna con un lavoro nuovo alla poesia. La prima notte al mondo è il titolo (Seri editore). Ma prima di parlar della struttura, occorre entrare dentro alle parole. Lo si legge velocemente, come siamo abituati a fare ormai. Poi, per penetrarlo occorre riprenderlo in mano e rimuginarci sopra. Leggerlo ad alta voce è meglio. Tutti i sensi si risvegliano.

Quel nero della copertina credo non sia casuale. Il tema della morte torna in un saliscendi con la vita. La morte, il suo significato, hanno da sempre interrogato l'uomo. Poi, il poeta è ancor più uomo: perché acuta è la sua sensibilità.

Perché si vive, perché si è al mondo, perché tutto sembra terminare? Ed io che sono? Leopardi fu un campione di quesiti.

Leggere e rileggere le brevi poesie di Finucci porta, nella prima sezione (Ad una distanza che non comprendo), a vagare nell'immensità dello spazio. Ma c'è veramente il silenzio di cui parla Luigi? Oppure una musica altra, rispetto alle musiche d'abitudine, potrebbe cullarci? Cosa giunge da Andromeda? E da Giove? E da Orione? L'Infinito ci interpella e Finucci ne è interpellato.

C'è un'ansia di ricerca nei versi del giovane poeta fermano (è nato nel 1984), un'ansia di capire, di conoscere culture diverse e mentalità diverse. Come in Africa: in Etiopia, a Marrakesh, dove l'acqua è bene prezioso, e dove per un attimo il male è dimenticato. È la ricerca di risposte e vita buona.

Tre altre sezioni compongono il libro: Porta d'accesso a un mondo primordiale; Ho assistito a scene da manicomio; La prima notte al mondo.

Il nero della copertina, come il nero della morte non sono il risultato di un nichilismo. C'è quello spicchio di luce che dà speranza e significato e risposta, volendo.

È tutto casuale, come sostiene Finucci? O qualcosa di misterioso opera: quell' «Amor che move il Sole e l'altre Stelle»?

Nella parte finale del libro, una casa cerca Luigi, una radice, qualcosa di solido. Però sembra poterli trovare lontano, al Nord, tra i ghiacci, «perché all'origine – scrive – c'è un bianco accecante...».

Una frase di Einstein ci sembra giusta in conclusione: «Chi non ammette l'insondabile mistero non può essere neanche uno scienziato». I poeti l'hanno ben chiaro.






Questo è un articolo pubblicato il 18-03-2024 alle 13:47 sul giornale del 19 marzo 2024 - 198 letture


adolfo leoni




qrcode