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La pittura di Ciro Stajano. Gli acquerelli della segregazione pandemica. E il d'après dell'artista

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di Adolfo Leoni

fermo@vivere.it


Ciro Stajano: I d'après. Una mostra nel Gabinetto delle Stampe e dei Disegni della Biblioteca civica Spezioli di Fermo. La presentazione: ieri, sabato pomeriggio. Il primo dato: una folla enorme tra i libri antichi, in una sala dai tanti posti-studio insufficiente a contenere tutti. Che trarne? Curiosità? Sicuramente. Ma, soprattutto, affetto per Stajano: un uomo semplice, appassionato e molto capace ai pennelli. E poi la stima: quella dei colleghi insegnanti all'Istituto d'Arte Preziotti, quella degli allievi che lo hanno avuto maestro; quella dei colleghi pittori che, in certi ambiti spesso di invidia, stavolta l'invidia non emergeva.

Stajano: capello cortissimo, occhiali dalla montatura bianca un po' alla Lina Wertmuller, quel mai stare fermo che lo rassomiglia ad uno scugnizzo napoletano (la sua patria d'origine).

Il prof. Ciro – non so se qui gradirà il titolo – ha donato alcune opere pittoriche alla grande biblioteca fermana. Così le energiche e capaci bibliotecarie hanno colto l'occasione per ringraziarlo e per porre in mostra il suo lavoro, quello scaturito dalla segregazione pandemica. Non è la prima volta

Affronto all'umano è stato il titolo di una precedente mostra allestita lo scorso anno, denuncia degli orrori umani: quando il senso del bene è stato annientato dall'esplosione del male.

Stavolta è I d'apres, «ammirevole sequenza di acquerelli – ha scritto il sindaco Paolo Calcinaro nella prefazione di un originalissimo catalogo – nati dalla suggestione di opere celebri di grandi autori e “riscritti” nello stile dell'artista». Come dire: arte chiama arte, artista chiama artista, pittore pittore, in una evoluzione continua, in una contaminazione incessante.

Ci piace immaginare Ciro seduto allo sgabello, cavalletto di fronte, mente che rotea con l'immagine dei suoi più amati pittori, e così rivederli e reinterpretarli.

A presentare Stajano ha pensato il prof. Nunzio Giustozzi, collega ed amico. Eloquio forbito, capacità di spaziare su ambiti diversi, ironia a volte, parole dal tocco profondo e dal tratto leggero. Quasi pennellate anch'esse.

«Nell'isolamento forzato in atelier – ha detto Giutozzi che fu assessore capace alla cultura fermana – Stajano è costretto a riscoprire il tempo come dimensione interiore e ad abbandonarsi piacevolmente alla consolazione della pittura, nei formati più praticabili e maneggevoli del disegno a penna e dell'acquarello: tecniche congeniali all'artista, solitamente destinate a riempire taccuini di studi fino ai confini dell'astrazione e dell'informale – voli pindarici per un autore vocato alla figurazione – a dare fisionomia a ricordi di viaggio speciali e indimenticabili, stavolta usate per costruire una personalissima “storia dell'arte per immagini” in un dialogo a distanza, foglio dopo foglio, con i giganti del passato da emulare, attraverso un confronto serrato...» Una sfida insidiosa!

Edgar Degas diceva: «Non vi è arte meno spontanea della mia. Ciò che faccio è il risultato di riflessione e dello studio dei maestri del passato». I giganti sulle cui spalle poggiare i nostri piedi, per salire una scala infinita. Uno slancio.

C'è un dipinto che fa da fil rouge nell'intervento del prof. Giocondo Rongoni: una locomotiva che sbuffa, una stazione che è bella.

«Ad ogni “stazione” del percorso – afferma Rongoni – Ciro Stajano installa la sua versione del fatto, la sua interpretazione di celebri dipinti, secondo la tradizione del d'apres, seguita da pittori come De Chirico...».

Stajano dirà due parole due alla fine della presentazione. Giusto qualcosa di sé.

Poi le porte si aprono. E occorre mettersi in fila. Ma ne vale proprio la pena. Quando l'arte commuove!

In chiusura, non è d'obbligo, ma è bene citare il dietro le quinte. Se le mostre si fanno è perché ci sono gli artisti, ma anche gli organizzatori, stavolta Maria Chiara Leonori e Nataliza Tizi; e gli allestitori: Ciro Stajano, Antonio Zappalà e Mirella Piergentili; e il fotografo: Claudio Marcozzi; e il grafico Lisa Calabrese.

E la Carta di Fabriano su cui Ciro ha impresso l'acquerello e la penna biro.

Buona visione a voi. E buon lavoro allo “scugnizzo”.






Questo è un articolo pubblicato il 17-03-2024 alle 15:42 sul giornale del 18 marzo 2024 - 210 letture


adolfo leoni




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