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Corridonia: Franco Arminio ed il coraggio di mostrare le proprie fragilità

8' di lettura
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di Lorenzo Bracalente
lorenzo.bracalente@gmail.com
 


Uno spettacolo teatrale, un dialogo con il pubblico? Con il poeta scrittore delle meraviglie insite nelle cose umane, al Velluti di Corridonia una sequenza di momenti intensi.

Con la sua poesia Franco Arminio ha il forte desiderio di mettere insieme l’aspetto intimo e quello comunitario; Il suo, uno sguardo intenso nell’impegno civile per riscoprire in ogni cosa la bellezza e cercarla più approfonditamente quando non riusciamo a vederla.
Questi i temi toccati con i versi letti ed apprezzati da un pubblico partecipe ed incuriosito.

“Nell’arco di una giornata o di un periodo si può essere più o meno malinconici, più o meno allegri e non c’è da stupirsi per questo; non è altro che il fluire della nostra esistenza terrena che, come la definiva Proust, i vivi e i morti sono un po' la stessa cosa; i vivi sono dei morti, non ancora entrati in funzione."

“Mostriamo le nostre debolezze! Bisogna avere il coraggio di essere fragili e non fa nulla se per gli altri diventiamo il bersaglio facile, se mostriamo la crepa che gli altri possono allargare. Dobbiamo avere il coraggio di farci trovare sempre un po' in affanno, in disordine, in fuorigioco, in debito di ossigeno di amicizia, lontani da ogni porto sicuro sperduti anche a noi stessi.”

E legge un po’ a caso, prese qua e là tra un libro ed un altro, le proprie poesie e poi invita il pubblico a cantare e ancora chiede gentilmente a salire sul palco e a leggere senza timore alcuno dell’altrui giudizio versi di poesie personali come lo faranno poi nel corso della serata un ventiseienne di Castelraimondo ed una ragazza di Monte San Martino che prende a prestito le poesie di un suo amico.

“. . . Guardate le cose che stanno nel mondo come se il vostro sguardo potesse salvarle perché ognuno di voi può fare cose impossibili, impensate prima di morire . . .” e si inginocchia anche per leggere i suoi versi scritti in ogni dove.
A un certo punto bisogna capire che il dolore subito non lo si deve sopportare all'infinito.
“ . . . Mettiti in vacanza. La povera vita adulta non può pagare ad oltranza i debiti dell'infanzia. . . mettila al muro la piccola ombra della tua vita . . .“
“ . . . Pensa ai fucilati, pensa al cuore tremante dei soldati al freddo, ai vetri rotti al fumo nero . . . e continua a dire mille volte al giorno. No alle armi No alle armi No alle armi. . .”
E poi un pensiero va ai suoi genitori: “mia madre mi ha consegnato l'ansia e mio padre il malumore.”
E quindi l’invito a fare un esercizio attraverso una delle sue tante poesie: “ . . . Prendi un angolo del tuo paese e fallo sacro. Vai a fargli visita prima di partire e quando torni.
Stai molto di più all'aria aperta, ascolta un anziano e lascia che parli della sua vita.
Leggi poesie ad alta voce. Esprimi ammirazione per qualcuno. Esci all'alba ogni tanto. Passa un po' di tempo vicino ad un animale. Prova a sentire il mondo con gli occhi di una mosca, con le zampe di un cane. . . e non dimenticare che prima di morire, tutti hanno diritto ad un attimo di bene. Ascolta con clemenza. Guarda con ammirazione le Volpi, le poiane, il vento, il grano. Impara a chinarti su un mendicante. Coltiva il tuo rigore e lotta fino a rimanere senza fiato. Non limitarti a galleggiare scendi verso il fondo anche a rischio di annegare. Sorridi di questa umanità che si aggroviglia su se stessa. . .”
Perché alla fine, la vita è il tempo che passa in attesa di andare via.
Ognuno di noi non fa difficoltà a dire che ha fatto tanti errori nella sua vita ma non dice mai che ha fatto tanti errori nella vita degli altri.
“ . . . Quindi, abbiate cura di incontrare chi non sta nel mezzo, cercate di essere estremi di deliri di incanti. Cercate un uomo o una donna che non siano di questo mondo. Cercate Giovanna D'Arco Giordano Bruno . . . e abbiate cura di impazzire per un abbraccio . . .”
E riguardo al sesso?
“ . . . Il sesso ti leva la faccia che ti ha dato il mondo e ti rimette la faccia con cui ti ha fatto Dio. . .”
E ancora un invito: “ . . . provate a leggere poesie ovunque vi troviate, al bar la mattina, dal benzinaio. Io lo faccio e a me non è mai successo nulla. . .”
Dobbiamo capire che per noi la precarietà è una condizione; noi siamo creature in bilico, siamo animali esposti al pericolo. Questa consapevolezza può anche produrre malinconia e allora proviamo a viverla in una forma più espansiva in una visione di allegria.
Noi abbiamo questa stupidissima idea di dividere il mondo nelle cose eccezionali e nelle cose banali, per cui c'è la torre di Pisa, la Cappella Sistina e poi c'è un marciapiede di cui non ci curiamo ma come diceva un grande fotografo, sotto il sole tutto è nuovo e può essere guardato e tutto diventa clamorosamente bello.
Tutto è bello se guardate le cose con uno sguardo stupito. Ecco la meraviglia delle cose umane. Non carichiamo troppo la vita sull'interno come se noi avessimo il nostro santuario. La gloria del mondo è fuori di noi e se noi ci facciamo una bella passeggiata possiamo gioire per avere tempo di andare da qualche parte dove magari non ci aspetta nessuno. E’ questo, secondo Franco Arminio, il turismo della clemenza. Proviamo quindi a guardare ogni cosa come se fosse bella. E se non la vediamo bella vuol dire che non l’abbiamo guardata con la dovuta attenzione.
E’ con questo atteggiamento che possiamo andare ovunque.
È un esercizio che il poeta raccomanda; è senz’altro una bella cosa, è sicuramente più genuina e salutare che stare sempre dietro lo schermo della televisione o del telefonino.
È un invito, quello di Franco Arminio, a ridare fiducia al mondo pieno di tante belle cose per non cadere nella solitudine. Il mondo esterno ci può rigenerare.
È molto facile cadere in un senso di solitudine che oggi è la nostra condizione nonostante si parli di connessione continua e costante con il mondo esterno.
Siamo tutti soli dannati in un isolamento che non è solitudine spirituale.
“Contiamo” i tanti messaggi ricevuti ma alla fine è come se avessimo messo acqua in un secchio rotto.
Chi ho intorno? A chi posso dire la verità più intima o con chi posso condividere la gioia più grande? La solitudine che siamo vivendo è il problema endemico dell'occidente.
A tal proposito il responsabile della sanità degli Stati Uniti ha redatto un documento di 82 pagine per dire che in America è in corso una pandemia; un’ epidemia di solitudine con significative ricadute sul piano della mortalità.
La stessa situazione c'è anche in Italia, soprattutto nel centro nord, in Francia, in Inghilterra, in Germania.
Si parla di creare il Ministero della solitudine e se ci guardiamo bene dentro ci rendiamo conto del problema.
Abbiamo rottamato il sentimento autentico, la veduta comunitaria il noi e abbiamo messo un po' l'io al centro della scena con il risultato che non stiamo bene.
Non si può continuare ad andare avanti con le merci; noi tutti abbiamo una sorta di vuoto. C’è una ossessione del nuovo che non ci aiuta anzi ci porta alla distruzione.
“ . . . in un anno, in Cina è stato consumato più cemento di quello consumato in tutti gli Stati Uniti nel Novecento. Nel ‘900, i prodotti dell'uomo erano l'uno per cento del peso del mondo. Adesso sono oltre il cento per cento e il 90% delle cose che fanno gli esseri umani che pesano sul pianeta sono cemento, asfalto e plastica.”
Se ci si pensa è una scena alquanto apocalittica e dobbiamo renderci consapevoli anche se questo non ci rende allegri.
“L'importante – spiega il poeta scrittore - è non farsi bloccare, farsi paralizzare da questa impotenza e quindi concludere con il dire non posso far niente.
No, ognuno di noi può appunto andare in giro, guardare, sorridere, abbracciare, pregare e leggere poesie.
Abbiamo il dovere di difendere la realtà, l'umano.
La consapevolezza di come siamo messi può toglierci la passione di stare al mondo ma dobbiamo benedire le cose che a noi sembrano importanti; quindi, se da una parte veniamo sopraffatti da un sentimento di dolore per come siamo messi, dall'altra dobbiamo scatenare la gioia, la voglia di stare insieme recuperando l’ interesse a voler bene a qualcuno.


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Questo è un articolo pubblicato il 17-03-2024 alle 15:49 sul giornale del 18 marzo 2024 - 276 letture






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