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I Sibillini: molto più che una montagna

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di Adolfo Leoni

fermo@vivere.it


Sembrava non dovesse più tornare. Marzo però ci ha fatto la sorpresa. La neve copre le cime dei Monti Sibillini, e anche un po' più sotto Un candore che spicca sul verde e riluce al sole di questi giorni. Domani, file di auto si muoveranno per Foce, Montemonaco, Montefortino, Sarnano, Sassotetto. Lì, a due passi c'è la nostra montagna. Vanno – andiamo – solo per sci da fondo e da discesa (potendo), solo per un trekking e una scampagnata? Certo che sì. Ma non solo.

A spingere e spingerci, consapevoli o meno, c'è quel dato religioso incastonato in ognuno che fa dei monti un luogo sacro, quasi una chiesa. Sempre l'umanità ha posto “i Celesti” sulle alture: sulla Rocca di Larisse nell'Argolide – scriveva Febo Allevi – all'Aracneo, dall'Imetto sul Parnete all'Anchesimo nell'Attica, sino al Sinai di Mosè, «il Monte che Dio elesse come sua dimora». E, sulla montagna fatata, aggiungiamo noi: il Venusberg dei miti nordici e di Wagner. Ma anche grotta della Sibilla nostrana.

Monte Vettore è come un elefante addormentato che ha posato a terra la sua proboscide; la Sibilla con i suoi racconti e la sua caverna accesso al regno d'oltremondo; la Priora che sorveglia cristianamente la Sibilla pagana.

Vettore Sibilla Priora: quasi un altare, rischiando la blasfemia. Oppure, prendendo da Philippe Frédéric "Édouard" Schurè, «regione delle folgori e dei venti».

La nostra montagna! Ricca oltre che di leggende e racconti fantastici, di un sottofondo misterico da un lato e fortemente religioso-mistico dall'altro. È la terra dove ha scorrazzato Cecco d'Ascoli, l'antagonista di Dante, con il suo «l'ho detto, l'ho insegnato, lo credo» che ci piace pensare urlato all'imbocco dell'Infernaccio a poca distanza dell'eremo bianco degli Avellaniti e di padre Pietro: san Leonardo. Ma è anche la terra di san Benedetto, di quel padre dimenticato dell'Europa, che disseminò i suoi monaci a difesa della barbarie e accoglienza dei barbari. Incontrando Totila, gli andò incontro portando pane e birra, bevanda prediletta dagli Ostrogoti.

E non mancò in queste aree il canto e l'opera del Poverello d'Assisi. San Francesco percorse questi luoghi, si fermò a Norcia, raggiunse il Piceno.

Si va in montagna per sciare e camminare, coglier funghi e trovare un buon cacio. E per essere più vicini a Dio.




Questo è un articolo pubblicato il 15-03-2024 alle 11:27 sul giornale del 16 marzo 2024 - 158 letture


adolfo leoni




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