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L'oasi di "San Giovanni in silvis". A Monte Urano

2' di lettura
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di Adolfo Leoni

fermo@vivere.it


Immaginiamo il doppio filare di pini che scendeva dal colle: uno stupendo viale che raggiungeva la piccola chiesa di San Giovanni Battista costruita su una balza più bassa che guarda Fermo di fronte, uno spicchio di mare a sinistra e la montagna sul lato opposto. Oggi di pini ne restano pochissimi. Industria e lavoro hanno abbisognato di strade diverse. Monte Urano è stato importante centro di calzature. E oggi è tempo di resistere alle crisi. Il luogo resta però suggestivo. Uno spazio di tranquillità. Un'oasi serena a mezza costa.

Ci piace pensare alla contessa Raccamadoro arrivare su di un calesse per raggiungere il villino liberty, rosa dagli infissi verdi, annesso all'edificio sacro. I conti Raccamadoro-Colli acquistarono la chiesa, insieme ai Bonafede, quando i Piemontesi occupanti la requisirono ai prelati. La presero per poi restituirla. Non fu l'unico caso di salvaguardia e restituzione di un patrimonio indebitamente espropriato. Ma non sempre andò così. Non mancarono le speculazioni sui beni della chiesa.

Il cartello indica che in questo luogo sorgeva un tempio antichissimo risalente al fatidico anno Mille. Su San Giovanni in Silvis scrisse molto un parroco-letterato: don Giuseppe Crocetti.

Silvis, perché una selva o un bosco cingeva questo luogo di preghiera. Un altro sacerdote: don Ferdinando Pieroni, da parroco ha sistemato la pieve, con il piccolo casale accanto e l'abitazione.

C'è un parco che accoglie il visitatore. E c'è una madonnina in gesso che sorride ai credenti. I giochi per bambini raccontano questa area come adatta per famiglie. Lo spiazzo poco più sotto è il posto della festa di San Giovanni, festa religiosa e anche civile, messe e gastronomia. Il Comitato pensa al decoro. Che è molto: erba rasata, siepi curate, stradina ben tenuta per piccoli cammini.

Sul lato opposto, vicino all'ingresso della chiesa, è stata posizionata una campana. Un tempo rintoccava dall'alto di un basso campanile. Un giorno venne giù per l'usura delle cinghie. Recuperata, è rimasta a terra, oggetto di carezze da parte dei bambini.

Il giorno in cui arriviamo, la chiesa è chiusa. Chi la frequenta ci racconta che nella volta è rappresentato {il mistero Trinitario con teorie di angeli» e che «il Fonte battesimale è stata opera di una bottega artigiana di Milano». Gioielli di casa nostra.






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Questo è un articolo pubblicato il 14-03-2024 alle 13:32 sul giornale del 15 marzo 2024 - 1054 letture


adolfo leoni




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