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Teatro: a Porto Sant'Elpidio la sensualità di Donatella Finocchiaro e l'attualità de “La lupa” [commento]

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di Marina Mannucci
fermo@vivere.it

 


“La Lupa”, la storia di una donna considerata famelica e ammaliatrice nella Sicilia ottocentesca di Giovanni Verga, è stata rappresentata ieri al Teatro delle Api di Porto Sant'Elpidio. Presenti in teatro gli studenti dell'Istituto Carlo Urbani, che stamattina hanno avuto l'occasione di poter discutere dello spettacolo direttamente con gli attori e con Luana Rondinelli che ha collaborato alla regia.

La trasposizione di una Sicilia ottocentesca rispecchia un modo di pensare bigotto e retrogrado (dal quale forse non siamo ancora usciti) in cui la donna libera è considerata metaforicamente una “malerba” che, proprio come un'erba infestante rovina le coltivazioni, tormenta l'uomo perbene portandolo al tradimento e alla perdizione.

“Dio ce ne liberi e ce ne scampi”, dicono le donne, invidiose e malevole, e lo stesso dicono anche gli uomini, che però dal fascino della Lupa, questa donna così sensuale, sono in realtà attratti: nessuno escluso, anche il prete. Alla lupa è addossata la colpa di essere troppo famelica, troppo ossessionata dalle pulsioni, in poche parole troppo libera.

La storia racconta di Gna Pina che, ossessionata da Nanni, decide di concedergli in moglie la sua illibata figlia Maricchia. La segreta relazione passionale tra Gna Pina e Nanni, però, è sulla bocca di tutto il paese e finirà in tragedia.

La scenografia austera e rigidamente disegnata richiama alla curiosità morbosa della gente, che vuole scoprire i fatti affacciandosi dalla finestra e poi si rinchiude dietro agli scuri, fisici e mentali.

Le alte mura dalle quali piccole finestrelle si aprono per dare luce a occhi indiscreti e voce alle malelingue, sono a rappresentare la mentalità bigotta e retrograda di paese, in cui a governare sono invidia e malizia.

La regia di Finocchiaro non lascia in secondo piano ciò che agli occhi degli abitanti di paese deve restare celato: la voglia di far emergere la propria femminilità non è prerogativa esclusiva di Gna Pina ma riguarda tutte le donne, comprese coloro che la criticano per eccesso di sensualità. Nella collettiva danza carnale vengono meno i giudizi, la nudità stimola le primordiali pulsioni e tutti sono inconsapevolmente privi di vergogna.

A livello sonoro, l'intromissione nella vita altrui da parte della comunità è scandita dai brusii della maldicenza, che partono dalle bocche delle comari e arrivano alle orecchie degli uomini di paese; le musiche che spaziano tra folkloristiche e contemporanee spingono a riflettere invece sull'attualità del concetto risolutivo di una passione travolgente. Il gesto finale di Nanni per porre fine al suo tormento è quello di uccidere Gna Pina: un femminicidio in piena regola, proprio come quelli cui siamo abituati oggi, anche a distanza di due secoli dalla prima pubblicazione della novella di Verga.

In scena Donatella Finocchiaro ammalia come la Lupa, come fecero prima di lei Anna Magnani e Monica Guerritore, si attorciglia al suo uomo ossessivamente e sensualmente, ricreando l'atmosfera erotica della novella. Non è la sola: Bruno Di Chiara nel ruolo di Nanni emerge per consapevolezza scenica in un gruppo di attori che, nell'insieme, vanta un buon livello.



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Questo è un articolo pubblicato il 13-03-2024 alle 12:41 sul giornale del 14 marzo 2024 - 152 letture






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