x

SEI IN > VIVERE FERMO > CULTURA
articolo

Il confine del vuoto in “SuSpenSionS” di Pierpaolo Curti, alla Torre di Moresco

3' di lettura
170

di Danilo Monterubbianesi
fermo@vivere.it


Se lo spazio fosse una vertigine. Pierpaolo Curti (Lecco, 1972) presenta al TOMAV (Torre di Moresco Centro Arti Visive), fino al 28 aprile, la sua “SuSpenSionS”: personale a cura di Antonello Tolve in cui il vuoto, il limite e il metafisico prendono spazio sulla tela, o meglio, lo piegano, lo rivoltano, lo interrogano. E nel buco nero siamo invitati ad entrare, a scoprirci per quello che siamo: contraddittori.

«Ma sopra il ciglione dell’edificio, lontana, entro ai riverberi meridiani – scrive Dino Buzzati ne “Il deserto dei Tartari” – spuntava una cima rocciosa. Se ne vedeva solo l’estrema punta e in sé non aveva niente di speciale. Pure c’era in quel pezzo di rupe, per Giovanni Drogo, il primo richiamo della Terra del Nord, del leggendario regno». Quel “pezzo di rupe” ricorre anche nelle opere di Curti come una delle poche parvenze fisico-naturali presenti nei suoi paesaggi irreali, onirici, tra le tese campiture e i chiaroscuri, tra la visione e la prima era del videogioco; ma qui, in riferimento al passo di Buzzati, vuole cogliere l’intento dell’artista di creare orizzonti, varchi in cui entrare, e, come per il deserto che l’ufficiale Drogo osserva ogni mattina, vuoti da riempire.

«È una mostra che – spiega Andrea Giusti, direttore creativo del TOMAV – rientra in un percorso artistico intrapreso da tempo e incentrato sul concetto di vuoto, sull’attesa, sul margine», argomenti presentati da Curti con una sintesi chiara, una pulizia compositiva che riporta una complessità concettuale, unite insieme dalla varietà tecnica delle opere, in cui compaiono, su tela o carta, il disegno a matita, in acrilico, col pastello o la stampa digitale. «Inoltre molte delle opere sono site-specific», continua Giusti, «e ciò spesso è difficile da ottenere perché è complesso sia instaurare il giusto legame umano con l'artista (non sempre capita) sia, per essi, confrontarsi con uno spazio già caratterizzato come quello della torre».