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Porto San Giorgio: 30 artisti del fermano parlano della donna tra pittura, scultura e fotografia

4' di lettura
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di Marina Mannucci
fermo@vivere.it

 


Si chiama “Essere donna” ed è la mostra collettiva che fino a oggi pomeriggio (10 marzo ore 20) sarà visitabile nei locali di Sala Imperatori, Porto San Giorgio.

Inaugurata venerdì 7 marzo alla presenza dell'assessora alla cultura Carlotta Lanciotti e con l'intervento dei docenti Pamela Bulgini e Patrizio Sanguigni, la mostra è stata patrocinata dal Comune di Porto San Giorgio e conta la presenza di trenta artisti del fermano.

Ognuno di loro ha presentano le proprie opere declinate al tema del femminile, tra le quali si possono apprezzare opere pittoriche, scultoree, fotografiche e tecniche miste, che omaggiano la donna in ogni sua forma.


Qualche esempio? Indignazione e coraggio di Ermola Mariucci, che cita nel titolo il detto di Sant'Agostino, pone al centro le battaglie che le donne hanno dovuto affrontare nel corso degli anni. “Sono partita dal 1946, la data che ha decretato il diritto di voto alle donne, fino al 2011, anno in cui sono state approvate le leggi contro la violenza sulle donne, per raccontare attraverso la legislazione tutte le conquiste femminili”. Il cerchio centrale, realizzato con materiali di recupero, ricorda il mondo imperfetto dell'universo femminile. “Il mondo di ognuna può subire delle fratture perché è difficile che la donna viva una vita lineare e senza ostacoli”.

L'opera di Chiara Giancola, giovane studentessa dell'Accademia di Belle Arti di Macerata, è duplice. Da un lato Anima di Mirto, realizzata a penna bic, raffigura una ragazza che si accinge al passaggio dall'età infantile all'età adulta. “Quest'opera mi rappresenta molto – commenta l'artista – perché anche io ho avuto paura del cambiamento e delle responsabilità”. Dall'altro Attesa, realizzata in digitale, racconta la vita congelata della casalinga, che è relegata in casa senza una via d'uscita. “C'è ancora molto da fare per le donne, che ancora oggi subiscono le scelte di un mondo governato dall'uomo”.

Il quadro di Maria Baldini, artista italo-argentina, s'intitola Robot and nature ed è dedicato al mondo della natura in lotta con la tecnologia. “Un mix di colori in guerra – dice Baldini – che devono trovare il modo di coesistere in un universo di convivenza tra natura, totalmente femminile, e la tecnologia, che vuole prevalere su di essa”. Il binomio donna-natura si ritrova anche nella composizione in gesso e tessuto di Kislitsyna Iryna Estate, in cui “l'energia è donna e madre”, mentre in La ruota delle sette dee di Ines Duarte sette differenti donne che guardano in direzioni diverse portano la magia spirituale nel vissuto dell'artista.

Il quadro di Val Ange rappresenta una donna intrappolata dal velo del patriarcato (Velata), mentre le fotografie di Cristina Offidani mostrano donne felici e altrettante sofferenti. Nelle tre veneri rosse di Gaia Starace si apprezzano tre donne della preistoria che raffigurano la fertilità e la maternità; nella scultura in terracotta La danza della vita di Stefania Tedeschini la donna danza sul cerchio della vita diventando un tutt'uno di potere, anima e corpo.

Presenti anche opere realizzate da artisti uomini, tra cui Rossano Cipolletti, Alberto Arimate, Julio Fernandez e Costantino Agostini. Quest'ultimo realizza Delusa, una scultura in legno di faggio in cui una donna a metà tra “il preistorico e il picassiano” china la testa in maniera innaturale. “La donna è ferita – spiega l'artista – a causa dei maltrattamenti che subisce, ma nelle ferite ho voluto riempirla d'oro”.

Degno di nota è il gioco dell'oca a tema donna di Antonella Torquati, un tabellone composto da fotografie di donne importanti nella storia e date da ricordare, in cui a vincere sono la positività e la speranza in un mondo migliore.

Queste sono solo alcune delle opere da scoprire, da indagare e sulle quali riflettere, il resto si può visitare entro le ore 20 presso la Sala Imperatori di Porto San Giorgio. “Abbiamo voluto dare un segnale di unione – dicono gli organizzatori – perché creare arte non è solo un aspetto solitario ma va condiviso dapprima tra di noi, e poi con il pubblico”.


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