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8 Marzo: “Lina Ciucci: in una donna, mille donne”, ma le mimose non bastano

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di Danilo Monterubbianesi
fermo@vivere.it


È intorno alla figura di Lina Ciucci che la Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo, in collaborazione con il direttore della Pinacoteca di Ascoli Piceno Stefano Papetti, ha voluto sintetizzare lo spirito dell’8 Marzo, Giornata Internazionale della Donna. L’incontro, “Lina Ciucci: in una donna, mille donne”, celebra la protagonista del quadro “Donna con il foulard rosso” e il suo ruolo nella carriera artistica del noto artista Adolfo De Carolis, protagonista da molti anni nelle collezioni della Fondazione.

La giovane proveniente dal piccolo borgo di Anticoli Corrado, tra le campagne romane, è stata unica moglie e indiscussa musa ispiratrice del poliedrico De Carolis: «E della mia donna vi dirò – come scrive in una lettera all’amico Marino Moretti - che è stata la mia sola compagna e che tutte le mie opere sono fatte con lei e per lei». Il quadro “Donna con il foulard rosso” è solo il punto di partenza del prof. Papetti, che illustra la ricca produzione dell’artista, la sua biografia, e soprattutto il legame artistico che costruì con Lina: soggetto – a volte trasfigurato, a volte meno – di tutte le sue opere; una bellezza ideale, ma non priva di particolari somatici che ritornano in tutti i volti femminili dei suoi dipinti e delle sue incisioni.

Ma qui sta il problema: Lina Ciucci, sfortunatamente, è descritta solo come una bella ragazza, solo come “moglie di”, come “musa di”, svuotata di qualsiasi altro ruolo. Lungi dal rendere politico l’operato di un artista come De Carolis, del quale ammiriamo le stupende tele dall’aria preraffaelita, l’idea di una figura femminile usata come mera figura, solo per la sua bellezza ispiratrice, poco si addice alle rivendicazioni dell’8 Marzo, e l’associazione tra la Festa della Donna e questo aspetto della produzione artistica del De Carolis, rischia di generare un messaggio ambiguo, nel cui contenuto c’è una donna valorizzata unicamente per il suo aspetto e il suo valore ancillare rispetto all’operato del marito.

Ciò, come scritto, non ha nulla a che spartire con la storia dell’arte, né con la collezione della Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo, men che meno con la professionalità del prof. Papetti; bensì riguarda una mancata attenzione al dettaglio, dove il dettaglio è che per parlare delle donne non basta scrivere un nome di donna nel titolo, dire che fu una bella statuina, e tessere le lodi di un marito più celebre. Lina Ciucci era bella, innegabile, ma finché sarà “solo bella”, avremo più che mai bisogno di questo 8 Marzo.


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Questo è un articolo pubblicato il 09-03-2024 alle 08:35 sul giornale del 10 marzo 2024 - 208 letture






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