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Fermo: è ufficiale, Dante Alighieri ha vissuto in città. Su due pergamene appare il nome del figlio Jacopo

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da Silvia Cotechini


Fermo e Firenze mai state così vicine: grazie a due pergamene ritrovate nell’Archivio di Stato, Rita Monaldi e Francesco Sorti hanno scoperto la permanenza di Dante e di suo figlio Jacopo a Fermo.

Articolo aggiornato qui: https://www.viverefermo.it/2024/03/08/dante-a-fermo-s-o-no-ecco-cosa-dicono-gli-studi-parolaagliesperti/236908/

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In un servizio del TGR Toscana di ieri (4 marzo) sono stati intervistati Rita Monaldi e Francesco Sorti, autori della trilogia "Dante di Shakespeare, come è duro calle", un’opera particolare che vuole mettere a paragone due “mostri sacri” della letteratura: Dante e Shakespeare. Per questo motivo, nella trilogia Dante non è solo uno scrittore ma anche un interprete che rappresenta la sua Divina Commedia davanti a un pubblico. Quest’opera ricca e insolita segna un punto di svolta per Fermo: nel mezzo dello studio per ricostruire gli spostamenti di Dante dopo l’esilio, argomento del terzo volume, la coppia di autori si sofferma sulla permanenza del poeta nelle Marche e scopre qualcosa di inaspettato.

Le fonti storiche sono due pergamene risalenti al 300 e conservate nell’Archivio di Stato di Fermo. In questi documenti appare il nome di Jacopo Alighieri. Quando negli anni ‘60 Febo Allevi, italianista di origini marchigiane, portò alla luce le pergamene poco si badò al nome, pensando si trattasse di semplice omonimia. Ma gli studi di Storti e Monaldi dimostrano diversamente: lo Jacopo delle pergamene è il figlio di Dante Alighieri. Come piega Francesco Storti ai microfoni del TGR, ci sono testimonianze della presenza di esuli fiorentini a Fermo risalenti a quello stesso periodo. La curiosità è che questi esuli erano raggruppati in quella parte della città che ancora oggi porta il nome di Firenze: la contrada Fiorenza. Altro riferimento fermano alla dinastia di Dante Alighieri è il “Vicolo degli Elisei”, che prende il nome dagli avi di Dante, la famiglia Elisei appunto.

Tornando a Jacopo Alighieri, le pergamene non solo testimoniano la permanenza a Fermo del figlio del sommo poeta, ma anche la sua attività politica in città. Il documento del 1306 è stato stipulato a Montolmo (l’odierna Corridonia) e si tratta di una multa per danni di guerra. Non a caso, “gli altri personaggi citati nelle pergamene sono legati all’ultima fase dell’attività politica di Dante a Firenze e agli Ordelaffi, amici e alleati di Dante, originari di Forlì”, come spiega Sorti.

I rapporti di Dante con le Marche sono forti anche a livello linguistico. Rita Monaldi ci tiene a specificare che della lingua italiana di cui Dante è ritenuto “l’inventore”, in realtà si trovano tracce che risalgono a 200 anni prima proprio nelle Marche, nell’Abbazia di Fiastra.

Aggiornamento: si stanno svolgendo ulteriori studi sulla presenza di Dante a Fermo, seguiranno aggiornamenti.


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Questo è un articolo pubblicato il 05-03-2024 alle 16:26 sul giornale del 06 marzo 2024 - 5880 letture






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