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Monte San Pietrangeli: teatro gremito per la testimonianza del magistrato Alfonso Sabella

5' di lettura
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di Lorenzo Bracalente
lorenzo.bracalente@gmail.com
 


Intervistato dal regista Alessandro Bardani, il “cacciatore di latitanti” in un’ora e mezza ha raccontato di se e dei suoi arresti per un pubblico attento che lo ha applaudito a più riprese.

“Sono qui stasera – ha esordito il regista Alessandro Bardani – per cercare di capire un magistrato, ma soprattutto un uomo. Non è uno spettacolo usuale, non è prosa nè una stand up Comedy è semplicemente un intervista, un faccia a faccia, che inizierà la sua storia da quando Alfonso è entrato nel Pull Antimafia con Giancarlo Caselli. Parleremo di un momento molto difficile per il nostro paese; quello seguito alle stragi di Capaci e di via D'Amelio. Una fase in cui si doveva ricostruire il Pool antimafia con quei magistrati che alla fine hanno annientato il cuore dello stragismo corleonese. C'è un fil rouge che lega, l'uomo al magistrato e lo affronteremo anche dagli occhi di un ragazzo di 29 anni che forse, sotto certi punti di vista, inconsapevolmente ha fatto la storia del nostro paese.”

“Figlio d’arte – inizia Sabella - mia mamma è stata la prima donna avvocato della provincia di Agrigento negli anni cinquanta; capirete che allora, per una donna andare in macchina con i clienti “masculi” suoi assistiti era cosa assolutamente disdicevole. Insomma, era considerata, per farla breve una donna di facili . . . ”
Scherzandoci su racconta della sua prima volta sulle pagine dei giornali quando ancora giovanissimo fece assolvere tre cacciatori di frodo.

Hai iniziato a Termini Imerese e li ti occupavi di reati contro la pubblica amministrazione ma lì succede qualcosa.
Il mio primo impatto con la Magistratura non è stato tra i migliori.
Io ed altri colleghi stavamo lavorando su una mazzetta da 30 milioni di lire che erano state pagate al direttore generale dell'ASL e chiediamo al nostro capo di arrestarlo ma ci nega sempre il visto fino a quando noi non scopriamo che egli si incontrava con questo signore al quale riferiva anche i dettagli della nostra indagine. Ero giovanissimo, avevo 27 anni e con coraggio mi presentai al Consiglio Superiore della Magistratura e denunciai, con un atto di pura incoscienza più che di coraggio, il mio capo.
Seguì il processo penale, venne condannato a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. In sostanza, sfidai un sistema che alla fine dei giochi rimise il mio capo al suo posto e mi trovai a convivere con lui.

E’ allora che Caselli si accorge di te?
Eravamo pochi sostituti a Termini Imerese e c’era una “convivenza armata”. Caselli si era appena insediato a Palermo e mi chiede di andare con lui. Non a va dimenticato che Caselli fu l'unico della sua corrente a votare a favore di Falcone quando ci fu la successione all'ufficio istruzione di Palermo. Il mio primo impatto a Palermo fu un pochino strano. Siamo nel dopo stragi ed il Palazzo di Giustizia doveva essere blindatissimo.
Passo tranquillamente sotto il metal detector con la mia pistola e nessun suono; praticamente mi presento nell'ufficio di Caselli armato e gliela metto sulla scrivania con il suo stupore facendogli chiaramente capire che il sistema di sicurezza faceva acqua.

Racconti che restano impressi ma qual è la data precisa di quando sei entrato a far parte del Pool Antimafia?
E’ per me una data importantissima che segnerà poi la mia vita per altri aspetti; è il 23 novembre del 1993, giorno in cui venne rapito il piccolo Giuseppe Di Matteo, strangolato e sciolto nell'acido l'11 gennaio del 1996, a pochi giorni dal suo quindicesimo compleanno, dopo 779 giorni di prigionia per impedire al padre, Santino Di Matteo, di collaborare con la giustizia.
Episodi e racconti narrati con una simpatia che ha conquistato il piccolo teatro comunale.
Tanti ricordi con i nomi che i meno giovani con qualche capello bianco hanno sentito più volte ma che il Magistrato Sabella ha scovato, arrestato ed interrogato.
Tra questi Leoluca Bagarella, Giovanni Brusca, Pasquale Cuntrera; nomi che restano nella memoria di tutti perché rappresentano la mafia in tutta la sua disumana violenza perpetrata nell'estate del 1993.
Catturare latitanti per anni, nascosti tra le pieghe di una Sicilia in cui il territorio spesso sfugge al controllo dello stato, è stata un'impresa investigativa tanto grande quanto di successo.
Un incontro quello di sabato sera, due marzo, dove Sabella ha tenuto a precisare di quanto per lui fosse importante trattare con dignità anche il più spietato e disumano stragista.
No ha partecipato all’arresto di Matteo Messina Denaro ma ha sottolineato quanto fosse stato importante per lui vederlo salire in macchina senza il bisogno di ammanettarlo. Lo Stato, secondo il magistrato, in quella circostanza ha evidenziato tutta la sua forza.
Alfonso Sabella, classe 1962, è stato per anni magistrato inquirente a Palermo. Ha visitato le camere della morte dove avvenivano le torture e le uccisioni più cruente, ha raccolto i racconti di pentiti maggiori e minori e soprattutto ha accumulato una enorme riserva di storie. Storie con tutta la violenza delle guerre di mafia di cui fanno le spese anche gli innocenti, tra cui anche Giuseppe Di Matteo.

“Non sono riuscito a salvarlo e questo ancora mi lascia qualche notte sveglio con il dubbio di non aver saputo fare abbastanza.”

Storie di intercettazioni e imboscate, storie in cui le gesta dei mafiosi si modellano sui film e la televisione. Soprattutto storie vere, che ci hanno fatto rivivere in prima persona le emozioni, i drammi, le delusioni e i trionfi di un magistrato che per anni è stato un cacciatore di mafiosi.

La magnifica serata è stata organizzata dall' associazione Collettivo A e dall'amministrazione comunale


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Questo è un articolo pubblicato il 03-03-2024 alle 11:29 sul giornale del 04 marzo 2024 - 422 letture






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