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Teatro: “L'albero saltellante” sorprende e travolge il pubblico di Capodarco [commento]

3' di lettura
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di Marina Mannucci
redazione@viverefermo.it


Al Teatro Nuovo di Capodarco il sorprendente spettacolo di Giorgio Galantini in cui ci si chiede non solo “perché?” ma anche “come?”

In scena tronchi rinsecchiti, un albero rigoglioso, un leggio e un'atmosfera fatata sono a richiamare un mondo magico in cui l'unico attore, in lunga giacca damascata e gonna in tulle, ha l'intento (mirabilmente soddisfatto) di trasportare lo spettatore.

La storia, freneticamente e sapientemente raccontata, rimanda al mondo fiabesco dell'infanzia, fatto di avvenimenti irrazionali e inspiegabili, e al contempo catapulta la mente dello spettatore nel mondo filosofico della riflessione.

Si racconta di un albero che decide di sradicarsi e iniziare a saltellare per il mondo, intraprendendo un viaggio che percorrerà contro senso (quando va in salita lo fa sprofondando, per esempio), in cui incontrerà creature senza senso (“perdendo i sensi non hanno più senso”), vagando per non essere risucchiato dalle sue paure, alla ricerca di un senso ai suoi perché.

La fiabesca e rocambolesca storia dell'albero saltellante, o meglio capitombolosaltellalberante, è narrata attraverso un accurato gioco di parole: due ore di scioglilingua, a tratti mischiato col grammelot, ricco di parole che non hanno senso eppure trovano il loro senso di stare insieme sotto la guida dell'autore. La parola volontorte, per fare un esempio, è un mix di volontà e sorte.

Giorgio Galantini, autore, regista e attore, interpreta il cantastorie di questo viaggio immaginario. Rotea, piroetta, saltella e si sdraia, si muove nello spazio scenico con la stessa rapidità strabiliante usata dalla lingua. Inventa un mondo di poesia e di dialoghi immaginari tra “Follia” e “Frenesia”, stuzzica l'uso del gerundio nella costruzione delle frasi e stimola il pubblico a chiedersi i perché delle cose.

Dall'atteggiamento riconducibile a quello del noto Cappellaio Matto, Galantini sembra non solo narrare ma anche impersonare il protagonista del suo racconto, l'albero saltellante, capitombolando da una parte all'altra del palcoscenico, vagando alla ricerca di un “tutto” al posto di un “niente”.

Galantini firma un testo scenico geniale al limite della credibilità, che porta a chiedersi quanto di folle e quanto di possibile ci sia dietro. Sicuramente avvincente, nel testo drammaturgico c'è talmente tanto materiale da poterlo dividere in tre differenti spettacoli: il rischio che l'esigenza di narrare si traduca in esasperazione teatrale può evitarsi provando a lasciare il proprio pubblico con la voglia di sapere di più, assaporare altro e meglio invece di sovraccaricare.

Il pubblico, con buone probabilità, esce dal teatro con molte domande, chiedendosi tanti perché e anche alcuni come: come sia possibile inscenare uno spettacolo del genere, misto tra genio e sregolatezza, per esempio, oppure come si possa vivere sempre piantati nello stesso posto come un albero (che, però, decise di andarsene), oppure come fare ad essere ciò “che realmente si è”.

Un plauso all'idea, alla regia e alle capacità d'attore, intrattenitore e narratore di Giorgio Galantini.




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Questo è un articolo pubblicato il 01-03-2024 alle 14:55 sul giornale del 02 marzo 2024 - 1028 letture






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