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Ridateci i soldi del canone RAI! L’inconsistente poca Gloria

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di Adolfo Leoni

fermo@vivere.it


Ridateci i soldi del canone RAI! Perché? Perché dal servizio pubblico un utente vorrebbe di più. Cioè: più qualità, più professionalità, più realismo. Incuriosito dal tema di come si costruiscano i “miti” a tavolino o li si faccia “risorgere” attraverso battenti campagne mediatiche, ho seguito la fiction Gloria con Sabrina Ferilli, Massimo Ghini ed altri. La trama è conosciuta, tutti ne stanno parlando.

Gloria è un'attrice, ovvero una stella che non scintilla più: sta invecchiando e i registi a lei preferiscono altre più fresche. Vista la decadenza, coglie al volo una piccola malattia per inventarne una grande: tumore terminale.

I media ingigantiscono la cosa tornando ad interessarsi di Gloria e a sfrucugliarne la vita; la tv del dolore strappa lacrime abbondanti ai telespettatori; l'apparato cinematografico le concede il David di Donatello; l'agenzia di collocamento artisti cerca di collocare la rinata star e lucrarci sopra. Fin qui ci sta. Ed era la parte potenzialmente interessante. Però...

Però, a parte la non conclusione della storia, che fa presupporre una seconda serie, il racconto è stato di una miseria intellettuale e culturale indicibile. Né divertente né ironico né drammatico, né serio indagatore di quel circolo mediatico che si scatena sulla sofferenza umana, né capace di entrare nel profondo dei diversi temi: amore, rapporto famigliare, professione. La coppia omo: musicista/maresciallo dei carabinieri è sembrata una ridicola macchietta; la figlia di Gloria è apparsa quasi come una sciocchina vispa Teresa. E via dicendo.

Allora, non è possibile che la RAI sostenga questa povertà e banalità di fiction. Così facendo, si fanno scadere anche sceneggiati invece molto più attraenti per contenuti e recitazioni. E così facendo, insisto, ci si situa invece allo stesso bassissimo livello, se non peggio ancora, delle numerose piattaforme che propongono ogni istante una quantità indicibile di film e fiction dalla gigantesca inconsistenza.

Per sfamare il pubblico, tali piattaforme prendono di tutto pagandolo poco e screditando così il lavoro degli sceneggiatori, dei registi, attori, doppiatori, creativi, etc. E dove l'intelligenza artificiale fra poco la farà da padrona, avendo campo libero. Dove l'umana intelligenza arretra, avanza l'artificiale.

Mi domando: ma siamo arrivati a questo punto di idiozia? Ma siamo arrivati ad un crollo di capacità di giudizio così marcato?

È vero che le televisioni commerciali ci hanno imbastardito ma qui si rischia il regresso ad uno stadio zoologico di mera reattività.

Possiamo tollerarlo?




Questo è un articolo pubblicato il 29-02-2024 alle 10:54 sul giornale del 01 marzo 2024 - 338 letture


adolfo leoni




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