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Radici di terra e di acqua: negli spazi de Lou Capanneau la mostra “La rosa all’inizio del filare”

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di Danilo Monterubbianesi

fermo@vivere.it


Ciò che dall’alto si vede sono le file ordinate delle vigne, la loro verde geometria, il lavoro di uomini e donne; ma planando verso terra, tra foglie, rami e ramoscelli, si scorge spuntare, in punta di piedi, il vivido tepore di una rosa, forse arrogante, forse timida. “La rosa all’inizio del filare”, oltre al titolo della mostra curata da Ado Brandimarte presso Lou Capanneau, è il dettaglio che riflette la salute del vigneto, quindi segno di premura, attenzione e della bellezza in esse insita. Coinvolgendo sei artisti, l’esposizione vuole rappresentare il nostro rapporto con la natura e il territorio come un costante dialogo, un continuo apprendere; quello della rosa nel filare.

Sull’orlo della catastrofe climatica, il legame con l’ambiente che ci circonda non può reggersi sulle ragioni del possesso e del controllo: niente di ciò che tocchiamo è nostro, nessun grumo di terra su cui mettiamo i piedi è intrinsecamente nostro, o nostro servo. Attraverso i prodigi della sensibilità artistica, la mostra propone ciò che nasce dall’incontro del territorio con l’esperienza umana: in sostanza, si rappresenta la natura e in particolare la Valle dell’Aso – ma questa immagine, questo insieme di sensazioni – fisiche, corporee, sensoriali – si mescola alle impressioni e ai ricordi conservati nella mente degli artisti, come alle metafore che essi riescono a costruire.

Varie sono le opere, e di conseguenza anche le tecniche e i simboli rappresentati: dall’installazione immersiva di Filippo Sbrancia (Macerata, 1991), una piccola selva che circonda l’area dell’ingresso; ai boschi dal colore brillante e l’atmosfera onirica dipinti da Filippo Rizzonelli (Riva del Garda, 1991), in cui emerge il magico e il sacro che nei millenni abbiamo associato alla natura; quadri nei quali la presenza umana è un’aura, o un’assenza. C’è poi il dialogo tra civiltà e natura, che nelle usanze ancestrali trova il suo nodo, nell’opera di Caterina Sammartino (Colleferro, 1997): un lungo telo in cui si affastellano tracce disegnate e impronte di materie organiche, realizzate con carbone e pigmento dorato, e nei quali è vivo il germe dell’antica pratica tessile, nel vestiario e nell’ornamento, sempre in rapporto viscerale col territorio – come lo siamo noi.

Riflessione più astratta sui sistemi umani quella di Chiara Valentini (Fermo, 1981), in particolare attraverso la modellazione, con residui di giornali, di due anfore, come se dalla comunicazione moderna – fatta di parole e parole scritte – si tornasse a degli archetipi, oggetti che per primi raccontano, ai giorni nostri, le storie di tempi lontani; radici comuni. Da bocca a bocca le anfore sono anche attraversate da un tubo di metallo, il materiale del progresso: un cordone ombelicale che collega il prima e il dopo, la madre e il figlio, il ciclo della materia viva nella materia che usiamo. Nascita e morte anche nella ricerca di Marco Filicio Marinangeli (Fermo, 1990), che sul processo di degradazione e composizione realizza una interessante xilografia su legno e un disegno in acrilico e carboncino in cui collidono pesci ed elementi residuali del fiume; perché come nella nigrèdo – in alchimia – solo dal disgregato, dal corrotto, nasce qualcosa.

E il fiume, in modo evidente nel lavoro di Stefano Ventilii (Sant’Omero, 1997), è l’Aso, così vicino allo spazio espositivo, al territorio fermano, e in realtà alla nozione stessa di civiltà umana, sulle cui sponde ha trovato nutrimento. L’opera, minimale e intensa, è una linea di metallo appesa a mezz’aria che riproduce il tracciato dello stesso corso d’acqua; un segno concreto, nella morfologia del territorio e nella vita delle persone, contrapposto all’ombra proiettata sulla parete: i nostri confini di inchiostro, le nostre linee immaginarie, tanto inconsistenti quanto determinanti – in negativo e non – nella società.

INFO E ORARI

Lou Capanneau: Contrada Aso, 23/B – Lapedona (FM) 63823

Dal 17 febbraio al 24 marzo 2024

Ingresso gratuito – Apertura su appuntamento

Tel. +39 327 236 5681


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Questo è un articolo pubblicato il 20-02-2024 alle 08:35 sul giornale del 21 febbraio 2024 - 552 letture






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