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Amore e non possesso. Una mattinata alla Scuola Nardi tra letture, musica, incontri

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di Adolfo Leoni

fermo@vivere.it


«In piena facoltà, Egregio Presidente, le scrivo la presente, che spero leggerà. La cartolina qui, mi dice terra terra, di andare a far la guerra, quest’altro lunedì. Ma io non sono qui, Egregio Presidente, per ammazzar la gente piú o meno come me... E dica pure ai suoi, se vengono a cercarmi, che possono spararmi, io armi non ne ho». La canzone s'intitola Il Disertore. Composta e cantata dal francese Boris Vian, è stata ripresa da Ivano Fossati e da Giorgio Paolo. Lo scorso sabato, parole e musica sono risuonate nella Scuola media Nardi di Porto San Giorgio per la chitarra e la voce del preside Roberto Vespasiani che ha chiuso un incontro sul tema dell'amore. Amore e non possesso; amore come dono; amore come apertura all'altro; amore che non uccide.

Fantastiche le insegnanti: Anna Bartolomei, Elisa Cochetti e Gabriella Romanelli per Lettere, e

Silvia Sobrini per Arte e Immagine. Hanno preparato gli allievi di seconda e terza - oltre cento – su una materia delicata, profondissima e di enorme attualità come quello dell'amore all'altro. Lo hanno fatto ricorrendo alla letteratura (Shakespeare, Neruda, etc.), alla musica e al mio libro Le grandi storie d'amore della Terra di Marca. Cinque racconti: da Lotario e Imelda a Il Palazzo, da La Grotta degli amanti alla Statuina del presepe e Il Natale di Tommaso.

I ragazzi hanno lavorato sodo. Hanno scritto in un volumetto le riflessioni scaturenti da quei racconti. Hanno realizzato fumetti ispirati da quelle pagine. E alcuni di loro si sono esibiti: Ester Alessandrini al pianoforte, Bruna Fetà al flauto, Matteo Evangelista Bernetti alla chitarra. Altre ancora hanno interpretato, quasi recitando, le immortali poesie suggerite dalle proff.

Poi, le domande: numerose e appropriate. Nessun cellulare, in aula magna, e nessuno sbadiglio, molta attenzione invece. E tanti gli sguardi curiosi, rivolti – grazie a Dio – a gente in carne ed ossa, che racconta la propria passione, e non ad uno schermo piatto e impersonale.

A fine incontro, arriva anche una composizione. È di un ragazzo di terza media, Federico Santandrea. Tratta del buio, di quel mix di sentimenti contrapposti. E anche un po' di solitudine. Ma poi, la luce riverbera a sprazzi. Sino a quando, salendo, non si giunge all'apice. «Ora so, che in cima a questo monte, c'è un'anima che di me narrava». È un'ascesa, una maturazione, una crescita in cui gli insegnanti sono guide e artigiani. Istruzione educazione compagnia.

Mattinata di speranza.






Questo è un articolo pubblicato il 19-02-2024 alle 19:26 sul giornale del 20 febbraio 2024 - 106 letture


adolfo leoni




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