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Fermo. I segreti della Torre Matteucci

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di Adolfo Leoni

fermo@vivere.it


Tanti gli spunti per raccontare la Terra di Marca. A qualche giorno dalla Festa di san Valentino, vogliamo farlo con una grande storia d'amore: quella che legò Saporoso (Vincenzo) Matteucci a Cameria (Mihrimah Sultan). Condottiero cattolico lui, principessa musulmana lei. Farlo, camminando per le strade di Fermo, è meglio. Scendendo dalla parte del Duomo superbo, attraversando una porzione di quel che fu il Teatro romano, si giunge al sagrato della chiesa del Carmine. Lì, sul lato sinistro si slancia la Torre medievale. Campeggia unica nel centro città. Custodisce una vicenda che affascina chi raggiunge Fermo per la prima volta.

Guardando la finestra corazzata più in basso, potremmo immaginare una stupenda giovane dal colorito bruno e dagli occhi scuri: Mihrimah Sultan, Cameria per noi, figlia di Solimano Il Magnifico. Poco più in là, potremmo intravedere Saporoso, comandante di truppe, ammiraglio e costruttore di mura come a Ragusa. La flottiglia del Matteucci affondò, a metà Cinquecento, quella turca. Il bottino fu grande: la figlia dell' “imperatore” ottomano. Lei, bellissima, fu trattata come si conviene. Anche le sue ancelle furono rispettate, ospitate in una parte del palazzo dei Matteucci. Cameria era solita affacciarsi alla finestra e guardare il popolo fermano e da esso farsi guardare. Poi, scoccò quell'immateriale turbamento che chiamiamo amore e non è chimica: è spirito. Lui andò nell'appartamento di lei. Cameria era seduta su una pila di cuscini. Indossava veli che lasciavano emergere braccia gambe e seno. Lei lo guardò. Lui la guardò. Sguardi dritti negli occhi. Ci sono messaggi che non hanno bisogno di parole per comunicarsi.

Il condottiero era silenzioso. Avrebbe avuto voglia di abbracciare Cameria. Lei capì. Invitò le dame a ritirarsi. Erano soli. Il profumo di lei lo sovrasta. Con la mano, lui le sfiorò la guancia. Lei non ritrasse il volto. Restarono attimi ad ammirarsi. Non un muscolo del viso si muoveva. Solo lo scintillio degli occhi. I corpi emanavano calore. Il fuoco stava per divampare. Ma non accadde.

L'amore a volte è anche sacrificio. Così Saporoso rese libera quella donna che iniziava ad amare. La rese alla sua gente, alla sua cultura, alla sua religione. Atto d'amore! E non possesso!




Questo è un articolo pubblicato il 16-02-2024 alle 13:01 sul giornale del 17 febbraio 2024 - 124 letture


adolfo leoni




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