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Sant'Elpidio a Mare: Donatella Di Pietrantonio a Trasform-Azioni parla di crimini, di donne e del male

3' di lettura
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di Marina Mannucci
fermo@vivere.it

 


L'assessora Loretta Morelli introduce la scrittrice Donatella Di Pietrantonio, vincitrice di vari premi tra cui il Premio Campiello con "Arminuta", ospite all'interno di “Trasform-Azioni - Periferie al centro: nuovi spazi del possibile” rassegna culturale ideata in collaborazione con la scrittrice Giulia Ciarapica presso l'Auditorium Della Valle.

“Mi sento di dire che con Donatella siamo legate dalla volontà di trasformare e costruire nel luogo in cui siamo nate – commenta Morelli – creando occasioni di incontro e crescita, per cui la ringrazio di essere qui con noi”.

La moderazione dell'incontro è a cura di Giulia Carapica, che inizia leggendo un estratto dal romanzo “L'età fragile", edito da Einaudi, libro adottato per il gruppo di lettura delle Scuderie del Quirinale.

La scrittrice, che ringrazia per la copiosa partecipazione (“mi fate sentire quasi intimidita per quanti siete”) racconta dei retroscena del lavoro di scrittura, facendo entrare il pubblico all'interno del suo laboratorio privato.

“Il libro parte da un fatto di cronaca del 1997, come mai?” chiede Ciarapica.

“È diventato imprescindibile scrivere di questo fatto perché mi sono accorta che stava diventando una rimozione collettiva”. Il fatto cui si riferisce è il delitto del Morrone, un femminicidio balzato alla cronaca nazionale per la natura barbara, perpetuato in un luogo “in cui sembra che non succeda nulla”, come dichiarato dalla stessa Di Pietrantonio.

Nel ricordare l'importanza di allenare la memoria collettiva affinché queste storie vengano ricordate, la scrittrice si fa portavoce di un dramma personale che parla a tutti, specialmente alle donne e alle difficoltà di tutti i giorni. Il libro è infatti dedicato a tutte le sopravvissute.

Parlando del modus operandi e dei tecnicismi letterari per affrontare il tema del crimine mantenendo una certa delicatezza e un dovuto rispetto del dolore, racconta di aver cambiato la voce narrante nella stesura del romanzo, passando dal punto di vista di una delle vittime a quello un'amica (immaginaria), facendo così immergere il pubblico nelle dinamiche di scrittura e nelle scelte di stile.

Dietro lo stimolo delle domande di Ciarapica, la serata è anche uno spunto alla riflessione su tematiche di ampio respiro, come il bene e il male, la memoria, la maternità.

“Purtroppo non abbiamo fatto molti passi avanti nell'eliminazione del male da quando l'uomo ha inventato il fuoco” commenta la scrittrice, sottolineando quanto gli uomini in generale e gli scrittori in particolare siano attratti dal lato oscuro dell'uomo, finendo per diventare morbosamente curiosi. Sul tema della maternità, affrontato all'interno del libro nel rapporto tra Lucia e sua figlia, la scrittrice si espone così: “il materno è un grande tabù in questa società che vuole mamme perfette, onniscienti, onnipresenti e onnipotenti”. Trova l'approvazione del pubblico, che, composto per la maggior parte da donne, si sente di annuire.

A conclusione, una lunga fila di lettori si appropinquano all'autrice, ben disponibile al confronto personale con ognuno dei presenti.


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Questo è un articolo pubblicato il 14-02-2024 alle 12:30 sul giornale del 15 febbraio 2024 - 116 letture






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