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comunicato stampa

Fermo, allarme giovani: la cooperativa L’Isola che non c’è parla di un momento di grande sofferenza

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di Redazione Vivere Fermo

fermo@vivere.it


Il presidente Sandro Ferri: "Arrivano storie sempre più estreme, giovani che hanno vissuto traumi forti e che non possono restare nelle loro famiglie".

Sono intensi i giorni alla comunità L’Isola che non c’è, lo spazio è quello proprio accanto al San Carlo, dentro c’è un mondo che parla di giovani e giovanissimi, di adolescenti in sofferenza, di un disagio che sembra senza fine. È l’allarme che lancia il presidente della cooperativa, Sandro Ferri, che racconta di un momento di grande delicatezza, proprio per la sofferenza dei ragazzi: “Arrivano storie sempre più estreme, giovani che hanno vissuto traumi forti e che non possono restare nelle loro famiglie. Abbiamo ragazzi e ragazze che magari si fanno del male o addirittura arrivano a tentare il suicidio, per chiedere aiuto. Devo dire che la risposta dei nostri operatori, la vicinanza dei professionisti, l’attenzione che riceviamo sul territorio ci consente di costruire delle reti di supporto ma i problemi di questi ragazzi sono sempre più grandi”. Ci sono mamme in sofferenza, problemi psichici che non permettono loro di accudire i figli e i piccoli restano in comunità: “Noi ci facciamo carico delle loro esigenze, aggiunge Ferri, ricostruiamo per loro una quotidianità fatta di scuola, amicizie, attività ricreative, momenti di socializzazione e di incontro. Col supporto psicologico fondamentale per chi ha ferite tanto profonde. Penso alla storia di una ragazza arrivata da noi in condizioni disperate, l’abbiamo anche dovuta far ricoverare, nella sua vita di sedicenne che ha già conosciuto tutta la cattiveria del mondo nessuno si era mai preso cura di lei, tanto che cercare di morire le era parso niente. Lo psichiatra Alfredo Di Vincenzo, che col centro collabora, ha condiviso la sua storia difficile, ha accolto la sua sofferenza e se n’è fatto carico. Prima di andarsene per provare a ricominciare, la ragazza ha voluto dedicare un abbraccio al dottor Di Vincenzo, noto per la sua bravura e anche per i suoi modi decisi, che non ha potuto far altro che cedere alla commozione. Per noi sono questi i segnali di una guarigione possibile, oggi quella ragazza sta conducendo una vita abbastanza normale, quello che è certo è che bisogna lavorare per prevenire simili dolori”. Ferri pensa ai tanti piccoli che restano per troppo tempo in comunità: “Purtroppo una rete di famiglie affidatarie su cui contare in questo momento non c’è, è molto difficile trovare spazio per dare un futuro diverso ai nostri ragazzi, abbiamo bambini anche molto piccoli che avrebbero bisogno di un contesto familiare. Stiamo gestendo tre bambini arrivati dal Mali in una situazione complessa che però starebbero di certo meglio se potessero conoscere il calore di una casa e di una famiglia. Non hanno più nessuno a casa loro, non si sa bene nemmeno come siano arrivati, solo che hanno dai 5 agli 8 anni e il futuro per loro dovrebbe essere un po' diverso da così”.



Questo è un comunicato stampa pubblicato il 10-02-2024 alle 12:18 sul giornale del 11 febbraio 2024 - 226 letture


Redazione VivereFermo




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