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Enea, i Piceni, la Sibilla. E un fiumiciattolo.

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di Adolfo Leoni

fermo@vivere.it


Più su c'è Penna San Giovanni, cittadina antica a aristocratica. Oggi solitaria, un tempo molto vivace. Più in basso insiste l'antica Falerio Picenus, oggi Piane di Falerone, importante ai tempi di Roma conquistatrice. Sulla destra a salire, Rocca Ajello – attualmente altra cosa – vigilava l'ingresso ai territori dei Domini contadini. Gli fa da specchio Castel Bellucco, a guardia anch'esso delle terre dei Signori di campagna. Il torrente Salino scorre sotto il ponte della strada che conduce in alto, e va a buttarsi nel fiume Tenna.

Il nome dice del suo stato: quello di un corso d'acqua salato, quantomeno nell'area di un intrigante Canyon. Anni fa realizzarono terme; secoli fa una salina per lo Stato della Chiesa.

Una leggenda lega l'Adriatico, la montagna e il rio. Racconta di Enea fuggito da Troia. L'eroe porta Anchise sulle spalle, Julo per mano, e Creusa, dietro di loro che sparisce ombra tre le ombre. Viaggio sofferto quello degli ultimi troiani che il destino ha deciso sbarchino nella terra delle loro origini. Dardano veniva da qui, da Esperia; i suoi discendenti avevano fondato Troia. Un ritorno, dunque.

La leggenda dice ancora dello sbarco di Enea sulle coste dei Piceni. I superstiti della strage cercano terre fertili, tribù accoglienti, acqua buona. Ma gli indigeni non vogliono. Sentono gli altri troppo diversi, se ne impauriscono. Sono conquistatori? Ed ecco il ricorso alla Sibilla.

I capi degli indigeni ascendono i colli, superano le balze, giungono in un antro. La Sibilla è lì, con la sua corte di donne stupende, con i suoi riti a volte paurosi, con le sue erbe che curano e ridanno vigore.

I capi pregano che la donna-maga e indovina li aiuti. La Sibilla riflette. La Sibilla consulta le stelle, guarda il volo degli uccelli, scruta l'orizzonte. Accetta. Non occorrerà far guerra. Farà altro. Renderà salato un fiume, renderà cattiva l'acqua così che non si potrà bere.

Enea è già all'interno. Ha navigato il Tenna, si è spostato verso nord. I suoi assaporano l'acqua: è pessima, la rigettano, non è buona. Questa natura non fa per loro. Tornano indietro. Risalgono le navi. Mettono le prore a sud, per poi virare ad ovest.

Ecco, quel che può evocare un rio.

La nostra compagnia guarda il fiumiciattolo, guarda queste campagne.

Potrebbero emergere, improvvisi, volti arcaici. E il solo pensarlo, ci rallegra. E il cammino continua.




Questo è un articolo pubblicato il 09-02-2024 alle 11:49 sul giornale del 10 febbraio 2024 - 126 letture


adolfo leoni




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