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Fermo: il Teatro dell’Aquila apre le tende per il musical “La leggenda di Belle e la Bestia”, una famosa storia d’amore… con qualche sorpresa

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da Silvia Cotechini


Ieri, 3 febbraio, il Teatro dell’Aquila si è riempito per un doppio appuntamento, alle 17:30 e alle 21, con “La leggenda di Belle e la Bestia” - COMMENTO

La storia proposta dalla Compagnia dell’Ora è leggermente diversa da quella del tanto amato classico Disney, ma i protagonisti sono sempre loro: la Bestia, un giovane principe trasformato in una creatura spaventosa come punizione per il suo comportamento prepotente ed egoista, Belle, una ragazza colta e affascinante, e Miguel – il Gaston della Disney – che vuole Belle tutta per sé.

Anche se il pubblico arriva a teatro conoscendo già la storia dal cartone animato, nei testi di Luca Cattaneo ci sono delle differenze, poche ma decisive, che suscitano lo stupore dello spettatore. Al di là del cambio di nomi (il candelabro Lumiére diventa l’appendiabiti Vuitton…) quello che fa la differenza è la famiglia di Belle. Mentre nel cartone la fanciulla vive con il padre, in questo spettacolo Belle è orfana e vive con il fratello Bernard e la sorella Clotilde. La famiglia di Belle non è secondaria alla narrazione, ma crea piuttosto una storia nella storia che quasi incuriosisce e coinvolge lo spettatore più della vicenda principale. Sarà infatti il fratello di Belle, il coraggioso marinaio Bernard, il malcapitato che dopo alcune peripezie finirà prigioniero della Bestia nel suo castello.

Il testo teatrale si distacca dalla Disney anche per l’approfondimento del profilo psicologico della Bestia: la tristezza, già sottolineata dal cartone, a teatro si evolve e viene analizzata in tutte le sue sfumature. Questa versione della Bestia, infatti, appare avvolta da un velo di nostalgia che non abbandona mai il personaggio durante il corso dell’opera. È una Bestia ancora più introspettiva, insicura e persa nel vago ricordo di una giovane donna che, a causa dello stesso sortilegio che lo ha colpito, è stata dimenticata da tutti.

Tornando all’inizio, quando si aprono le tende, lo spettatore si ritrova nella sala di un suntuoso palazzo con due personaggi, un principe e una principessa, che ballano durante una festa di nozze. Lo spettatore pensa subito a un’anticipazione, come uno spoiler del lieto fine, ma in realtà è un flashback che rivela la storia del principe prima di subire la punizione di un mago che lo condanna a diventare una Bestia. Per riacquistare la sua figura umana – e quella dei suoi servitori trasformati in oggetti di arredamento – deve trovare qualcuno che “lo ami più della sua stessa vita”. Sembra una missione impossibile, ma il lieto fine è dietro l’angolo. Il finale, però, è davvero sorprendente perché diverso da quello conosciuto, per di più è strettamente legato alla scena iniziale che acquisisce un duplice significato. Sia adulti che bambini sono rimasti a bocca aperta.

La rappresentazione è resa ancora più incantevole dai vestiti ispirati alla Francia dell’800, dalle musiche e dalle voci impeccabili, dal continuo cambio di scenografia. Un plauso particolare a Enrico Galimberti che ha scritto le musiche originali ed è salito sul palco nei panni della Bestia, offrendo una performance magistrale. Le coreografie sono a cura di Silvia De Petri.

“Torneremo l’anno prossimo nelle Marche con Aladdin” promette Luca Cattaneo alla fine dello spettacolo e rivolge il suo ringraziamento al Comune di Fermo e all’organizzatore Luca Ciarpella di LC Eventi.


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Questo è un articolo pubblicato il 04-02-2024 alle 15:09 sul giornale del 05 febbraio 2024 - 472 letture






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