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L' "Infinitamente acqua" di Eleonora Goio. E l'amicizia con i Liberi nel Vento

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di Adolfo Leoni

fermo@vivere.it


Cammino strano quello di oggi: sulla strada, certo, ma anche per l'acqua. In modi diversi. E con un personaggio particolare che sarà a Fermo il 25 febbraio prossimo. Lei è Eleonora Goio, trentina di Bolzano, già insegnante di educazione fisica. Poi, un serissimo problema al cervello, una delicata operazione chirurgica, e una conseguenza: Eleonora non riesce più a camminare. Ma la voglia di vita si raddoppia. Ed ecco allora il suo andare nel sud dell'India, tra Kerala e Tamil Nadu, a fare esperienza di quel che l'Occidente ha dimenticato: il senso della vita e il senso della morte. E raccontarlo nel suo primo libro: Viaggio al buio. Diario di viaggio sulla Via della Seta (Besa, 2010).

Eleonora non si ferma lì. Due anni dopo pubblica Mezzaluna a rovescio: tour del Mediterraneo alla vigilia della Primavera araba (Besa, 2012), ed ancora Vita al Rallenty. Viaggio attraverso la disabilità (Aras Edizioni, 2014; poi Chatwin, Le valigie, 2017) e Che Cuba? In che direzione va l’isola caraibica? (Aras Edizioni, 2016).

Il 25 mattina, la Goio sarà a Fermo invitata dai Liberi nel vento. C'è qualcosa che la accomuna all'associazione di Daniele Malavolta: l'impossibilità di camminare ma la possibilità di essere libera comunque e specie nell'acqua. E Infinitamente acqua è l'ultimo suo libro che presenterà al Palazzo dei Priori e la cui prefazione è proprio di Malavolta.

«Attraversare una burrasca nella vita ed esserne travolta, andare alla deriva e sentirsi come una naufraga, cercare una scialuppa come ancora di salvezza – si legge nella sinossi - sono tutte metafore del gergo marinaresco, che ben si addicono allo stato d’animo dell’autrice, voce narrante di questo viaggio. Senza esserne completamente consapevole, il navigare si era dimostrato terapeutico. Il mare è cura, è leggerezza di pensieri – essere e sentirsi in armonia col tutto. La nostra natura primordiale è essere anfibi: ci sviluppiamo nel sacco amniotico, una sorta di bolla in cui l’embrione fluttua. Tornare al mare è un po’ come ritrovare un’antica dimora. È un abbraccio materno. Un abbraccio liquido. Da cui il nostro benessere può ripartire. Per mettersi in moto più consapevole. Per essere passeggero di un viaggio senza confini». Buon vento, allora, e in ogni modo.







Questo è un articolo pubblicato il 31-01-2024 alle 20:30 sul giornale del 01 febbraio 2024 - 82 letture


adolfo leoni




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