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Porto San Giorgio: Paolo Cevoli, il nonno che non ti aspetti [commento]

2' di lettura
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di Marina Mannucci
fermo@vivere.it

 


“Andavo ai 100 all'ora” è lo spettacolo del comico Paolo Cevoli che ieri sera, 23 gennaio, ha riempito il Teatro Comunale di Porto San Giorgio di risate e applausi.

Lo spettacolo è inizialmente un viaggio nei ricordi della sua infanzia. Figlio di una famiglia romagnola che gestiva una pensione sul mare, si imbatteva ogni estate nella clientela di turisti tedeschi che affollavano le spiagge di Rimini e Riccione, in un tempo in cui gli svaghi erano totalmente diversi da quelli di oggi. Cevoli tira fuori una serie di aneddoti afferenti alla sua sfera personale che possono essere ricondotti a quelli di tutta la sua generazione, e anche a qualcuno più giovane.

“Sono nato negli anni '60 – dice all'inizio del suo monologo – negli anni in cui usciva il primo Diabolik, il primo 007 (il film n.d.r.), erano gli anni dei missili russi e di Gianni Morandi”.

Cevoli, seduto sulla poltrona e assumendo la posa di un vero nonno in un salotto casalingo, parla al suo pubblico come un “nonno matusa”, o un “nonno boomer” come preferisce definirsi, facendosi portavoce di storie e racconti, tenendo il filo di ciò che è stato per raccontarlo ai giovani con ironia ma anche con un pizzico di nostalgia.
Cevoli ci parla di un tempo impensabile per la generazione dei suoi nipoti, quello in cui non c'erano internet e la telefonia mobile, nemmeno la messaggeria istantanea, ricordando al loro posto il telefono a scatti e il citofono, unici mezzi di avere una socialità. L'argomento principale è il rimbalzo tra presente e passato, tra film on demand e cinema, tra la condivisione social e la compagnia in presenza.

Andavo ai 100 all'ora è la scusa per parlare del tempo, di un tempo scandito dalla musica di Morandi in cui andare a cento all'ora era considerato velocità (ieri) e un altro tempo (oggi) in cui andare a cento all'ora è solo il principio per vivere una vita contemporanea.

Se tutto ciò può considerarsi storia trita, in realtà la sua comicità rende tutto lo spettacolo davvero gradevole e senza giudizi di merito su cosa è meglio o peggio, se il prima o il poi. Cevoli non cade nella banalità o in quella nostalgia che spinge facilmente a dire “era meglio prima”, e anzi, se il mondo è cambiato, i cambiamenti sono positivi, “altrimenti saremmo stati simili a cavernicoli”.

In questo one man show c'è il semplice e sempre gradito gusto del ricordo e del tramandare: come un vero nonno si sente di dover raccontare in teatro le storie che sopravvivranno alla vita dell'uomo per renderle ancora attuali e decisamente immortali.


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Questo è un articolo pubblicato il 24-01-2024 alle 13:35 sul giornale del 25 gennaio 2024 - 146 letture






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