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AVSI. Sostenere la pace anche attraverso il racconto del vino. Iniziativa a Fermo

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di Adolfo Leoni

fermo@vivere.it


Ed ora mettiamo insieme alcune tessere per comporre un mosaico. Iniziamo con la Contrada san Martino di Fermo: una bella sede che profuma di antico; priore e contradaioli accoglienti e simpatici. Poi, la Fondazione san Giacomo della Marca che vuol sostenere progetti di pace proposti dall'AVSI in alcune aree dove la guerra a pezzi è più che crudele: Ucraina, innanzitutto. Un gruppo di una quarantina di persone attente e curiose di sapere e con la voglia di darsi da fare. Infine, un personaggio eclettico: il prof. Gilberto Pambianchi, docente di Geologia all'Università di Camerino.

È domenica 14 gennaio. Il tavolo preparato è lungo e ben apparecchiato. Segno di attenzione e ospitalità. I partecipanti si siedono. Il presidente della Fondazione, Massimo Valentini, presenta la serata. Tocca a Pambianchi. Il prof. parla dell'Europa, del grande Medio Oriente, dell'Africa, delle migrazioni e dei cambiamenti climatici. Sullo schermo scorre il power point. Una lezione che potrebbe essere immensa quanto pesante. Ma non lo è. Perché Pambianchi coglie uno spicchio della sua narrazione e lo allarga. Parla della vite e del vino. Racconta di come i popoli si siano spostati in seguito alle glaciazioni e ai disgeli. Parte dall'homo sapiens africano. Ce lo fa vedere giungere a nord, piegare ad est, tornare al Meridione. Il filo rosso è sempre la viticultura, quella conosciuta dai Sumeri, quella sviluppatasi intorno al «Lago Nero»: il Mar Rosso di millenni fa, dall'acqua dolce. Si arriva all'Ararat. Ci sarà sul serio l'incagliata Arca di Noè? Poi, la domesticazione della vite passa in Grecia. Siamo a 3500 anni fa. Ma succede qualcosa: uno stop di 1000 anni. Siccità, terremoti, eruzioni vulcaniche le cui polveri arrivano a chilometri dal luogo dell'evento. E seppelliscono tutto. L'Egitto ne fa le spese più pesanti. Però l'uomo riparte. La vigna prospera nella Magna Grecia (la Malvasia è il maggior vino). Assistiamo all'ibridazione e al miglioramento dei vini. Gli Etruschi copiano come i cinesi di oggi, imitano e superano. Quindi ci sarà lo sviluppo della vite in Spagna, nel Veneto, nella Germania per le legioni di Domiziano e Probo. E arriviamo a noi. Il prof. termina accompagnato dalle musiche del giovane Simone.

Ci ha fatto capire che ci si muove dietro alle necessità della vita, ai cataclismi, alla fame. S'innescano le guerre per l'economia. Ieri come oggi. Ma ieri come oggi occorrono percorsi di pace, gente che costruisca la pace. L'AVSI è in prima linea.



Questo è un articolo pubblicato il 18-01-2024 alle 09:54 sul giornale del 19 gennaio 2024 - 114 letture


adolfo leoni




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