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Fusione Fermo-S.Giorgio, i sindaci: "Ascoltare la popolazione, valutare pro e contro, poi referendum".

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di Paolo Bartolomei
fermo@vivere.it


FERMO / PORTO SAN GIORGIO - Calcinaro e Vesprini, intervenuti in diretta a Radio Fermo Uno, hanno ribadito che la decisione dovrà provenire dalla gente più che dalla politica, anche con referendum consultivo. Nel frattempo si potrebbero unificare i servizi (ecocentro, polizia locale e altri uffici comunali).

Il dibattito sulla riunificazione dei comuni di Fermo e Porto San Giorgio è vecchio di più di un secolo, negli ultimi anni a tenerlo vivo ci ha pensato il Comitato Abramo Mori, ma nelle ultime settimane è tornato alla ribalta in maniera dirompente grazie agli interventi dei consiglieri comunali di opposizione di Fermo, l'avv. Renzo Interlenghi (Capogruppo della lista "Fermo Capoluogo") e Paolo Nicolai (PD, già segretario provinciale del partito) a cui hanno fatto seguito i leghisti Lorenzo Giacobbi e Luciano Romanella che hanno chiesto un consiglio comunale aperto sul tema.

Messi a confronto e intervistati in diretta a Radio Fermo Uno ieri pomeriggio nel corso del programma di approfondimento "Zoom" di Cronache Fermane, i due primi cittadini all'unisono hanno detto che per arrivare a questo traguardo occorre innanzitutto consenso e convinzione da parte della popolazione.
Nel 1986 si tenne un primo referendum consultivo, voluto da Abramo Mori, vinsero, sebbene di poco, i “NO” (15517 contro 14646) soprattutto per la contrarietà massiccia nel comune costiero, però i tempi non erano ancora maturi e l'idea fu accantonata.
A distanza di quasi 40 anni ormai il mondo e la mentalità sono cambiati tanto, a fronte di una minoranza contraria che fa molto baccano sui social, c'è una ampia maggioranza silenziosa favorevole all'idea, consapevole che porterà riduzione di costi e miglioramento dei servizi. Un nuovo referendum oggi avrebbe esito sicuramente diverso. Si potrebbe approfittare della chiamata alle urne per le prossime elezioni europee (6-9 giugno 2024).

«Innanzitutto sarebbe bello che l'iniziativa - le parole del sindaco di Fermo Paolo Calcinaro - nasca non dalla politica ma dalla società civile, magari dai vari comitati, come quello intitolato all'indimenticato Abramo Mori. Poi occorre consapevolezza da parte di entrambe le popolazioni, quindi ritengo necessario informare tutti i residenti dei pro e dei contro.
La politica può fare la sua parte mettendo in mano ai cittadini gli strumenti necessari, ad esempio tutte le informazioni e i dati concreti, e tutto dovrebbe avvenire con la massima trasparenza e chiarezza. Infine potrebbe starci anche il referendum consultivo, strumento che serve solo a conoscere cosa ne pensa l'intera popolazione maggiorenne (e non a prendere decisioni) è un procedimento regolato da legge regionale che prevede la consultazione nei due comuni interessati.
Il vantaggio di essere un comune più grande - ha proseguito l'intervista a Radio Fermo Uno Calcinaro - è innanzitutto la possibilità di ricevere maggiori finanziamenti statali, ridurre tariffe o costi dei servizi grazie all'economia di scala. Un altro aspetto vantaggioso per la popolazione di Porto San Giorgio o quantomeno per un quartiere (quello di Santa Vittoria, confinante con il fermano Salvano) consisterebbe nel fatto che in quel quartiere di Porto San Giorgio non sarebbe più realizzato il nuovo ecocentro, potendo utilizzare quello di Fermo su cui tra l'altro stiamo facendo investimenti per il suo ampliamento e ammodernamento.
Ci saranno anche aspetti negativi di cui dobbiamo essere consapevoli - ha concluso il sindaco di Fermo - come ad esempio il fatto che non potranno rimanere aperti tutti gli uffici comunali in entrambi i centri, e resta il problema dell'identità e del nome del nuovo comune».

Anche il sindaco di Porto San Giorgio Valerio Vesprini ai microfoni di Radio Fermo Uno ha fatto capire che occorre ascoltare la popolazione, e che «sebbene l'autonomia amministrativa di Porto San Giorgio sia stata una conquista faticosa dei nostri antenati, avvenuta due secoli fa, questo sentimento negli ultimi anni si è affievolito e in questo momento molti anche a Porto San Giorgio sarebbero favorevoli alla fusione.
Mi trovo ad esempio d'accordo - ha proseguito Vesprini - con le dichiarazioni di Emiliano Tomassini, presidente della CNA provinciale, secondo il quale se alla base della fusione c'è un progetto strutturato non solo per ridurre i costi dei due enti ma migliorare le risposte all'utenza e soprattutto alle aziende, allora è bene essere favorevoli».

A dire il vero Tomassini si è anche allargato sostenendo che l'eventuale fusione, virtuosa per come la intende lui tra Fermo e Porto San Giorgio, potrebbe essere da esempio per altri comuni più piccoli del Fermano che si stanno spopolando e che potrebbero unirsi con un progetto ragionato per sopravvivere ed evitare quella che Tomassini chiama una morte sicura.

«L'unificazione con Fermo non faceva parte del nostro programma elettorale - ha concluso Vesprini - quindi per introdurre un argomento nuovo e così forte sarà necessaria la volontà popolare, pertanto in ogni caso si dovrebbe passare attraverso la consultazione popolare con il referendum prima di andare avanti».

Nel frattempo si potrebbero unificare i servizi come l'ecocentro, la raccolta dei rifiuti la polizia locale, il demanio, gli uffici per il commercio e il turismo; in passato i due comuni avevano stilato protocolli in merito, era questo ad esempio il programma di “Porto San Giorgio in azione” per le comunali di due anni fa, ma poi non ci sono stati passi avanti.
Un unico ecocentro a Fermo sarebbe un grande vantaggio per Porto San Giorgio perché eviterebbe di realizzare la identica struttura a ridosso del centro abitato sangiorgese mentre l'ecocentro fermano è molto lontano da tutto grazie ai 124 kmq di territorio (contro gli 8 kmq di Porto San Giorgio).

(foto di copertina: da sinistra Calcinaro e Vesprini)

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Questo è un articolo pubblicato il 11-01-2024 alle 05:53 sul giornale del 12 gennaio 2024 - 1400 letture


Paolo Bartolomei




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