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Quando il Prefetto propose di unire a Fermo ben sette comuni

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di Paolo Bartolomei
fermo@vivere.it


FERMO - Un documento "urgente" del 1927 dimostra che già più di 90 anni fa ci fu il progetto di unire a Fermo non solo Porto San Giorgio ma anche Lapedona, Moresco, Monterubbiano, Monte Giberto, Ponzano e Grottazzolina. Fusioni attuate invece negli stessi anni ad Ascoli, Ancona, Pesaro, Pescara e Terni con vantaggi tangibili, mentre il Fermano resta diviso e indebolito.

Il progetto di riunificare il Comune di Fermo con quello di Porto San Giorgio, rilanciato sei anni fa dal Comitato Abramo Mori e che finalmente sta maturando anche nel mondo politico, compreso quello sangiorgese, sta sollevando un gran dibattito. I vantaggi dall'avere un comune più grande che superi la “soglia psicologica” dei 50mila abitanti sono indiscutibili.
Inoltre un Comune che oltrepassa determinate soglie (fissate in 50 o 100mila abitanti) ottiene maggiori trasferimenti statali in bilancio, superiori alla somma dei trasferimenti per i due comuni minori perché vengono applicati criteri non proporzionali. Potremmo proseguire all'infinito per i servizi pubblici e privati che spesso sono calibrati non sui reali bacini di utenza ma sulla popolazione dei singoli comuni. Tra Fermo e Civitanova c'è una area urbana compatta ("conurbazione" la chiamano gli urbanisti) di circa 150 mila abitanti, ma invisibile perché suddivisa tra sei piccoli comuni.

La riunione di Porto San Giorgio (diventato comune autonomo nel 1816, quando si chiamava ancora Porto di Fermo) con Fermo è una vecchia storia che si ripropone spesso, come quella del capoluogo di provincia perduto da Fermo nel 1860 a favore di Ascoli e tornato solo dopo 150 anni.
A dimostrarlo c'è una lettera del Prefetto di Ascoli Piceno risalente al 1927 (vedi immagine in basso), classificata addirittura "urgente", che chiede al Podestà (il sindaco dell'epoca fascista) di Lapedona il parere per la realizzazione di un grande comune che comprendesse Fermo, Porto San Giorgio, Lapedona, Moresco, Monterubbiano, Ponzano di Fermo, Monte Giberto e Grottazzolina.

«La riunione di detti comuni - scrive il Prefetto Borrelli - mirerebbe ad un miglioramento dei servizi pubblici ed ad una più economica gestione degli stessi».
Sorprende che 90 anni fa se ne intuisse l'utilità, mentre oggi ancora non è chiaro a tutti.
Il prezioso documento è stato scovato tempo fa nell'archivio comunale di Lapedona da Renzo Del Gobbo, ex dirigente comunale di Fermo, e membro del Comitato Abramo Mori. Probabilmente il Prefetto aveva inviato analoga missiva agli altri comuni, ma finora non sono state trovate copie.

Nello stesso periodo in cui fu scritta la lettera trovata oggi a Lapedona, in Italia si è proceduto alla unione di tanti comuni; che questo abbia portato utilità lo dimostrano i fatti.
L'attuale Comune di Pesaro è il risultato delle unioni con Pesaro di ben sei comuni (Candelara, Casteldimezzo, Fiorenzuola di Focara, Ginestreto, Novilara, Pozzo Alto e da ultimo Monteciccardo) avvenute sia subito dopo l'Unità d'Italia fino ad oggi. Fino al dicembre 1860 il capoluogo del nord delle Marche era Urbino, poi il noto "Decreto Minghetti" spostò la sede provinciale a Pesaro (che nel 1860 contava gli stessi abitanti di Urbino !) e si procedette un po' alla volta all'ampliamento del nuovo capoluogo. Oggi Urbino è rimasto a 15mila abitanti, mentre Pesaro è arrivato a superare 90mila residenti.

Nel 1928 furono uniti ad Ancona i limitrofi comuni di Montesicuro, Paterno e anche Falconara (quest'ultima poi riuscì a distaccarsi di nuovo nel 1948).
Al Comune di Ascoli, appena diventato capoluogo di una nuova provincia che aveva aggregato anche quella di Fermo, nel 1866 furono uniti i limitrofi comuni di Lisciano, Montadamo, Mozzano, Porchiano e Venagrande.

L'odierno Comune di Pescara è il risultato della fusione di due comuni (Pescara e Castellammare) avvenuta nel 1927, e subito dopo l'unione il nuovo comune è diventato capoluogo di provincia. Nel 1927 i due comuni riuniti contavano insieme circa 15mila abitanti, oggi dieci volte di più
Il Comune di Terni oggi conta circa 110mila abitanti e ha un territorio comunale di ben 200 kmq, quasi il doppio di Fermo, perché frutto dell'accorpamento a Terni di ben otto comuni confinanti (Cesi, Collescipoli, Collestatte, Papigno, Piediluco, Portaria, Stroncone e Torre Orsina), alcuni dei quali oggi - se rimasti autonomi - sarebbero più grandi di Lapedona e Moresco. Gli accorpamenti avvennero quasi tutti nel 1927, contestualmente alla nascita della Provincia di Terni. Lo stesso anno della lettera del Prefetto Borrelli al podestà di Lapedona.

Al contrario, nel nostro territorio si è andato in senso inverso, separando anche S. Elpidio a mare dal suo porto (1952) che insieme oggi farebbero 42mila abitanti, così come accaduto a Recanati e Porto Recanati (1893). Il risultato è l'indebolimento del territorio, dei servizi, lo scarso peso politico a livello regionale e nazionale; molti continuano a non capirlo, ma forse a qualcun altro conviene così.
Fortunatamente di recente negli ambienti politici sembra essere nata la volontà di valutare realmente i vantaggi delle fusioni.





Questo è un articolo pubblicato il 10-01-2024 alle 15:30 sul giornale del 11 gennaio 2024 - 2982 letture


Paolo Bartolomei




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