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Fermo: Max Giusti all'Aquila, “Sono fiero di questa terra, stasera per me è come essere a Broadway”

3' di lettura
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di Marina Mannucci
fermo@vivere.it

 


Il teatro dell'Aquila esonda dagli applausi per la Prima de “Il Marchese del Grillo”, in scena fino a domenica con Max Giusti e una trentina di attori del Teatro Sistina.

Potrebbero esserci opinioni discordanti sulla riuscita di questo spettacolo? Se ce ne fossero, sarebbe interessante approfondirle: il Marchese del Grillo è a tutti gli effetti uno spettacolo spettacolare.

C'è una scenografia che fa invidia al classico teatro all'italiana, fatta di pannelli di fondo che riproducono fedelmente gli sfarzosi interni dei palazzi clericali e nobiliari della Roma papalina e gli esterni della Roma popolare. C'è un palcoscenico rotante che consente rapidi spostamenti degli attori, immediati cambi di scena che rendono fluido e scorrevole lo spettacolo. Ci sono due piani verticali sui quali spostare lo sguardo e alleggerire visivamente lo spettacolo, di cui uno è impegnato dall'iconico balcone del Marchese Onofrio del Grillo, dal quale lui stesso si fa burle della plebe gettando pigne sulla folla, simboleggiando con l'altezza la distanza dei due ceti sociali.

Non solo i fondali meravigliosamente dipinti ma anche gli oggetti di scena, fedelissime e impegnative riproduzioni di tavoli, sedie, portantina del Papa e altro, sono utili per immergere lo spettatore nell'atmosfera del lusso nobiliare e portarlo anche nella miseria popolare. Allo stesso modo fanno i costumi, azzeccati nei colori e nello stile, che vestono il Marchese con giacca marsina e pantaloni aderenti (rosso è il colore più rappresentativo) mentre le popolane sono abbigliate con ampie gonne dalle tinte naturali che ruotano durante le scene d'insieme, creando un piacevole effetto ottico e un realistico effetto storico.

Tra tutti spicca lui: Max Giusti dà sfoggio di doti attoriali e canore di rilievo, riempie lo spazio del palco con movenze signorili e riempie quello dell'intero teatro con una calda voce piena. Fa onore al compianto Alberto Sordi nella pellicola di Mario Monicelli, quasi interamente riprodotta nella trasposizione teatrale di Massimo Romeo Piparo. Travolgenti e talentuosi tutti i membri della Compagnia, che esaltano le caratteristiche di ogni singolo personaggio senza cadere in un'eccessiva pantomima.

Nello spettacolo emerge l'eterno divario tra nobiltà e plebe: come fai a non distinguere un nobile da un plebeo è storia già scritta eppure, in un'ottima miscela tragicomica, sempre attuale. Chissà se alla fine la vita è tutta una burla, come sostiene il Marchese Onofrio, o se ha ragione il Papa a imporre un po' di serietà, fatto sta che “pure la vita da marchese è 'na vitaccia, sempre tra conti e manfrine”.

A fine spettacolo applausi da tutto il teatro fermano, al quale Max Giusti vuole dedicare qualche parola. “Sono figlio di questa terra e dedico questo spettacolo a due giovani ragazzi (i suoi nonni ndr) che sono venuti qui per scappare dalla guerra. Venire qui dopo essere stato un po' dappertutto è per me come essere a Broadway, sono molto emozionato”. E su Fermo come città dice: “ho vissuto la Fermo degli anni '70 piena di vita, poi quella degli anni '80 che scricchiolava, quella degli anni '90 lasciamo stare, stasera sono qui e vedo una città piena di vita che sembra Londra e fare questi spettacoli qui vuol dire dare vita alla città”.

Non poteva concludere in maniera migliore né più sincera di così. Il pubblico ha apprezzato.




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Questo è un articolo pubblicato il 09-12-2023 alle 11:01 sul giornale del 10 dicembre 2023 - 438 letture






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