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Teatro: “Pink – dieci giorni con Nellie Bly” è un ottimo prodotto al femminile [commento]

3' di lettura
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di Marina Mannucci
fermo@vivere.it

 


Come si fa a entrare in manicomio? È una domanda che ricorre più volte dall'apertura alla chiusura del sipario, ed è una domanda alla quale Nellie Bly, interpretata da Elena Fioretti, deve dare risposta.

“Come si fa a entrare in manicomio?” “Bisogna essere pazzi, o sembrarlo”. In Pink – dieci giorni con Nellie Bly, la sfida registica è quella di partire dal libro Dieci giorni in manicomio di Nellie Bly, in cui la giornalista descrisse la sua esperienza da infiltrata, e parlare di argomenti attuali: disparità di genere nella vita e nel lavoro, indipendenza economica femminile, idea della donna nella società.

Elena De Carolis, che firma la regia dello spettacolo, riesce a realizzare momenti ben distini e allo stesso tempo connessi tra di loro. Sul palco l'unica attrice gioca tra serietà e frivolezze con naturalezza, in questo aiutata, oltre che da una buona drammaturgia e dalle sue doti interpretative, anche da sapienti giochi scenografici: le luci e le musiche in questo si comportano da coprotagoniste essenziali alla riuscita della separazione dei momenti teatrali.

Elena Fioretti è sola in scena, anche se riesce a dividere più personaggi e più personalità, a trasformare un appendiabiti in una porta da aprire, in una cornice in cui trasformarsi e farlo divenire luogo esso stesso in movimento. Riesce altresì a creare situazioni in cui immergersi, simulando personaggi ai margini grazie a rapidi botta e risposta, dando l'idea di una scena affollata. Due sono le storie, sovrapposte tra un divertente boa di struzzo fucsia e un serio cappotto a scacchi, unite da vari denominatori comuni (uno tra tutti è l'essere donna) ma che si svolgono in tempi differenti: Nellie Bly, nata nella seconda metà dell'Ottocento, giornalista d'inchiesta in tempi in cui il giornalismo era prerogativa maschile, si incontra idealmente con una nota rockstar contemporanea. Cosa abbiano in comune è tutto da scoprire.

C'è dell'altro. A Nellie Bly, Nellie Brown, Britney Spears e vari personaggi di contorno si aggiunge un'altra interpretazione: Elena Fioretti interpreta Elena Fioretti. L'attrice è attrice di se stessa mentre racconta la scoperta della biografia di Nellie Bly e di come questa “le abbia salvato la vita”, istituendo in questa maniera un rapporto diretto col pubblico in sala.

A fine spettacolo, un breve dibattito con il critico Paolo Verlengia serve per approfondire il personaggio di Nellie Bly, ma più che altro anche per scoprire i meccanismi del dietro le quinte dello spettacolo e indagare il sentimento di affetto tra le autrici e la giornalista. “Nellie ci ha insegnato ad essere femministe” commenta la regista Elena De Carolis “il lavoro è partito dal suo testo, quindi dalla sua voce, e si è composto in scena con la forte presenza dell'attualità”. “Nellie ha camminato accanto a me in questi mesi – spiega intimamente Elena Fioretti - lei ha svolto nella sua vita il ruolo di attrice, per cui non posso che sentirla vicina”. Questo insolito e profondo rapporto d'amicizia che supera i tempi e quindi anche la possibilità di essersi conosciute in vita, si percepisce durante lo spettacolo e permette al pubblico di avere un rapporto più empatico con i soggetti, che siano Elena l'attrice, Elena la regista, Nellie la giornalista, Nellie la pazza da manicomio, Britney la cantante, Britney la schizofrenica. Non importa chi siamo o come siamo rappresentate, la prima cosa che ci accomuna in un mondo a dominazione maschile, è il fatto di essere donne, di volerci realizzare e semplicemente, essere libere di essere ciò che vogliamo essere. Proprio come Nellie.

“Pink” è un ottimo lavoro al femminile.


[foto: Caterina Marchetti]


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Questo è un articolo pubblicato il 03-12-2023 alle 16:21 sul giornale del 04 dicembre 2023 - 300 letture






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