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Provincia di Fermo e i tasselli mancanti: il presidente Ortenzi a tutto tondo su strada "Mare-Monti" e uffici statali periferici

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di Paolo Bartolomei
fermo@vivere.it


FERMO - Progettazione e finanziamento di una parte (Servigliano-Montegiorgio) del tratto mancante della strada sta per sbloccarsi grazie al Commissario del terremoto Castelli. Gli uffici statali mancanti (in primis direzione del lavoro) dovranno arrivare se sarà cancellata la incostituzionale riforma Delrio del 2014 e si tornerà all'elezione diretta, come sembrano vogliano oggi tutti i partiti.

A quasi 20 anni dall'approvazione della legge che ha ricostituito la Provincia di Fermo mancano ancora alcuni tasselli per il completamento di tutti i servizi che caratterizzano l'ente intermedio.

La Direzione Territoriale del Lavoro è sicuramente il più importante visti i numerosi infortuni, purtroppo anche mortali, e le numerose violazioni riscontrate frequentemente; alla Direzione Provinciale del Lavoro è abbinato anche il Nucleo Carabinieri specializzato in materia. Ancora oggi l'intera Provincia di Fermo è servita da entrambe le strutture di Ascoli, che si trovano a svolgere più lavoro nella provincia fermana che in quella ascolana, a dimostrazione di quanto l'ufficio debba stare sul territorio.

Altro servizio provinciale ancora da attuare è l'Ufficio del Territorio (ex Catasto e Conservatoria RR.II.) che tra l'altro, essendo stato accorpato in tutta Italia, per condivisibili esigenze di razionalizzazione, all'Agenzia delle Entrate, può essere istituito con facilità visto che a Fermo la Direzione Provinciale dell'Agenzia delle Entrate esiste già da 13 anni. Invece l'ufficio di Fermo (più chiuso che aperto...) è una sede distaccata della direzione ascolana.
Manca la Commissione (ora Corte) Tributaria di 1°grado che a Fermo fu soppressa trentuno anni fa quando il D.Lgs 545/1992 decise che questo tipo di ufficio giudiziario fosse situato non più in ogni sede di tribunale ma solo nei capoluoghi di provincia.

Mancano a Fermo gli uffici periferici di servizi già regionalizzati, come l'Ufficio Scolastico (ex provveditorato), oppure che lo saranno forse in futuro, come la Motorizzazione Civile (in quest'ultimo caso le funzioni periferiche dovrebbero essere trasferite all'ufficio provinciale ACI, che a Fermo già esiste).
La sede della Soprintendenza ai Beni Culturali per le Province di Fermo, Macerata e Ascoli è stata fissata ad Ascoli, giustamente la città più centrale del sud delle Marche e più facilmente raggiungibile da tutte e tre le province! Pensate a chi deve andare nella sede partendo da Cingoli o da Camerino! Fa quasi prima ad arrivare a Roma!
E ciò nonostante che sia il Comune di Fermo che quello di Macerata avevano messo a disposizione dei locali per la sede.

Oltre a tutti questi servizi che derivano prevalentemente da decisioni centrali e romane (anche se le pressioni politiche locali incidono, come dimostra appunto il caso della Soprintendenza…), ci sono molte altre cose che dipendono dagli enti locali. Se tra pochi mesi entrerà in funzione un nuovo, grande e moderno ospedale provinciale, invece manca ancora del tutto la strada di scorrimento veloce mare-monti da Porto Sant'Elpidio ad Amandola, nuova "spina dorsale" della provincia; i romani già duemila anni fa avevano capito l'importanza economica e sociale di una rete viaria efficiente, invece i fermani (che dei romani amano dirsi i pronipoti...) neanche oggi e adesso abbiamo nel Fermano una rete viaria che, salvo poche eccezioni, è la stessa di un secolo fa.

In questo momento gli unici due tronconi dell'arteria già progettati, finanziati e in via di realizzazione sono quelli da Amandola a Servigliano e poi da Fermo-Campiglione fino al casello A14 di Porto Sant'Elpidio (ampliamento della "Lungotenna" in Comune di Fermo), con tanto di ponte sul Fiume Tenna all'altezza di San Marco alle Paludi.
Se quest'ultimo tratto è fondamentale per collegare le zone industriali e il nuovo ospedale, l'altro (Servigliano-Amandola), finché resterà isolato, sarà utile solo ad avvicinare la parte montana della nostra provincia ad Ascoli. Oggi da Amandola si arriva ad Ascoli in 40 minuti grazie alla maggiore scorrevolezza della Pedemontana (sp 237) e al nuovo traforo di Croce di Casale, voluto (con molta lungimiranza) e ottenuto dei politici ascolani anni fa, quando i fermani ancora dormivano sonni profondi in tema di viabilità; da Amandola a Fermo invece oggi occorre un'ora.
Questo perché manca del tutto anche solo la progettazione di massima del tratto centrale cioè quello che da Servigliano va a Fermo; la provincia è tagliata in due, proprio come piace a coloro che vorrebbero sopprimerla; attraversarla lungo la vecchia Faleriense è scomodo, e anche pericoloso, per il traffico e i continui centri abitati.


«È vero - ammette il Presidente della Provincia di Fermo, Michele Ortenzi, da poco rieletto sindaco di Montegiorgio per il secondo quinquennio - per la realizzazione del tratto centrale che va da Servigliano a Campiglione siamo molto indietro, ad oggi non è ancora stato prodotto uno studio di fattibilità tecnico-economica per delineare sia il tracciato che il costo approssimativo dell’opera. Grazie al Commissario per la Ricostruzione Castelli almeno il tratto che va da Servigliano a Montegiorgio (dove insistono tutti enti appartenenti al cratere sismico) dovrebbe sbloccarsi con l’attribuzione delle risorse per la progettazione e per l’esecuzione dei lavori. Il tratto rimanente fino a Campiglione di Fermo dovrà essere di competenza regionale come quello Fermo-mare, però a quel punto mancherebbe pochissimo per coprire l'ultimo tassello.

Per quanto riguarda le articolazioni periferiche dei servizi statali che ancora mancano - prosegue Ortenzi - dobbiamo attendere le decisioni parlamentari sul superamento della legge Delrio del 2014 e il ripristino dell'elezione diretta, a suffragio universale, di presidente e consiglio provinciali (stabilita dalla legge n. 81 del 1993, anche per i comuni e le regioni). A quel punto, con l'ente provincia che sarà tornato ad avere la piena dignità, avremo motivo di chiedere l'entrata in funzione di tutti i servizi che mancano e di effettuare tutte le pressioni necessarie a livello politico per ottenerli. Naturalmente in questo caso sarà necessario anche il trasferimento di competenze e soprattutto dei fondi dalle Regioni alle Province, in modo che quest'ultimo ente possa tornare ad operare in piena autonomia».


VERSO IL RITORNO ALL'ELEZIONE DIRETTA DELLE PROVINCE

L'intenzione del governo Meloni di tornare all’elezione diretta delle province è stata espressa dal ministro Calderoli, poi in Parlamento si sono mossi anche i partiti, e quasi tutti, anche dall'opposizione, sembrano concordi nel voler smantellare definitivamente la riforma Delrio del 2014, che è in contrasto con la Costituzione: la sovranità popolare è sancita dall'articolo 1.
La legge Delrio ha cancellato il legame di fiducia tra Presidente e Consiglio, introducendo nelle province una forma di presidenzialismo puro finora mai esistito in Italia in regime democratico ma che ha analogia con due sistemi precedenti al 1946: la struttura amministrativa istituita nel ventennio fascista e quella in vigore poco dopo l'Unità d'Italia, durante i governi liberali della Destra storica, quando le province erano guidate da un prefetto che era irresponsabile verso il Consiglio.
Dopo la riforma Delrio del 2014 l'unica provincia in cui vige ancora l'elezione a suffragio universale è quella autonoma di Trento.

Oggi in commissione Affari Costituzionali del Senato ci sono ben sei disegni di legge che prevedono il ritorno all’elezione diretta dei presidenti e dei componenti dei consigli provinciali (per FdI presentato da Silvestroni, per la Lega Romeo, per FI Ronzulli, tre del Pd di Astorre, Parrini e Valente), e ne stanno arrivando altri addirittura anche da parte del Movimento 5 stelle e Italia Viva.

Proprio nei giorni scorsi il Presidente della Repubblica Mattarella e i vertici del Consiglio del Ministri hanno partecipato alla seconda edizione de "L'Italia delle Regioni", il Festival nazionale della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, ospitato dalla Regione Piemonte, ribadendo che una delle priorità di questa maggioranza di Governo è il rafforzamento delle autonomie locali; messaggio che va nella direzione di ridare alle province l'elezione a suffragio universale, le competenze e i fondi per operare, in altre parole la piena dignità istituzionale e identità territoriale.

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Questo è un articolo pubblicato il 04-10-2023 alle 12:02 sul giornale del 05 ottobre 2023 - 1572 letture


Paolo Bartolomei




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