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Porto San Giorgio: Il lavoro del mare e degli uomini in “Spine”, la mostra di Edoardo Manzoni esposta a L’Approdo fino al 31/12

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di Danilo Monterubbianesi

fermo@vivere.it


Cos’è la fatica dei marinai, dei barcaioli, dei maestri d’ascia, se non questo: una tradizione intrisa di salsedine, un sapere che si nasconde tra le pieghe del tempo e del sudore. Edoardo Manzoni nella sua “Spine”, inaugurata lo scorso sabato, raccoglie secoli di conoscenze, pratiche, gesti e li trasporta in un contesto altro, quello de L’Approdo, luogo passato dall’abbandono all’essere celebrazione, monumento di chi su quel porto ha dato la vita, per sé e per gli altri.

Cos’era e cos’è L’Approdo

È bello pensare come un vecchio deposito di arnesi da pesca, poi lasciato a sé stesso, possa essersi trasformato in un “deposito d’arte”, tanto da accogliere creativi da tutta Italia ed essere riconosciuto dal Ministero tra i Luoghi del Contemporaneo. L’Approdo, situato all’interno del Porto Turistico di Porto San Giorgio, in corrispondenza del vecchio pontile, demolito negli anni ’80, da quando è stato ristrutturato in piena pandemia è spazio espositivo, sede di laboratori creativi per i bambini delle scuole e, non da ultimo, residenza d’artista. Edoardo Manzoni è stato il quarto a vivere questa esperienza nel piccolo spazio sangiorgese, lo scorso marzo, e a respirare la stessa aria di chi ha il mare al posto del sangue.

La residenza d’artista

«Il metodo della residenza» spiega Matilde Galletti, curatrice della mostra e responsabile di Karussell, associazione che tiene sulle spalle tutto il progetto de L’Approdo, «consiste nel mettere in contatto l’artista con le diverse realtà che hanno a che fare con la tradizione marinara e dei pescatori, poi gli stessi restano liberi di andare in giro a curiosare, a ficcare il naso dove sentono più interesse. Edoardo rimase affascinato dal cantiere nautico a Marina Palmense, dove lavora l’unica famiglia di maestri d’ascia rimasta sul territorio. In cantiere ora c’è La Vittoriosa, una lancetta che racconta la pesca di quasi un secolo fa, dalla quale sono partite le sue riflessioni sulla fatica, sul lavoro e sul tempo».

“Spine” – di uomini e di mare

«Tutto quello che cercavo» dice l’artista «era nei laboratori dei maestri d’ascia, o per le strade di Porto San Giorgio». Da questi luoghi infatti hanno origine le installazioni presentate, rese testimoni di un mestiere e una tradizione che raccoglie sempre meno voci. Padrone della piccola sala, un pezzo del fasciame appartenuto a La Vittoriosa, che dal suo legno, fitto di cicatrici, racconta quasi 80 anni di storia, «la storia delle persone che la stanno restaurando» spiega Manzoni, «ma anche la storia dell’ambiente, del mare che questo legno l’ha scolpito. È una ricerca installativa che guarda però anche alla pittura: mi piacevano questa trama, questi colori che si sono sedimentati sul legno. Mi piace anche l’idea che la curvatura in alto dell’asse ricordi la curvatura della schiena, e quindi il senso della fatica di chi l’ha lavorata con pazienza, ma anche della cura e della passione che questi maestri d’ascia mettono, e senza cui la tradizione andrebbe persa». Un particolare: l’opera si trova appoggiata ad una struttura di metallo lucido realizzata dal designer Marco Ripa, «che riprende fedelmente la struttura su cui l’asse di legno è posizionata in laboratorio».

“Scheletro”, nell’esposizione, è un termine unico, condiviso tra gli arnesi del mare e gli uomini, come se fossero fatti della stessa materia; così legati nella pratica quotidiana da essere la stessa cosa. Così il fasciame de La Vittoriosa, elemento fondamentale nell’architettura della lancia, assume i contorni di una spina dorsale; il bracciolo appeso sulla parete quelli di una costola. Il punto di raccordo nella metafora si trova nell’unica installazione non proveniente dal porto: il modellino anatomico di un’ernia tra due vertebre. Un’illuminazione, l’arrivo dell’intuizione artistica e il richiamo a quel mondo, fatto di fatica e lavoro, che Manzoni ha tanto frequentato e amato, «e poi mi ricordava qualcosa di recuperato dal mare, con quest’osso che sembra un corallo, o il carapace di un crostaceo, e l’elemento della corda che richiama le reti e il lavoro dei pescatori».

«Poco più a nord de L’Approdo, lungo la strada» dice sempre l’artista «ho trovato questa colonna, che mi ha subito ricordato la “Colonna Infinita” di Brâncuși». Quella che può sembrare una distanza siderale tra un monumento ai caduti di guerra in Romania e la riproduzione metallica di una palma, di cui rimane solo il tronco, è in realtà una stretta vicinanza semantica, resa concreta nell’azione di esporre la foto del rudere. «Le due realtà hanno un significato culturale molto simile: Brâncuși realizza un momento ai caduti di guerra, e nella foto alla palma mi interessava elevare un qualcosa di non notato dalle persone – come lo è il lavoro dei maestri d’ascia, che piano piano si sta deteriorando, scomparendo, come l’oggetto – a monumento, a Porto San Giorgio, alla storia del posto, e delle persone che lo vivono».

«La pesca mi uccide proprio come mi dà da vivere». (“The Old Man and the Sea” di Ernest Hemingway, 1952)

INFO:

L'Approdo
Marina di Porto San Giorgio
Lungomare Gramsci sud, 485
Porto San Giorgio (FM)

karussell.artecontemporanea@gmail.com


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Questo è un articolo pubblicato il 03-10-2023 alle 08:57 sul giornale del 04 ottobre 2023 - 286 letture






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