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Marina Palmense: attrezzi da ginnastica buttati in un fosso e una barca abbandonata da anni

5' di lettura
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di Paolo Bartolomei
fermo@vivere.it


FERMO - Quintali di oggetti, anche nuovi, gettati nel fossi, lo scheletro di un'imbarcazione interrata di cui si conosce il proprietario (ma tutti fanno finta di niente), pneumatici incagliati negli scogli: a Marina Palmense le "sorprese" non finiscono mai. Violato ripetutamente l'art. 255 del "Codice dell'ambiente".

Non trova sosta l'attività del gruppo "Nel nostro piccolo" che va in giro a caccia di discariche abusive.

Negli ultimi giorni i volontari sono tornati a Marina Palmense dove in passato hanno già raccolto quintali di immondizia nascosti tra fossi, rovi e spiaggia, che hanno - come sempre - insacchettato e messi a disposizione della municipalizzata Asite per il regolare conferimento in discarica.

Ed ecco l'amara sorpresa: hanno trovato, gettati in un fosso, attrezzi da ginnastica e accessori normalmente utilizzati nelle attività sportive. Nelle immediate vicinanze c'è una palestra che sembra chiusa da tempo o comunque inutilizzata. È difficile, per non dire ormai impossibile, risalire con certezza a chi ha gettato questi attrezzi nel fosso; in quel posto si allenavano i ragazzi del rugby e i volontari riferiscono che tra i rifiuti c'era anche una palla da rugby, ma naturalmente ciò non significa che ci debba essere per forza un collegamento.

Nonostante ciò sarà necessario presto fare chiarezza sulle responsabilità perché a prima vista sembrano attrezzature ancora valide e sarebbe un grave spreco di denaro, pubblico o privato non importa. Trovate pure panche da sagra e una friggitrice.

A breve distanza (davanti alla strada che da S. Maria a Mare arriva a ridosso della spiaggia, all'inizio della pista ciclabile) ci sono i resti di uno o due barconi di legno che, abbandonati da diversi anni, sono ormai per buona parte sepolti tra sabbia e terra; tra l'altro le numerose parti metalliche arrugginite possono generare pericoloso percolato. I volontari più volte hanno provato a rimuoverli ma si sono frantumati e parte delle imbarcazioni sono rimaste seminterrate.
Il titolare di un noto negozio di nautica della zona sostiene di conoscere chi è il proprietario che ha abbandonato le due barche (perché - presumiamo - prima di disfarsene ne avrà proposto la vendita), la Polizia Municipale si trova pronta su un piatto d'argento l'indagine per abbandono di rifiuti, l'art. 255 del cosiddetto "Codice dell'ambiente" (D.lgs. n°152 del 2006) parla chiaro ma come sempre tutti si girano dall'altra parte. Si tratta di un'infrazione amministrativa ma quando aggravata (ad. es. rifiuti pericolosi o percolato) diventa illecito penale, cioè un reato.
In presenza di elementi chiari di indagine, di reato e di possibilità di identificare il responsabile, non si rischierà di incorrere in omissione di atti di ufficio? Ci sono gli estremi affinché proceda anche la Procura della Repubblica.

Interpellato Mauro Torresi, che abita proprio Marina Palmense, il vicesindaco di Fermo (tra l'altro anche assessore alla Polizia Municipale) ha così risposto: «Noi facciamo il possibile ma è un continuo, se un sacco lo porti via altri due arrivano. Se una barca abbandonata la porti via, altre due sono presenti la settimana dopo; è una rincorsa continua e a quanto pare arriviamo sempre secondi rispetto agli scaricatori incivili e abusivi. Gli attrezzi non so di chi siano ma certo è che in quel posto si allenavano i ragazzi del rugby».
A Torresi sfugge che - come detto sopra - la barca abbandonata è sempre la stessa da diversi anni e c'è chi conosce il proprietario che ha commesso il reato di cui all'art. 255 CdA.

«Non ce la facciamo più - dice Sonia Trocchianesi, una delle volontarie - siamo troppo pochi per le tonnellate di immondizia che troviamo in giro. Ho chiesto un aiuto al Comune di Fermo, ci servono due o meglio tre uomini qualche ora a settimana, pagati regolarmente dal Comune come operai, che vengono a darci una mano».

Alcuni giorni fa sono stati avvistati addirittura pneumatici incagliati sugli scogli davanti a San Biagio (poco più a sud dei camping, vicino al confine col Comune di Altidona), un modo molto più economico per smaltirli rispetto a quello regolare, poi il Comune oppure i volontari devono correre a recuperarli per evitare una brutta figura con i turisti.

Le sacche di polipropilene messe dalla Regione su un tratto di spiaggia di Marina Palmense a difesa della costa sono ormai sbriciolate da tempo, la plastica si è diffusa nell'ambiente e il Comune si è limitato a sotterrarle (vedi foto), proprio come si fa a casa quando si nasconde la polvere sotto al tappeto.

Va meglio la situazione sul litorale nord forse grazie al controllo ravvicinato dell'assessore all'ambiente, avvocato Alessandro Ciarrocchi, che abita lì. Nonostante ciò un paio di imperfezioni sono state trovate e già segnalate, ma invano.
Sulla fascia verde di Casabianca campeggia da un paio d'anni un troncone di una palma seccata dal punteruolo rosso, tutti gli altri tronchi di palma che si erano seccati sono stati tagliati da molto tempo. Come mai questo è stato dimenticato dagli operatori dell'Asite che pure recentemente sono andati per la cura del verde, pubblicando anche un report fotografico del lavoro svolto, ma dimenticando questo “piccolo particolare”? Forse lo si vuole lasciare a ricordo, tipo totem messicano.
Davanti all'Hotel Royal la recinzione in lamiera che delimita uno dei lotti edificabili in attesa del proprio destino, da alcuni anni è divelta e abbattuta a terra. Oltre ad essere un brutto spettacolo è anche una situazione di pericolo perché consente a chiunque, compresi i bambini, di entrare dentro dove è pieno di ferri arrugginiti, di sporcizia di vario genere accumulata da anni, erbacce e serpenti velenosi. Sebbene trattasi di proprietà privata, è il caso che il Comune solleciti il responsabile, anche se fosse il curatore fallimentare, o si sostituisca ad esso, chiedendo poi il rimborso delle spese.

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Questo è un articolo pubblicato il 12-07-2023 alle 17:10 sul giornale del 13 luglio 2023 - 1432 letture


Paolo Bartolomei




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