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L’intelligenza negli errori, la Professoressa Lucangeli conquista il Teatro dell’Aquila

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di Alessia Palloni

fermo@vivere.it


Un Teatro dell’Aquila gremito per Daniela Lucangeli, esperta di psicologia dell’apprendimento e professoressa di psicologia dello sviluppo all’Università di Padova.

Non è la prima volta della Dott.ssa Lucangeli nel fermano, nonostante ciò, è apparsa visibilmente emozionata durante l’intenso applauso dal pubblico che l’ha accolta sul palco.

Ad anticipare l’intervento della Dott.ssa Lucangeli sono le istituzioni, in primo luogo il Sindaco Calcinaro che esprime grande soddisfazione per la grande partecipazione da parte della cittadinanza, e che rappresenta un significativo segnale per la Provincia di Fermo, in seguito Michele Ortenzi Presidente della Provincia e Pisana Liberati consigliere provinciale, impegnata nell’osservatorio sul “Mal di scuola”.

Al centro della lectio della Dott.ssa Lucangeli è il rapporto che noi tutti, adulti e ragazzi abbiamo con gli errori che commettiamo.” La parola errore viene dal latino errare, ed errare è movimento. Abbiamo chiamato errore la non perfezione, ed è importante capirlo, sia per noi stessi che per il mondo della scuola” incalza Lucangeli. Si è parlato di intelligenza nell’errore e la dottoressa ha ripercorso gli studi, e le conclusioni a cui siamo giunti nel tempo: in un primo tempo, commettere degli errori era visto come sintomo di un deficit, “se non vai a misura c’è qualcosa di sbagliato, l’errore è stato preso come sintomo di un problema”, spiega Lucangeli.

Cosa accade quando si commettono errori? Nella visione della Dott.ssa Lucangeli l’intelligenza è un errare continuo che determina uno spostamento di informazioni. La Dottoressa sostiene: “Quando insegno e verifico faccio una ripetizione passiva di informazioni che meno riguardano l’intelligenza quanto più sono prive di informazioni”, infatti pone poi l’accento sull’attuale sistema educativo, che vede protagonista la memorizzazione passiva di informazioni. La memoria passiva, tuttavia, è limitata e se il sistema scolastico la riempie come fosse un contenitore, la Scuola soffre. “Ciò che serve sono lo spazio e il tempo dell’elaborazione dei concetti spiegati, manca quell’attimo di respiro per far sì che quel che sai tu diventi me”, continua Lucangeli. In questo modo non facciamo altro che inibire i naturali desideri dei ragazzi, come il desiderio di capire, di condividere, portando ad una stagnazione, da cui possono sorgere problematiche gravi, come apatia e depressione.

Noi abbiamo sostituito l’aiuto con il giudizio”, denuncia la Dott.ssa, la scuola deve tornare ad aiutare. Se le emozioni che provano maggiormente i ragazzi quando studiano sono negative, come ansia e paura, essi fuggiranno dallo studio. “Oggi l’80% dei ragazzi studia provando una costante emozione di paura, paura di non ricordare le cose, paura di non superare la verifica, e così via, sono colmi di paure, molti di loro rischiamo un cortocircuito, che spesso si traduce in perdita di energia”, conclude Lucangeli.


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Questo è un articolo pubblicato il 05-05-2023 alle 05:56 sul giornale del 06 maggio 2023 - 2886 letture


Alessia Palloni




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