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Monte Urano: Casa Sandra apre le sue porte, accoglierà donne sole e in difficoltà

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da Roberta Ripa

fermo@vivere.it


Inaugurata ieri mattina, alla presenza delle autorità, Casa Sandra, centro di accoglienza per donne sole e in situazioni di difficoltà. La struttura, che può ospitare fino a 14 donne con i loro figli, dispone anche di un centro di ascolto disponibile 24 ore su 24, per rispondere prontamente a ogni tipo di emergenza.

Accoglienza, ascolto, condivisione, supporto: sono questi i principi cardine del progetto che ha portato alla nascita di Casa Sandra. Ideato e promosso dalla BET Onlus e coordinato da Suor Rita Pimpinicchi, la presidentessa, e Suor Paola Di Fazio, con il supporto del Comune di Monte Urano, Casa Sandra è una struttura di accoglienza per adulti sita in via Monte Grappa 47/A, non lontano dal centro storico monturanese; già operativa, ieri la struttura ha ufficialmente aperto le sue porte anche alle istituzioni, con una cerimonia di inaugurazione ufficiale in presenza della sindaca Moira Canigola, dell’intera giunta con in testa l’assessore ai servizi sociali Loretta Morelli, e altri esponenti del mondo politico e religioso del fermano.

Casa Sandra nasce da un progetto nobile quanto ambizioso: voler essere una nuova casa, un luogo di accoglienza, una sorta di ‘porto sicuro’ per le donne, sole o con minori a carico, che si trovano in situazioni di difficoltà - economiche, sociali, familiari. “Qui a Casa Sandra, le nostre ospiti devono poter sperimentare ciò che le circostanze della vita non hanno permesso loro di vivere: un’atmosfera familiare, accogliente, un’atmosfera di casa”, dice entusiasta Suor Paola. E l’idea di accoglienza e positività, in questo luogo speciale, passa anche dalle pareti, dipinte con orchidee colorate da pittrici monturanesi. “L’orchidea è un fiore meraviglioso, che richiama la femminilità e la bellezza: lo abbiamo scelto come simbolo di questo luogo per ricordare ogni giorno, a queste donne, l’importanza della bellezza”, spiega Suor Rita. Ma l’orchidea era anche il fiore preferito di Sandra, la donna che ha dato il nome alla Casa. “Sandra era una volontaria della nostra Onlus che, nonostante le sofferenze per la malattia che l’ha poi condotta alla morte, non ha mai perso il sorriso né il desiderio di aiutare gli altri, insegnandoci come vivere serenamente affrontando il dolore”, spiegano le suore; “Sandra è il modello perfetto per queste donne, un esempio concreto di come si possono superare il dolore e le sofferenze: per questo abbiamo voluto intitolare a lei questo luogo”. “Dopo l’esperienza di Don Vinicio con Casa Betesda, desideravamo un luogo che potesse rispondere a esigenze più specifiche, come quelle delle donne sole, in maniera più programmata”, spiega Suor Rita, affiancata da Don Vinicio Albanesi. In particolare, l’esigenza primaria era quella di poter rispondere prontamente alle emergenze con una struttura disponibile 24 ore su 24. “Ci sono le emergenze del venerdì sera, e di quelle volevamo occuparci al pari di quelle più programmabili. Grazie a Casa Sandra, tutto questo è possibile”, continuano le suore. La struttura è infatti aperta 24 ore su 24, 7 giorni su 7, e un operatore è sempre presente, anche nelle ore notturne, affinché le donne non siano mai sole. Ma non finisce qui, perché la struttura è dotata anche di un centro di ascolto, anch’esso disponibile h 24, a cui donne in difficoltà possono rivolgersi in qualsiasi momento.

L’ingresso nella struttura avviene su segnalazione della questura o dei servizi sociali locali. Si può entrare anche in autonomia, attraverso il centro di ascolto e la successiva presa in carica dei servizi sociali. Il numero di Casa Sandra, inoltre, è sempre attivo, spiegano le educatrici, e chiamando il 3282798707 le donne che ne hanno bisogno troveranno sempre qualcuno pronto a rispondere e dare loro aiuto. Casa Sandra può ospitare fino a 14 ospiti con figli piccoli a carico per periodi da 2 a 4 mesi prorogabili, ha sei camere e spazi comuni in cui vivere le giornate al ritmo del programma quotidiano organizzato dalle 5 educatrici operative nella struttura. Presenti anche 1 cuoca (i pasti vengono consumati nella sala comune, insieme), 2 oss, 1 psicologa. “È un momento davvero emozionante, ho seguito e supportato il progetto dall’inizio e sono convinta che la comunità trarrà giovamento e si arricchirà di questa esperienza, che mi auguro diventi il punto di partenza di un interscambio di potenzialità e risorse, anche con le associazioni del territorio”, chiude la sindaca.





Questo è un articolo pubblicato il 29-01-2023 alle 12:09 sul giornale del 30 gennaio 2023 - 1608 letture






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