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Disagio giovanile. Da riscoprire è il Gusto della Vita

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di Adolfo Leoni

fermo@vivere.it


L'ultima tragedia automobilistica è quella dei cinque ragazzi morti a Roma. Causa dell'incidente sarebbe stata l'alta velocità. Il condizionale è d'obbligo sino a quando gli inquirenti non avranno accertato le vere cause. Prendendo spunto dalla terribile vicenda, qualche mattina fa, su una radio nazionale diversi ascoltatori chiedevano maggiori controlli notturni da parte delle forze dell'ordine con una vigilanza e un pattugliamento molto più accurati.

Non solo, evidenziavano anche come il servizio delle metropolitane in città termini a mezzanotte e di mezzi pubblici a quell'ora non ce ne siano. Per cui i ragazzi, usciti dalle discoteche a mattina presto, non possono che usare la propria auto.

Le richieste riguardavano anche la sicurezza dei fondi stradali, l'arretramento dei pali dell'illuminazione, quello degli alberi, eccetera.

Insomma, tutta una serie di misure atte a rendere più che sicuro il transito dei veicoli di notte.

Accorgimenti giusti e sacrosanti.

Accanto a questi accortezze tecniche, si dovrebbe però discutere anche, e intervenire, su certe situazioni del disagio giovanile come evidenziato da altri fatti. Come questi più sotto elencati.

A poche ore dal tragico incidente, le cronache hanno raccontato di un adolescente che stava per essere maciullato da un convoglio della metropolitana dopo che un gruppo di coetanei l'aveva spintonato verso le rotaie.

Tornando indietro di qualche settimana, leggiamo di risse, con tanto di appuntamenti prefissati, registrati a Torino, Roma, Rimini.

A Modena, appena qualche giorno fa, un insegnante è stato picchiato da alcuni suoi studenti per un rimprovero.

E la lista potrebbe continuare.

Non vogliamo certo equiparare il primo caso con i secondi. Se però l'alta velocità fosse accertata, dovremmo rilevare anche qui un comportamento, diciamo così: anomalo, non appropriato.

Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta, afferma chiaramente che molti giovani «agiscono alla cieca, d'istinto, senza mettere a fuoco ciò che possono provocare... Sta venendo meno il confine tra la loro vita virtuale e il loro vissuto reale». Vivono in un'altra dimensione, in un istintuale immediato, in una «iperattività» che non consente un tempo di elaborazione della propria condotta, del proprio agire.

Siamo stati tutti adolescenti. Chi di noi ragazzi non s'è preso una sbornia? Chi di noi ragazzi non ha fatto a pugni con il gruppo rivale? Chi di noi non ha imbrattato di scritte le pareti di un edificio? Chi di noi non ha guidato l'auto ad alta velocità?

Credo che un buon numero di noi adulti quelle azioni le abbia compiute. Ma con il senso del limite: sapevamo bene che la sbornia era male; sapevamo bene che la rissa poteva portare problemi seri; sapevamo bene che imbrattare le pareti di case altrui non era un comportamento adeguato e che la folle velocità poteva causare danni irreparabili a noi e agli altri.

Senso del limite, dunque. O, se vogliamo, un senso di male e un senso di bene che si combattevano. Ma erano molto chiari.

Oggi non più.

Non solo. I comportamenti da sballo, dalle droghe alle risse, dalle corse in auto alle violenze di gruppo stanno diventando strutturali, cioè comportamenti usuali, “normali”. Magari ancora confinati ai fine settimana del non lavoro e del non studio.

Molto è dettato dalla rabbia, molto dall'insoddisfazione, moltissimo dal senso del nulla che ci circonda.

Anni fa diedi vita ad una rivista dal titolo Il Gusto della Vita. Ecco, dovremmo riscoprire, tutti, un sano gusto del vivere. Dove a parlarci e con cui confrontarci sia la realtà, quella tangibile, concreta. E non quella virtuale, artificiosa, e di cui non conosciamo gli stilisti.



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Questo è un articolo pubblicato il 29-01-2023 alle 10:27 sul giornale del 30 gennaio 2023 - 142 letture


adolfo leoni




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