Sant'Elpidio a Mare: una toccante riflessione sulle donne e su vita e morte con Concita De Gregorio

4' di lettura 01/10/2022 - Emozioni al teatro Cicconi con le storie di Concita De Gregorio. In occasione del festival "Libri a 180 gradi" la giornalista presenta un'opera teatrale per riflettere su vita e morte, attraversando le storie di vita di cinque donne del Novecento.

Giulia Ciarapica, direttrice artistica del festival “Libri a 180 gradi”, accoglie la platea e nell’introduzione allo spettacolo ne approfitta per ricordare il tema di questa edizione: “Inferno – I mille volti del male”. Dopo Mario Di Vito, Fabio Bacà, Jonathan Bazzi e lo pièce di Angela De Gaetano, nella serata di venerdì è il turno di Concita De Gregorio, che dona a Sant'Elpidio a Mare il suo spettacolo "Un'ultima cosa. Cinque inventive, sette donne e un funerale", con la regia di Teresa Ludovico e la produzione di Teatri di Bari - Rodrigo srls. Ad accompagnare la voce di Concita, le musiche dal vivo di Erica Mou.

Conosciamo Concita come una grande giornalista politica, storica firma del quotidiano La Repubblica ed ex direttrice dell'Unità. Ma Concita è anche una conduttrice radiofonica e televisiva e soprattutto una scrittrice. La sua ultima opera, edita proprio l'anno scorso da Feltrinelli, si intitola "Lettera a una ragazza del futuro": si tratta di un'intensa lettera indirizzata alla Concita del passato e, allo stesso tempo, a tutte le ragazze che diventeranno donne.

Concita si dimostra eccellente non solo seduta su una scrivania a scrivere o sui divanetti della TV, ma anche in piedi, sul palcoscenico, davanti alla platea. Anche se in veste di attrice, Concita non smette di schierarsi dalla parte delle donne. Questa volta lo fa prestando la voce a cinque figure femminili del Novecento: Dora Maar (amante e musa di Picasso), la poetessa Amelia Rosselli, figlia dell’attivista antifascista Carlo Rosselli, le artiste Carol Rama e Maria Lai, e la fotografa Lisetta Carmi. Tutte donne accomunate da una vita anticonformista e dolorosa. Le scene si svolgono in una circostanza ben precisa: il momento della morte, il funerale. Queste artiste, quindi, si ritrovano a dire "un'ultima cosa" sulla loro vita, a pronunciare le loro ultime parole, quelle decisive, per riscattare finalmente la loro immagine prima di lasciare il "palco" della vita.

Tutto parte dal padre di Concita. Infatti, non appena si aprono le tende, le prime parole sono dedicate a lui e alla sua particolare richiesta di comporre insieme il suo elogio funebre. Dapprima Concita è rimasta spiazzata, ma dopo un po’ di tempo ha compreso che il desiderio di suo padre non era così astratto: solo noi possiamo parlare di noi stessi.

Lo spettacolo è fatto di voce, lingue e musica. Si parte con una ninna nanna della nonna, e cullati dalla dolce voce di Erica Mou si inizia un viaggio che parte proprio dalla prima fase della vita, l’infanzia. Notevole l’uso dello spagnolo per raccontare la vita travagliata di Dora con Picasso. Nell’opera dice del suo ruolo di musa: “Nessuna delle donne dipinte è Dora, sono tutti Picasso”. Nei successivi racconti, Erica sovrappone la sua voce a quella di Concita, quasi come un’eco, che rende perfettamente l’idea della depressione di Amelia. A un certo punto non si canta, ma si fischietta, per ricordare la libertà di Carol, raccontata da Concita con ironia e veloci elenchi di parole (perché no, anche volgari). E dalle risate si torna subito seri, si passa a un’atmosfera eterea, evocata sempre dalla voce melodiosa di Erica che accompagna tutta la riflessione sul vuoto nella vita di Maria. E per ultima, in un racconto delicato e intimo, Concita ci presenta Lisetta, che ha partecipato nello sviluppo dell’opera teatrale prima della sua scomparsa, avvenuta solo pochi mesi fa.

Il racconto di queste storie trasporta il pubblico in un momento di riflessione sulla vita e sulla morte, sui pregiudizi e sul dolore. L’interpretazione di Concita De Gregorio è forte e profonda, ogni parola è rimarcata e sentita. La combinazione col suono e con la voce incantatrice di Erica è uno strumento ben studiato per suscitare emozioni nella platea.

I momenti di cultura non sono ancora terminati. Sono previsti altri due appuntamenti del festival: quello di domani sera con Pupi Avati e la giornata conclusiva di domenica, in cui verrà annunciato il vincitore della seconda edizione del Premio “Libri a 180 gradi”. Alle ore 21.30, sempre domenica 2 ottobre, Andrea Bosca chiuderà la rassegna con il monologo “Ma il mio amore è Paco” di Beppe Fenoglio.

Per info: https://www.facebook.com/libria180gradi








Questo è un articolo pubblicato il 01-10-2022 alle 07:51 sul giornale del 02 ottobre 2022 - 294 letture

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