Nel fermano non si trova manodopera? Silenzi e De Grazia (Cgil): "La verità è che molte aziende non sono appetibili"

3' di lettura 28/09/2022 - Manca la manodopera, nel settore calzaturiero in particolare non si trovano più tagliatori e orlatrici. Le aziende si disperano ma la CGIL non ci sta a sentire le lamentele.

Quello che la CGIL sta riscontrando da diversi mesi nel settore moda e calzatura è che, avendo le aziende cominciato a riportare sul territorio alcune fasi del processo produttivo, si stanno cercando lavoratrici e lavoratori soprattutto per quanto riguarda i reparti del taglio e dell’orlatura. Su questo Luca Silenzi, segretario generale Filctem Cgil Fermo vuole fare chiarezza.

«C’è da essere onesti con la storia: questa fasi produttive sono state da 30 anni a questa parte delocalizzate dapprima nell’est Europa, poi in Oriente, fino ad arrivare ai paesi del nord Africa con il solo scopo di abbattere i costi del lavoro. Per forza di cose queste figure, oggi, sono rarissime. Se per decenni quella mansioni sono state portate altrove qui è mancata la formazione» dice Silenzi, evidenziando la prima criticità. «Manca la progettualità da parte delle imprese. Un anno fa noi lanciammo una sfida al mondo delle imprese. Loro sostenevano che non c’erano giovani occupati nel settore della moda e del calzaturiero poiché si trattava di un lavoro manuale. Noi gli ricordammo, però, che altri settori, come la meccanica (manuale anch’essa), potevano vantare un’età media molto più bassa rispetto a quella del calzaturiero». E questo, secondo Silenzi, avviene perché manca un confronto con le organizzazioni sindacali su tanti temi, come la formazione continua, la salute e la sicurezza sul lavoro (da considerare non una spesa ma un investimento)e poi la contrattazione aziendale, che nel nostro territorio non si fa quasi per nulla. «Nel settore moda e calzatura, nel fermano, contiamo solo cinque contratti aziendali integrativi. E in tre di questi casi si tratta di griffe. Quindi basta con questo tipo di polemiche, o le imprese del territorio si qualificano e iniziano a ragionare con noi sul futuro o da queste problematiche non se ne viene fuori» dichiara.

Stesso pensiero quello di Alessandro De grazia, segretario generale della CGIL Fermo, che ha aggiunto: «L’ispettorato del lavoro ci dice che nell’84% delle aziende ispezionate si sono riscontrate delle irregolarità. Questo dato la dice lunga su quella che è la situazione all’interno dei luoghi di lavoro nel nostro territorio. Noi abbiamo situazioni di contratti di lavoro a un’ora e mezza a settimana; come pure, al termine della stagione estiva, abbiamo la fila di persone che hanno lavorato nel settore del turismo con contratti part time tradottisi poi in orari di lavoro fino alle 3 del mattino, o con stipendi non pagati. Perciò è normale che non si trova manodopera o che le grandi griffe si accaparrano le migliori competenze. Il lavoratore valuta la qualità di un’azienda, se lì c’è un’agibilità sindacale, se si fa contrattazione integrativa, se si contratta sull’orario di lavoro, su salute e sicurezza e salario. Questo - rimarca De Grazia - fa la differenza tra un azienda di qualità e una che produce ma che considera tutto questo cose secondarie». La CGIL chiede l’impegno anche delle politica, oltre che delle parti sociali. «I sindaci dei Comuni possono giocare un ruolo importante rispetto allo sviluppo del territorio ma vediamo che ognuno pensa al proprio orticello o a progetti spesso scollegati da una visione complessiva di sviluppo del territorio. Bisogna ragionare su come organizzare le zone industriali, pensare a istituire le mense interaziendali e a togliere l’orario spezzato, che produrrebbe anche risparmio energetico» conclude il segretario.


di Benedetta Luciani
redazione@viverefermo.it





Questo è un articolo pubblicato il 28-09-2022 alle 15:49 sul giornale del 29 settembre 2022 - 1708 letture

In questo articolo si parla di lavoro, articolo, Benedetta Luciani

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