Confindustria, Luciani: "Sanzioni, bollette e l'inaccettabile restituzione del credito d'imposta. Ora basta, la politica ci prende in giro"

3' di lettura 10/09/2022 - Fate presto! Questo il messaggio che voglio mandare alla politica a poche settimane dal voto. Ci sono tre problemi attuali: le sanzioni, il caro energia e il credito d’imposta.

Un’azienda, che si trova a pochi metri dalla mia, è passata da 31mila euro a luglio 2021 a 135 mila euro di bolletta nello stesso mese del 2022. E le prossime saranno ancora più alte, per tutti. Molte aziende non sapranno come fare a pagare, si troveranno con i conti sballati. Gli imprenditori americani pagano l’energia un prezzo sette volte inferiore, Francia, Spagna e altri paesi europei hanno prezzi calmierati. L’Italia solo slogan “pace o climatizzatore”

Su questo noi imprenditori siamo impotenti, dobbiamo affidarci alla politica per non ritrovarci in uno scenario fatto di macerie economiche e sociali. Il problema, sia chiaro, non è solo per il piccolo Fermano. La guerra tra Russia e Ucraina ormai è evidente che non si risolve con le sanzioni. Sono state il mezzo scelto per condannare un’aggressione inaccettabile, ma ogni strategia va poi valutata nel suo esito. E questa che non sta funzionando.

Il sistema politico economico ha scelto di precipitare senza paracadute. Le sanzioni, che sono arrivate a un ottavo pacchetto di restrizioni, stanno al momento strangolando il nostro sistema economico-imprenditoriale. Ha senso? Mi stupisco anche di come il grido di dolore che ogni giorno si alza non risvegli le coscienze di chi guida l’Italia e l’Europa.

Come se non bastasse, un nuovo problema è esploso sulla scrivania degli imprenditori. Le aziende hanno ricevuto una risoluzione da parte dell’Agenzie delle Entrate, che prende atto della confusionaria normativa prodotta da Mise e Mef, che esclude il mondo del design e della moda dai settori meritevoli che investono in ricerca e sviluppo.

La motivazione addotta è che, stante all’interpretazione della norma da parte dell’Agenzia delle Entrate, “devono ritenersi escluse le attività che, pur dando luogo a un ampliamento del livello delle conoscenze o delle capacità della singola impresa, derivino essenzialmente dall’effettuazione di investimenti volti all’introduzione da parte della stessa di tecnologie e conoscenze già note e diffuse nell’ambito del settore di appartenenza. È questo il caso delle attività attinenti al design e all’ideazione estetica, il cui obiettivo sia la concezione e la realizzazione di nuove collezioni o campionari che presentino elementi di novità rispetto alle collezioni o campionari precedenti”.

La beffa finale è che questa disposizione è retroattiva, quindi ci sono decine di aziende che dovrebbero restituire il credito d’imposta relativo a investimenti, che possono raggiunge il milione di euro per le aziende calzaturiere principali, già effettuati con contributi erogati.

È inaccettabile. Ancora una volta anziché favorire chi prova a resistere sul mercato si sceglie di colpire senza logica. Tra mercati instabili, caro materie prime, bollette fuori controllo, il made in Italy di cui tutti si riempiono la bocca viene solo penalizzato. Fare impresa in Italia è diventato un calvario

Le aziende così non potranno restate aperte. Questo significherà perdita di posti di lavoro ed esplosione di una questione sociale che ricadrà su tutti. Come presidente non posso restare fermo, la questione è nazionale e ogni politico deve capire che da questo scenario apocalittico si esce solo se si lavora insieme, iniziando con una politica che ascolta le imprese, che poi significa intere famiglie. Incalzeremo e sproneremo i politici locali che entreranno in parlamento affinché lottino al nostro fianco per il territorio.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 10-09-2022 alle 20:48 sul giornale del 11 settembre 2022 - 202 letture

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