“Il Salotto della Fotografia”: Mario Dondero, ritratto di un Uomo che amava la Fotografia

4' di lettura 05/09/2022 - L’Associazione Culturale “Sempre Gaia”, in collaborazione con il Comune di Porto San Giorgio e la Fototeca Provinciale di Fermo, ha organizzato una serata dedicata ad uno dei più grandi fotoreporter contemporanei.

“Lo Scatto Umano- La Fotografia di Mario Dondero”, è stato uno degli eventi più significativi all’interno del primo Festival della Fotografia della città di Porto San Giorgio.
Durante la serata, sono intervenuti: Laura Strappa, che si occupa dell’archivio Mario Dondero, Mosè Franchi, giornalista e storico della fotografia e Pacifico D’Ercoli, Presidente della Fototeca Provinciale di Fermo, tre voci che hanno consentito al pubblico di conoscere il grande fotografo non soltanto dal punto di vista della sua professione ma, soprattutto, dal punto di vista umano.
L’Associazione Culturale Altidona Belvedere, inizia a lavorare assieme a Mario nel 2013,dando vita al suo archivio, composto da 18.000 diapositive a colori e circa 270.000 scatti in bianco e nero.
“Il nostro lavoro-spiega Pacifico D’Ercoli- ci ha permesso di prendere dimestichezza con un materiale così delicato e prezioso; siamo riusciti a creare una biblioteca intitolata a Mario, inserita già nell’elenco delle biblioteche nazionali che conta più di 2000 volumi che stiamo riordinando, è uno spazio molto importante perché mostra gli interessi che aveva Mario.
Un altro importante lavoro da noi svolto è stato quello di digitalizzare i suoi quaderni; lui viaggiava avvalendosi dell’uso dei mezzi pubblici, perché non aveva la patente e durante i suoi viaggi scriveva appunti di varia natura, elementi preziosi per comprendere la sua personalità”.
"Mario Dondero, classe 1928- interviene Laura Strappa- è stato un uomo che ha attraversato alcune delle fasi più salienti del secolo scorso, la sua indole determinata ed idealista si percepisce sin dalla sua adolescenza, quando nel Giugno del 1944, all’età di sedici anni, aveva scelto di scappare di casa per entrare a far parte della lotta partigiana perché la riteneva la scelta più giusta in quel frangente.”
Un’esperienza che avrebbe cambiato la sua vita; nei suoi scatti non lasciava nulla al caso, traendo da ogni situazione, forza ed espressività in modo naturale e spontaneo.
Aveva la grande capacità di narrare la realtà sociale in tutta la sua prorompente forza espressiva ritraendo non solo personaggi di spicco ma, soprattutto, individui comuni di ogni estrazione e rango sociale.
Riusciva a convincere le persone più schive a posare conquistandone la fiducia, attraverso il suo lavoro ed il suo stile racconta la realtà senza alcun filtro.
Mario Dondero, attraverso i suoi scatti più celebri, può essere considerato un vero e proprio poeta del reportage; ha frequentato e ritratto scrittori, artisti ed intellettuali tra i più celebri del Novecento, ma, ha immortalato anche, uomini e donne in terre di guerra, con cui ha sentito di condividere l' impegno civile e politico.
Riteneva la fotografia un mezzo, attraverso il quale, poter documentare la realtà e non il fine, come dichiarò durante un’intervista: "Deve sempre rimanere chiaro, che per me fotografare non è mai stato l’interesse principale.
Ancora oggi non mi reputo un fotografo tout court. A me le foto interessano come collante delle relazioni umane, o come testimonianza delle situazioni. Non è che a me le persone interessino per fotografarle, mi interessano perché esistono”.
Nei primi anni Cinquanta, inizia a collaborare con alcuni dei quotidiani più prestigiosi dell’epoca tra cui L’Unità, Milano Sera e L’Avanti, nel 1955 si trasferisce a Parigi, dove resterà per circa trent’anni, collaborando con Le Nouvel Observateur, Le Monde, L’Espresso, solo per citarne alcuni.
“Non ho avuto il piacere di conoscere personalmente Mario Dondero e così ho iniziato a cercare tutti coloro che l’hanno frequentato ed ancora oggi ne sentono la mancanza- spiega il giornalista Mosè Franchi- Mario non cercava immagini fatte di bellezza ma, di Verità.
La fotografia è uno stile di vita che Dondero riusciva ad incarnare perfettamente; con la fotografia si rende il tempo immortale e Mario sfruttava il suo tempo, trasformando ogni attimo ritratto, in un istante unico, impresso nelle sue immagini.
La fotografia è una pratica relazionale che presuppone l’importanza di saper coltivare i rapporti ed in questo aspetto, era un maestro, perché aveva la grande capacità di saper instaurare rapporti cordiali e sinceri con il prossimo e questa sua umanità l’ha sempre contraddistinto".








Questo è un articolo pubblicato il 05-09-2022 alle 06:25 sul giornale del 06 settembre 2022 - 465 letture

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