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Il terremoto di sei anni fa e le tante guerre nel mondo

3' di lettura
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di Lorenzo Bracalente
lorenzo.bracalente@gmail.com
 


Le calamità naturali arrivano improvvise e qualche volta annunciate anzitempo da scienziati poco ascoltati; ma le guerre, quelle, dovremmo educarci ad evitarcele

Una settimana o poco più ero ad Arquata del Tronto; sono trascorsi 6 anni da quella tremenda scossa di terremoto arrivata nella notte del 24 agosto del 2016 che portò con se morte e distruzione.

Un dramma, una catastrofe ben visibile agli occhi di chi transita in prossimità di questo piccolo borgo ai piedi dei Sibillini.

E in paesini più o meno lontani dall’epicentro allora localizzato tra Accumoli ed Arquata, le ferite di quei territori sono ben definite e percepibili tra le macerie delle case rase al suolo; detriti in gran parte ancora lì, a testimonianza di un dolore indicibile quasi a voler contare gli anni necessari per ricostruire.

Mentre camminavo guardando qua e là pensavo al disagio, alle privazione ed ai sacrifici che i poveri “cristi” di quelle zone hanno dovuto subire e dovranno sopportare per chissà quanto tempo ancora.
La solidarietà aiuta, ma il lutto per aver perso i propri cari ed i propri averi, seppure supportato da un sostegno psicologico quando questo c'è, resta comunque difficile da metabolizzare.

Difronte a tanto non ho potuto fare a meno di accostare il dramma del terremoto ai tanti focolai di guerra che nascono quasi sempre da insensate pretese di potere o di religione e non come “le improvvise maledizioni” delle calamità naturali rispetto alle quali l’uomo, se non altro, ha responsabilità molto, molto minori.

E allora ho detto tra me e me: potrà mai esistere una situazione terrena di pace perenne?

Per diversi filosofi, no; magari una condizione per evitarla potrebbe essere quella di procedere, come affermava Kant, verso la costituzione di uno Stato mondiale organizzato come una federazione di popoli diversi gli uni dagli altri dove ognuno di essi possa vivere liberamente con la fine degli egoismi nazionali. Dove l’individualismo venga soppiantato dalla solidarietà.

Purtroppo, però, così ancora non è e la perfidia e la scelleratezza di pochi sono la rovina ed il dramma di molti.

«Sono solito domandarmi, - argomentava Erasmo Da Rotterdam a proposito della guerra - cosa mai spinga gli uomini tutti a tale punto di follia da adoperarsi, con tanto zelo e con tanti sforzi, alla reciproca rovina generale della guerra. . . Neppure tutte le bestie combattono tanto, ma solo le belve, le bestie cattive. E neppure queste combattono fra loro, ma solo se sono di specie diverse. Combattono con mezzi naturali. Non come noi con macchine escogitate da un'arte diabolica.»

A me piace piace sognare ed immaginare che “Un giorno anche la guerra s'inchinerà al suono di una chitarra.” (Jim Morrison) e che ogni donna di qualsiasi parte del mondo partorirà non uno ma milioni di uomini come Mahatma Gandhi che definì “la non violenza” come l’arma più potente mai inventata dall’uomo che però quasi sempre viene ahimè ignorata.



Questo è un articolo pubblicato il 02-09-2022 alle 11:41 sul giornale del 03 settembre 2022 - 506 letture






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